I lampioni: tra festa, riti e tradizioni

di Eleonora Tommasi

Animali giganti, campanili brillanti, navi maestose e stelle dai molteplici colori… sembra un mondo di fiaba narrata e invece è la fantasia che prende forma nei variopinti lampioni che illuminano le strade di Calimera nei giorni del 19-20-21 giugno. A partire dall’elegante piazza, le strade del piccolo paese sono illuminate dai variegati colori dei lampioni, composizioni realizzate nelle più svariate forme con strutture di canna ricoperte da carta velina. Come ci racconta Vito Bergamo, responsabile insieme a Silvano Palamà della Casa-museo della Civiltà Contadina e Cultura Grika, attorno alla magia della festa dei lampioni si racchiude la tradizione dei giorni della luce, della festa di Sant’Antonio, della festa di San Luigi, del Solstizio d’Estate e San Giovanni…

Non supportata da documentazioni cartacee ma tramandata da racconti orali, la festa, rito pagano per il cambio stagione poi assorbito dal Cristianesimo, trae le sue radici probabilmente nell’antica Cappadocia. Lo studioso Rocco aprile, infatti, in visita con la sua famiglia proprio in Cappadocia, ammirò in antiche grotte delle vecchie incisioni che raffiguravano dei rudimentali lampioni…

Vito ci racconta che tra proprio tra la metà di giugno e il 23-24 dello stesso mese, gli antichi rispettavano il rito di onorare il Sole, nei cosiddetti “giorni della luce”, lanciando librare in cielo dei piccoli lampioni, rivestiti da pelle di agnello, con una fiammella, come fosse in essi racchiusa l’anima dei propri cari. A precedere questa festa, vi era il rito della purificazione, un salto attraverso il fuoco purificatore, mentre il tutto si concludeva con la fine dei giorni della luce, con l’arrivo dei primi temporali.

Si tramanda che questa festa era già in uso nei primi del 1800. Inizialmente realizzati dai bambini, col solo supporto degli adulti nella realizzazione della struttura in canna, i lampioni diventavano una gara tra contrade: ogni strada del paese realizzava segretamente i suoi lampioni da esporre poi il giorno della festa. In una tradizione andata avanti fino agli anni ‘70, era compito dei bambini procurare canne di palude, farina e acqua da utilizzare come colla, raccogliere pochi spiccioli con collette nel vicinato per l’acquisto di carta velina con cui rivestire le piccole grandi impalcature. Il giorno della festa venivano poi sospese su fili di ferro e illuminate all’interno, inizialmente, da candele: queste erano facilmente buttate dal vento…e così spesso i lampioni prendevano fuoco. Era usanza che quelli rimasti intatti venissero riutilizzati per la festa di San Luigi.

Il rito della purificazione era realizzato con le focareddhe di Sant’Antonio, dovei devoti facevano bruciare il vestito, simile alla tunica del Santo, indossato per un intero anno per grazia ricevuta o richiesta. Per descrivere la fine dei giorni della luce Vito ci narra la simpatica filastrocca dialettale:

<<Azzate San Giovanni e nu’ dormire ca sta viciu tre nuvole rrivare: una de acqua, una de jentu e una de male tiempu>>

Oggi nell’area ellefona della Grecìa Salentina la festa si è estesa: il Circolo Culturale Ghetonìa si occupa della realizzazione dei lampioni della via Costantini, dove, senza rumori, la strada diventa magia di colori, mondo di fiaba. Accanto, la Pro Loco, con l’organizzazione anche di specifici laboratori, si occupa dell’allestimento della piazza con note musicali locali e cibo caratteristico gustoso.

Vi aspettiamo a Calimera il 19-20-21 giugno per vivere in un mondo tra devozione, magia, e tradizione…

Le foto sono tratte dagli archivi Ghetonia, Antonio Tomasi, Brizino Tomasi e Maria Concepita Pecoraro.
Di grande valore culturale e artistico, il Circolo Culturale Ghetonìa, associato arci, è da decenni profondamente impegnato nella produzione, divulgazione e preservazione degli aspetti storico-sociali delle tradizioni popolari, sotto il profilo linguistico e musicale, nella pubblicazione di brillanti testi e famosissimi cd, e nel piano archeologico-storico nella salvaguardia di un patrimonio oggettistico e di ogni elemento di cultura grika. L’Associazione ha potuto contare nel preziosissimo e costante contributo dei responsabili Silvano Palamà e Vito Bergamo, che da sempre si sono prodigati gratuitamente per la salvaguardia di un patrimonio storico culturale di inestimabile valore e che, ad oggi, rappresenta un vanto per l’intero paese e area regionale.
Antonio Tommasi, storico fotografo di Calimera, pirografo e poeta, annovera tra i suoi scatti la figura di Pier Paolo Pasolini in uno dei suoi ultimi incontri pubblici. Scrittore del testo di poesie grike “Jeno ma diu glosse”, ha da sempre lottato per la salvaguardia del patrimonio linguistico e culturale locale. Profondamente legato alla sua terra, ha saputo documentare, in tratti poetici e artistici, la sua gente, il paesaggio e la sua storia.
Brizino Tommasi, calimerese, dipendente delle Poste in pensione, ha da sempre nutrito una grande passione per le fotografie antiche, per le tradizioni, per le vecchie usanze, riti, credenze, manifestazioni del paese natio.
Maria Concepita Pecoraro, infermiera in pensione, da sempre appassionata di fotografie (tanto da sposare un fotografo) ha premura da anni di raccogliere in un ampio archivio foto antiche. Le immagini preservano al tempo le tradizioni popolari, i vecchi ritratti di famiglia, abiti, antichi giochi, matrimoni, usanze e antichi mestieri.
Avatar

Redazione

leave a comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Create Account



Log In Your Account