L’arte che sorprende: colore e meraviglia nelle opere di Miriam Rizzo

di Serena Palma

L’arte non sempre la si può spiegare, talvolta nemmeno comprendere, altre volte ancora, invece, deve solo saper meravigliare. Non è un caso, infatti, la massima pronunciata dal poeta barocco Giambattista Marino, quando nella sua opera scrisse: “È del poeta il fin la meraviglia, chi non sa stupir vada alla striglia”.

Ebbene, dunque, tanto la poesia quanto l’arte, forme di massima espressione dell’intimità dell’anima, devono suscitare emozione e commozione, sia che il destinatario fosse un semplice ascoltatore, sia che fosse un ingenuo osservatore.

Non è, dunque, una casualità parlare in quest’articolo di una giovane artista tavianese, Miriam Rizzo, pittrice e grafica salentina, nonché titolare dello studio grafico ‘Stilema’ (Taviano), già avvezza ad esposizioni d’arte collettive e personali in importanti Gallerie e Musei d’Italia (Roma –vernissage Romart 2015-,  Matera – contest art “Veritas femminae”-,  Amalfi, Museo della Bussola e del Ducato Marinaro – concept art “Veritas femminae”-,  contest artistico “Slow Food”, collezione che partecipa ad eventi enogastronomici,  S.Maria di Leuca, ‘Villa La Meridiana’-vernissage “Contingenze”).

 La pittrice, formatasi in ambito accademico ha saputo catturare, già tempo addietro, la mia emozione e meraviglia attraverso le sue avvolgenti opere, cariche di vibranti pennellate di colore, gettate sulle tele con l’impeto e il carisma che convengono ad un artista che ama la sua ‘arte’.

Miriam, con i suoi lavori iconografici, narra di un mondo figurato, fatto di immagini fragili e sensibili, che diventano amorevoli soggetti delle sue opere, come fossero i protagonisti di un cartone animato; soggetti, quindi, (fauna, flora marina e terrestre, paesaggi tra il verosimile e l’astratto), che come in un film si svelano allo spettatore poco alla volta, come a voler ridipingere alcune pagine delle fiabe più belle.

 Un mondo, quindi, quello dell’artista dove realtà e fantasia si incontrano, dove verosimile ed astratto si mescolano, dove, dietro ad ogni colpo di colore, -vivace, intenso, pastoso e vellutato-, si celano i più intimi segreti della sua vita.

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“Raganella” di Miriam Rizzo

Il curriculum artistico di Miriam, infatti, ricco di attenzioni da parte di un pubblico nazionale e internazionale, nonché di critiche e premiazioni conferite da importanti nomi della critica d’arte, è un continuo crescere e fiorire, come lo dimostra, peraltro, la selezione alla prossima partecipazione del ‘Premio Sandro Botticelli’, con giuria presenziata da V. Sgarbi (novembre 2016, Arte Firenze). È evidente, dunque, che lo stile e la performance pittorica dell’artista è sempre in salita, come a percorrere una scala in cui l’ultimo gradino ritorna ad essere nuovamente il primo, e da lì ricomincia un altro mondo tutto da svelare. Ed allora è impossibile non osservare da vicino il linguaggio figurativo di Miriam, che nell’opera “Raganella”, (tecnica mista su mdf, 90x90cm) esibita in occasione del contest d’arte contemporanea, “Veritas femminae” (21-30 marzo 2016) nei ‘sassi’ di Matera, racconta attraverso le nuance del giallo e del verde prato, di dolcezza femminile, spontaneità e bellezza della natura, fonte prima di tutte le vite.

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Attesa di Miriam Rizzo

Un linguaggio pittorico ancora più intimo, più personale e più profondo è quello narrato, invece, nella tela dal titolo “Attesa” (tecnica mista su mdf, 107×215 cm), opera selezionata per la collettiva d’arte figurative presso il Museo dell’Arsenale, in cui un delizioso e sensuale profilo di dolce grembo materno dalle tonalità azzurro cielo e verde mare è risultato essere il fiore all’occhiello del vernissage artistico amalfitano

L’artista, dunque, ci restituisce opere ‘parlanti’ nel loro eterno silenzio, dove disegno e colore si coniugano tra loro, si armonizzano con lo spazio circostante, creando un bellissimo contrasto materico, che dà vita ad una sinfonia di sfumature cromatiche.

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