‘L’ApicUltore’, un racconto di Elena Galifi

‘L’ApicUltore’, un racconto di Elena Galifi

‘L’ApicUltore’, un racconto di Elena Galifi

“L’ApicUltore” è il racconto di Elena Galifi giunto tra i finalisti del prestigioso concorso letterario “500 Parole”, che ha visto il suo momento finale giorni or sono in quel di Roma, tramite un seguitissimo incontro pubblicato su numerosi canali social.La GALIFI, che è scrittrice e giornalista -dirige il noto giornale online “IL PUNTONEWS”-, ci parla di API, di NONNI e di UMANITÀ, che devono ritornare ad affascinarci ancora.

Le api sono sparite.Quando ero bambina, di api, ne vedevo tante. Anche in città. Io, le mie sorelle e le mie amiche, strillando scappavamo da loro. Bambine impaurite per nulla. I maschietti, nel loro ruolo di guerrieri più alla conquista della nostra ammirazione che impegnati allo sterminio degli insetti, inseguivano le api per scacciarle e, alle brutte, ucciderle tornando con il trofeo. Io, il più delle volte, nella fuga mi rifugiavo nelle braccia di mio nonno. Lui sì che le api le conosceva. Le raccontava e io, incantata, lo ascoltavo per ore.

Oggi, dopo 50 anni, le api sono rare. Anche l’essere umano scarseggia di fronte al “progresso”. L’economia e la politica sembrano aver fallito gli obiettivi e, nell’era contemporanea, in una società della comunicazione dove siamo sempre e tutti connessi, mancano parole e argomenti.

Mentre penso a questo panorama devastante, mi addormento stanca.

Appare un uomo in una giacchetta gialla e nera. Compare in sogno a professare l’ApicUltura, una nuova fede filosofica. Un messia dal volto di mio nonno Antonio, apicOltore. Nonno che fai qui?

“Lalla mia, lo sai? Allevare api è stata l’essenza della mia vita. Un mestiere antico che ho fatto mio. Un’attività innocua che potrebbe sembrare più pericolosa che affascinante …proprio come leggere un libro.

Ma le api, proprio come i libri, sono da sempre e per sempre un fermento di vivacità e cultura. Sono risorse fondamentale per l’intero ecosistema e per la sopravvivenza stessa dell’essere umano.Lalla cara, vorrei ancora tenerti sulle ginocchia e raccontarti storie di api che, come libri, impollinano quei fiori che diverranno frutti pregiati come ciliegie, mele, pere, albicocche, susine …idee!

Negli ultimi decenni le api sono sparite. Mentre la cultura è stata offuscata da superficialità e pressappochismo, irrorata di sostanza dissolvente dannosa proprio come insetticidi nocivi e prodotti inquinanti vaporizzati nella natura, a decimare e quasi estinguere, colonie di insetti e di esseri umani.

Bisogna tornare a sciami di api come di stormi umanità. Tornare a produrre, raccogliere e distribuire il miele, nettare nobile delle api, come anche la conoscenza tra le persone. Diffondere dolcezza nel gusto e nelle idee.

Bisogna sviluppare un “servizio di impollinazione” guidato da api regine.

E tu lo sei. Sì, sei un’ape regina. E io ti appaio mentre sei assopita, perché questo sogno non rimanga tale.

Quindi …nipote mia adorata, rivolgi il tuo sguardo di donna alla natura e alimenta il futuro con la forza e il fascino della guerriera che sei. Guida il tuo esercito in una pacifica battaglia per un domani dove le armi sono libri che, se aperti, possono far tornare a volare tra i campi coltivati e tra prati fioriti”.

Mi desto al dolce suono di piccole ali.

È entrata un’ape nella mia stanza. Sorrido e penso… ciao nonno! Grazie!

Elena Galifi

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Redazione

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