L’artigianato e la metallurgia… anche a Taviano

di Serena Palma

La storia vuole che sia avvenuta circa 7000 anni fa la scoperta dei metalli, allorquando gli uomini, che vivevano ancora allo stato selvaggio e primitivo, iniziarono a costruire i primi oggetti ed utensili in metallo (rame, stagno e bronzo), di cui restano rilevanti tracce in numerosi siti archeologici, in particolare del Medio Oriente.

A bene intendere, dunque, gli storici individuano, dopo lunghi secoli dell’Età della pietra, un periodo molto più breve che fa da ‘cerniera’ tra la Preistoria e la Storia: l’Età dei metalli, epoca in cui l’uomo impara ad estrarli, nonché a plasmarli e a lavorarli. Di una tradizione così antica e progressiva nel tempo, se ne occupa una branca della Storia delle arti minori, cioè la metallurgia, decisiva nel mettere in luce l’evoluzione della produzione artigianale dei primi maestri di bottega e fabbri, che attraverso le loro opere hanno anche segnato il lusso e la ricchezza di importanti famiglie nobili e regali.

L’artigianato, quindi, da sempre ha rappresentato la cultura materiale di civiltà e popolazioni che hanno lasciato traccia del loro patrimonio artistico attraverso, appunto, la produzione e la fabbricazione di manufatti decorativamente estrosi.

Anche Taviano, piccolo centro salentino, narra una sua storia artistica legata all’artigianato locale della lavorazione del ferro battuto, grazie al quale si è vista la nascita di suppellettili, oggetti decorativi ed importanti architetture d’arredo. A Taviano, pertanto, nacque nel lontano 1858 nell’attuale stradina di via Nizza (dintorni Piazza del Popolo), una piccola bottega, tutta dedita alla lavorazione del ferro, di proprietà di ‘Mesciu Lindu (Olindo Giannì), promotore di questa straordinaria arte decorativa persistente ancora oggi dopo ben quattro generazioni, e pertanto una ‘puteca’ sempre viva e attiva attraverso il certosino lavoro artigianale dei fabbri Cosimo Giannì, Massimo Giannì e il più giovane Marco Giannì.

Un tempo una siffatta bottega era il luogo presso cui avveniva l’apprendistato di giovanotti, dediti ad apprendere i vecchi mestieri; oggi, invece è anche un’attività fonte di primaria occupazione lavorativa e creativa, ben lontana dalla realizzazione meccanicistica di oggetti d’arredo, e per questo di maggiore e straordinaria preziosità. Dalla creazione di semplici suppellettili ad opere d’arte metallurgiche più complesse; questo il vero lavoro della bottega dell’allora Mesci Lindu. Manufatti affusolati, spiraliformi che narrano un linguaggio decorativo stravagante e brioso, suppellettili d’arredo d’interni e d’esterni creati con la lavorazione del ferro battuto rovente e che dà vita a forme voluttuose bizzarre e di stile liberty. Insomma manufatti che sono delle vere opere d’arte: intagliati, incisi, di chiara geometria e di rarefatta bellezza. Questi raccontano della fatica compiuta con le mani di uomini lavoratori e conservatori delle vecchie tradizioni, nonché di artisti che hanno creduto nell’ importanza e meraviglia del bello e del buon gusto.

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