La Valle di Taviano negli scritti di Cosimo De Giorgi

Di Vittorio Zacchino

zacchinoDal lontano 1888 un piccolo territorio sito tra Gallipoli e Ugento, comprensivo di cinque deliziosi paesetti, è stato nobilmente battezzato da un grande geografo nostro, formatosi all’Università di Pisa, col bel nome di << Valle di Taviano>>. L’autore del misfatto risponde a Cosimo De Giorgi (Lizzanello, 1842- 1922) corografo e periegeta salentino che proprio in quegli anni andava pubblicando gli agili Bozzetti di viaggio de <<La Provincia di Lecce>>, ripresi e descritti in diretta, mentre l’oggetto del suo interesse riguarda i comunelli incolpevoli di Alliste, con la frazione di Felline, Melissano, Racale, e Taviano. Erano anche gli anni della pretenziosa e greve Corografia che Giacomo Arditi (Presicce 1815- 1891) dedicava alla nostra provincia  con un occhio all’antica Ripigia del Galateo, ma con una chiave di lettura di burocrate municipale e con esiti tipici di un arido bollettino o  vademecum ricco di dati disanimati sui paesi di tutte le tre province di Lecce, Brindisi, Taranto: in ogni caso due popolarissimi  tributi d’affetto alla madre Italia  appena nata, da questa humilis Italia dell’Enea virgiliano, ossia della nostra penisola salentina, ambiziosa di partecipare con la propria civiltà, storia, cultura, patrimonio di tradizioni, alla storia nazionale della Nuova Italia, facendo  confluire  l’apporto  degli elementi identitativi e della proprie radici  nel gran concerto delle culture  regionali e locali, a partire dal  1860.

Giusto nel 1888 il nostro maggior scienziato si recò ad ammirare la prima volta, da ben 104 metri d’altitudine s.l.m.<< la splendida e fertile vallata (che) si presenta al nostro sguardo dall’alto della Serra degli Specchi, ad oriente di Racale, nel circondario di Gallipoli>>.Un colpo d’occhio bellissimo.

Così De Giorgi, mettendo a fuoco le coordinate geografiche e ambientali di quel paesaggio, fotografò, sparsi nella leggera ondulazione della sottostante pianura, i cinque deliziosi paesini accoccolati come bianchi armenti dopo il pascolo: Alliste, Felline, Melissano, Racale, Taviano.

E coniò per essi, avvolgendoli in unico caldo abbraccio, l’espressione << Valle di Taviano>> tutt’altro che vuota, fantasiosa, e usata in malafede, dal momento che essa riesce ancor oggi a risvegliare appannate nostalgie, e magari a provocare qualche mal di pancia di carattere rivendicazionista.

<< Tutt’intorno in collina – osservava De Giorgi –  sorgono i paesi di Alezio, di Tuglie, di Parabita, di Casarano, di Ugento; mentre nella pianura ondulata si trovano quelli di Taviano, di Racale, di Alliste, di Melissano e di Felline>>.

È un assaggio del suo primo ariosissimo bozzetto dei tre che il nostro pose sotto il titolo complessivo di VALLE DI TAVIANO, ma che sottotitolò rispettivamente il primo Da Alezio a Tuglie (pp.233-236), il secondo Da Matino ad Alliste (pp.245-251), il terzo dedicato interamente a Taviano (pp. 252-259).

paesaggio-rurale-1Proseguendo l’analisi con la ben nota delicatezza letteraria e pittorica, descriveva e contestualizzava, con sapienza corografica e divulgazione didascalica, i segni dell’ambiente, il lavoro paziente di trasformazione del contadino, l’armoniosa e ridente amenità dei paesaggi attestati intorno a Taviano, le varietà colturali predominanti, vite e ulivo, e il prevalere della prima, nel segno di << Bacco(che) tende a detronizzare Minerva in questo angolo della penisola salentina>>.

Così da par suo lo scienziato di Lizzanello coglieva le tendenze dell’economia produttiva di quella distesa valliva, il suo promettente futuro vinicolo, legato alle industrie enologiche, e al vicino porto di Gallipoli, alla molto trafficata rete viaria, in particolare, l’antichissima via consolare romana Augusta Salentina che da Ugento puntava verso Alezio, Nardò, Taranto, per potersi innestare nella più celebre Via Appia.

Chiesa di Santa Maria dell'alto a Felline
Chiesa di Santa Maria dell’alto a Felline

Con dedizione eleganza e pietas, ancor oggi insuperate, realizzando quella che il contemporaneo Atto Vannucci dirà <<pia opera utile ai vivi e a quei che verranno>>.  Attentissimo ai reperti archeologici e alle emergenze monumentali di cui il territorio era costellato, dai ruderi della abbazia tavianese del Civo alla fellinese S. Maria dell’Alto, dalla chiesa medioevale di San Pietro dei Samari prossima a Gallipoli, agli avanzi delle necropoli messapiche di Alezio e di Parabita(Bavota).

Con tale opera il nostro ha regalato ai posteri – come scrisse Francesco Gabrieli – <<la più compiuta descrizione archeologico-artistica della nostra terra paterna (…) e con quei bozzetti (…) si ingegnò di trasfondere in altri la carità del natio loco, la passione per la sua storia, l’interesse e la pietà per i suoi monumenti>>.

Giusto nelle pagine introduttive del bozzetto Da Alezio a Tuglie (pp.233-236) che verranno in questa sede riproposte, De Giorgi spostò il proprio sguardo lungo ancora più in là, cogliendo e mettendo a fuoco la stagnazione delle acque che da Alezio e Taviano scorrevano verso il Ionio, impaludandosi tra le dune, e dando luogo a vore e crepacci, e purtroppo alle malsane paludi dei Foggi, causa di snervanti febbri malariche tanto temute dai contadini dell’intera valle.

Chiesa di Santa Maria del Paradiso a Racale
Chiesa di Santa Maria del Paradiso a Racale

Ancora agli inizi del ‘900 Luigi Corvaglia racconterà la situazione delle fatiscenti paludi e le sofferenze provocate dalla malaria ai contadini, nel romanzo Finibusterre:<<Coll’inoltrarsi della primavera l’allagamento del litorale smancava. La terra, riemergendo in semicerchio, estendeva la linea delle dune. Il mare delle zone più avanzate, isolato dalla sua gran fonte, fuori dal respiro delle maree, s’acquietava a poco a poco nell’inerzia. L’azzurro sbiadiva in giallastro. Qualche pesciolino ritardatario, prigioniero della belletta, guizzava come folle per giorni, sino a impaniarsi nel vischio e morirvi in lenta agonia. (…..) La caldura, più afosa degli anni precedenti, prometteva un risveglio più grave della malaria. Maria portava ogni giorno un infuso di china>>.

Insomma non gli sfuggì nulla di quella ridente piana o, per restare alle sue parole, Valle di Taviano, espressione che continua ad avere buon viatico e fortuna.

A dispetto delle paludi – ha scritto Antonio Costantini – quello della << Valle di Taviano è un sito privilegiato, e il ruolo del tratto della Via Sallentina, compreso tra Alezio e Ugento, di continua frequentazione, è stato determinante, sul rapporto uomo-ambiente(che) affonda le sue radici in epoche remote, influendo anche sul disegno del paesaggio rurale>>.

L’area è contrassegnata da elementi paesaggistici e antropologici caratterizzanti, che la rendono un paesaggio tra i più belli del Salento. Una vallata felice, vasta una quarantina di chilometri quadrati di superficie, con numerose strade, e, in primo luogo la via consolare Sallentina-Traiana che la serve da sempre, una via decisiva ai fini dell’umanizzazione del territorio, e perfino dell’orientamento della geometria dei campi, tanto da poter dire che nella valle di Taviano il rapporto uomo-ambiente affonda le sue radici nell’alba dei tempi. Ma, attenzione, Cesare Augusto Ottaviano  ha molto poco a che fare con questa terra, e se anche ebbe l’occasione di un approdo  furtivo in qualche meschina rada dell’Adriatico o del Jonio, nel corso del suo viaggio <<fatale>> di ritorno dall’Ellade verso la Roma,  sconvolta dall’assassinio di Cesare, che lo aveva chiamato a succedergli, non ebbe certo il tempo di distrarsi per fondare un’urbecula, troppo necessaria ed urgente essendo la sua presenza nell’Urbe, dilaniata da congiure e lotte di  potere, e bisognosa di pacificazione. Molto più verosimilmente l’etimo che dà il nome a Taviano – sull’autorità di Gerhard Rohlfs – potrebbe essere riferito ad un centurione di nome Octavius, oppure ad una mansio (stazione di posta) della via consolare posta a otto miglia da città più importante, si sia trattato di Aletium oppure di Ozentum.

Palazzo Marchesale De Franchis a Taviano
Palazzo Marchesale De Franchis a Taviano

Come che sia, i nostri cinque paesi dovettero organizzare i loro primi aggregati umani, fin dall’epoca della conquista romana, in funzione di quell’antico asse viario, ubicazione peraltro vitale alla loro sussistenza e ai loro scambi. Lo dimostrano anche i siti archeologici e le tombe romane ritrovate un po’ in tutta la valle. E magari certe iscrizioni in attesa   di essere decifrate.

Sicuramente la Via Traiana Sallentina contribuì al decollo di un’area che se nel basso Medioevo era stata inospitale e malarica, successivamente era diventata prospera di olivi ed era stata chiamata a supportare l’importante vocazione olearia della vallata assolvendo fino a metà dell’800 alla sua preziosa funzione millenaria di via dell’olio che dai cinque paesini della piana veniva trasferito nelle poste olearie di Gallipoli, per essere quindi trasportato via mare in tutta Europa. Era quindi la via nevralgica dei “viaticari” cui necessariamente si vanno ad associare i tanti frantoi ipogei che crivellano tutta la vallata e tutta la provincia di Lecce.

Castello Baronale ad Alliste
Castello Baronale ad Alliste

Costruito con i segni della storia, che si sono sovrapposti, il paesaggio  della <<Valle di Taviano>>  si è successivamente evoluto, diventando  tipico “paesaggio culturale”, abitato dall’ulivo e dalla vite, dagli ortaggi e dagli agrumeti che via via andavano  sostituendosi alla macchia, al seminativo, ai pascoli delle molte masserie, alla palude che in passato era stata più volte bonificata dal notabile gallipolino Luigi Bonaventura  Balsamo e dal negoziante francese Antonio Auverny ; un paesaggio a suo tempo ammirato e fotografato dal De Giorgi, una specie di anfiteatro verdeggiante, creato dalle chiome argentee degli ulivi, il rosso ocra della terra, il verde della vite e il fitto mosaico dei giardini, che si sposano alle tinte glauche del  Ionio.

Un paesaggio accogliente ed ospitale, dove si villeggia fin dal ‘700, e dove è sempre stato forte il piacere del vivere in campagna; perciò un paesaggio connotato da campi geometricamente disegnati, coltivati a ortaggi, agrumi, frutti, che godono tuttora della mitezza climatica del mare.

Risanate le paludi e debellata la malaria, la “Valle di Taviano” raccontata dal De Giorgi, si è travasata nelle note memorie letterarie di Corvaglia, Abatelillo, Lupo, e più di recente di Paolo D’Ambrosio.  Oggi il suo paesaggio è rigogliosissimo, perché è stato trasformato in breve, massimamente lungo la costa, in fiorenti attività agricole e floricole, in colture sotto serra, che lo hanno reso territorio di grandi richiamo e vocazione turistica, con un ottimale rapporto città- campagna-mare, capace di attrarre residenti e forestieri, in un habitat rurale ideale, con significative testimonianze di masserie-casini, e masserie-ville.

Da qualche tempo la “Valle di Taviano” va saggiamente progettando una propria rivitalizzazione politica, economica, turistica, costruendo democraticamente l’Unione dei centri che la compongono, allo scopo di poter contare di più, che potremmo tranquillamente battezzare, AL.FE.ME.RA. TA (sintesi in ordine alfabetico delle sillabe, iniziali di AL(LISTE)FE(LLINE) ME(LISSANO) RA(CALE) TA(VIANO) che spazza via ogni tentazione leaderistica. La recente candidatura a sindaco di Racale del parlamentare tavianese Lorenzo Ria, in nome della costituzione di un consorzio fra i cinque suddetti comuni della valle dimostra la serietà e la qualità di un progetto che ha le carte in regola e le buone premesse per far crescere e progredire l’intera Valle, al di là di ogni fazione e spirito di parte.

I caratteri e le affinità ambientali, paesaggistiche, economiche, e turistiche, a suo tempo rilevate e segnalate dal grande scienziato di Lizzanello, hanno ancor oggi realismo e potenzialità, se si ispirano al classico motto di Sallustio Concordia parvae res crescunt, discordia maximae dilabuntur = l’unità di intenti fa progredire le piccole cose, la frammentazione disgrega le cose più grandi.

Con tali convinzioni è parso utile offrire la rivisitazione dello stimolante scritto del De Giorgi che, al dire del perspicace Michele Mainardi, che lo ha riproposto nel 1998, <<ha una valenza pedagogica per l’oggi in quanto lo scienziato ci insegna a saper decodificare i segni dell’ambiente e a porli nel loro contesto storico, in modo da farci <<capire che solo dall’osservazione sostenuta dallo studio si possono trarre giovamenti non solo culturali>>.

Ma senza perdere di vista che << La Valle di Taviano, al presente ricca di attività produttive, la si analizza meglio se ci abbeveriamo alle fonti della corografia sapiente>>.

Un brindisi augurale alla nascita del Consorzio AL.FE.ME.RA.TA.

 

 

COSIMO DE GIORGI, LA VALLE   DI TAVIANO.

<< Un bel panorama di questa splendida e fertile vallata si presenta al nostro sguardo dall’alto della Serra degli Specchi, ad oriente di Racale, nel circondario di Gallipoli. Sul vertice di essa si trova una Specchia, e su questa un segnale di triangolazione degli uffici topografi, a 104 metri sul livello del mare. Il colpo d’occhio è veramente bellissimo! Osservateb>>.

<< La valle di Taviano è tutta contornata di basse colline situate a mo’ di staffa di cavallo, e si apre soltanto al N.O. verso l’ampia curva del seno jonico, tra Gallipoli e la Punta del Pizzo. Nel lato settentrionale queste colline prendono il nome di Sierro di Gallipoli, Serra di S. Eleuterio, di S. Palmeta o di Matino, di Casarano, della Campana, di S. Costantina, di Manfio o del Crocefisso e di Monte rotondo. A scirocco si trovano le Serre di Taurisano e di Ugento; e ripiegando, lungo il Jonio, verso ponente, quelle di Calaturi, della Madonna dell’alto, il Monte degli Specchi e la Serra di Castelforte o di Taviano, che va a perdersi nella pianura della costa jonica sul promontorio del Pizzo. Verso il N.O. sorgono le basse colline di Alezio, che formano un altro promontorio più lungo, che s’interna nel mare Jonio, all’estremo del quale biancheggia l’isoletta di Gallipoli; e più in là, verso occidente, come lembi staccati di continente, sorgono dal mare, nella stessa direzione, le due isole del Campo e di S. Andrea>>.

Questa vallata di quaranta chilometri quadrati di superficie merita di essere visitata non soltanto per la fertilità delle sue terre, per i prodotti agrarii e per la sua vita industriale, ma anche per i suoi monumenti, dei quali oggi restano le ultime vestigia.

Tutt’intorno in collina sorgono i paesi di Alezio, di Tuglie, di Parabita, di Casarano, di Ugento; mentre nella pianura ondulata si trovano quelli di Taviano, di Racale, di Alliste, di Melissano e di Felline>>.

<<Le culture agrarie predominanti sono qui l’ulivo e la vite: queste si contendono il primato fra loro e sulle altre coltivazioni. In Allezio e in Taviano si coltiva anche l’arancio in larga estensione e vi prospera egregiamente favorito dalla calda ed umide brezze del Jonio. Bacco tende a detronizzare Minerva in questo angolo della penisola salentina, ch’è divenuto uno dei centri più viticoli della Terra d’Otranto e produce dei vini squisiti, ricchi di alcool e di materia colorante, e quindi ricercatissimi nel gran commercio dei vini da taglio.

 L’industria segue di pari passo il progresso dell’agricoltura. Agli antichi sistemi di pigiatura e fermentazione delle uve si vanno oggi sostituendo i nuovi metodi più razionali di vinificazione in Casarano, in Ugento, in Tuglie, in Parabita, in Taviano>>.

 << Gli antichi trappeti a grotta, privi di aria e di luce, e pieni di profumi ammoniacali, oggi cedono il posto ai nuovi frantoj costruiti a livello del suolo, ben aerati, illuminati e puliti. I torchi in legno sono sostituiti da quelli in ferro, in Ugento, in Casarano, in Melissano, in Parabita; ed in Casarano si è intrapresa di già la frangitura a cilindri spirali nel nuovo oleificio del signor Giuseppe Oronzo Pio, che alla operosità intelligente accoppia una grande volontà.  Ed io sono lieto di segnare il suo nome in queste pagine perché egli ha dato un grande impulso alle due industrie del vino e dell’olio in questo circondario di Gallipoli.

 L’industria enologica ne ha fatto sviluppare poi un’altra secondaria per l’estrazione dell’alcool e del cremore delle vinacce, soprattutto in Casarano, dove esiste un grandioso stabilimento appartenente al signor Luigi Capozza, ed altri più piccoli nei vicini paesi>>i.

<< Un’estesa rete di vie carrozzabili congiunge questi centri di popolazione fra loro ed il porto di Gallipoli ch’è lo sbocco naturale dell’olio e del vino, che si produce in tutta questa contrada, e va tra i primi porti commerciali d’Italia. Tutte le zone macchiose, che nei primi di questo secolo coprivano gli altipiani delle colline, specialmente quelle che contornano il Jonio, sono oggi ridonate alla coltura assumendo il nome di Beneficati; e vanno anche scomparendo le piccole aree di terreno sementabile nella vallata, colla sostituzione più razionale e più proficua del vigneto e dell’uliveto>>.

<< Ho detto che è importante questa pianura anche per i suoi monumenti. Vedremo di fatto gli ultimi avanzi dell’abbazia di S. Maria di Civo presso Taviano, della cappella di S. Nicolò Pellegrino presso Racale, del Ninfeo presso Felline, della chiesa di S. Pietro dei Sàmari quasi a mezza via fra Gallipoli e Taviano; mentre sotterra restano ancora sepolte le reliquie degli antichi paesi di Supplessano e di Bavota, il primo a piè della collina di Castelforte, il secondo alle falde della Serra di Parabita. E salendo su queste colline osserveremo le laure e le cripte scavate nel tufo dai seguaci di S. Basilio; ed in cima ad esse torreggiare le Specchie, come sentinelle a guardia della valle sottostante. Presso Alezio troveremo la necropoli e i ruderi di un’antica città messapica; ed in ciascun paese i castelli feudali in gran parte trasformati in palazzi>>.

 << V’è però un punto nero in mezzo a tanta ricchezza, ed è prodotta dalle acque che stagnano lungo la costiera del Jonio. Le piogge che cadono sul dorso delle colline e nella parte centrale della valle, si disperdono in ampie voragini o pozzi assorbenti naturali, e poche restano sul terren; ma quelle che cadono sul piano inclinato che da Taviano ad Alezio discende verso il Jonio sono trattenute dalle dune, o monticelli di sabbia, che contornano tutto il litorale, generate dai venti di ponente e di libeccio che qui soffiano con grande violenza. Da ciò hanno origine le paludi dei Foggi, che si estendono verso Gallipoli e verso Taviano, e le febbri intermittenti che assalgono di preferenza la classe degli agricoltori nei mesi di primavera e di autunno.

A questo malanno si aggiunge l’altro della grandine che spesso visita nei mesi estivi questo territorio, ed ha la sua origine più che altro nelle condizioni orografiche di questa contrada.>>.

 

da C. DE GIORGI, La Provincia di Lecce.Bozzetti di viaggio. Lecce, Spacciante, vol. II, 1888, pp.233-236.

NOTA BIBLIOGRAFICA

Per la storia e l’evoluzione di Taviano si rinvia ad alcune poche fonti e relative bibliografie; in particolare a G. ARDITI, Corografia fisica e storica della Provincia di Terra d’Otranto, Lecce 1879, Bologna, Forni 1979, pp.607-611; C. DE GIORGI, La Provincia di Lecce.Bozzetti di viaggio. Lecce, Spacciante, vol. II, 1888, p 233   e segg.; M.DE MARCO, Taviano dalle origini ai nostri giorni, Edizioni del Grifo, Lecce, 1991; AA.VV., Speciale Taviano, in <<Lu Lampiune>>, XIV,1, 1998, pp.7-48;

  1. COSTANTINI, V. ZACCHINO, M. CAZZATO, Taviano: Storia Arte e Territorio a cura di Vittorio Zacchino, Galatina, Panico,2005; A. COSTANTINI, Taviano. Vicende del popolamento e trasformazioni del territorio, ivi, pp.5-48; V. ZACCHINO, Per la storia di Taviano, ivi, pp.51-100; M. CAZZATO, Taviano. Profilo storico urbanistico, ivi, pp.101- 144; P. D’AMBROSIO, E prendemmo lo sciarabà. Una storia di famiglia nel Salento del 1870, Editrice UniService, Trento, 2009(costruito sul Diario di Angelo D’Ambrosio (1841-1900); G. PISANO’ – V. ZACCHINO, Nel cuore della Piana di Ottaviano.Uomini e Cose (in corso di stampa da parte del Gruppo Editoriale Enotria, di Pistoia).
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