La profezia di Edoardo De Candia

di Barbara Del Piano

Quante volte ancora viene partorito un artista dopo la nascita? Forse, altre due: una da sé stesso e l’altra dalla sua terra.

Questa domanda mi ha evocato la retrospettiva su Edoardo De Candia – Amo. Odio. Oro. – e questa risposta mi ha restituito l’artista, intessendo con me, attraverso le sue opere, una relazione profonda.

Si è visto Edoardo, si è riconosciuto e si è accettato: è stato disposto a perdere qualcosa di sé per raggiungere il senso delle cose, quello vero. Lui ha scelto il miglior vestito – la nudità – per presenziare al Gran Galà della Vita: una gran Festa alla quale se non ci vai, nessuno se ne accorge. E’ rinato attraverso il coraggioso e sano rifiuto di una società troppo falsa e borghese e della quale ne aveva intuito l’odore prematuramente. La sovrasta questa puzza di perfezione attraverso i tratti delle sue pennellate, che compongono donne giunoniche, nude e colorate: tinte forti e gambe aperte, pronte a lasciar andare tutto ciò che è superfluo. Contrappone ai dilaganti matrimoni di facciata, pigramente adagiati su comodi salotti, coppie di innamorati e canneti fronte mare. Si dice che abbia offerto più volte l’immagine di sé nudo ma in fondo quando una persona (ri)nasce come sta?

Poi, la terza vita, il Salento, con la lucentezza dei suoi paesaggi, le insolite variazioni tonali, le calure afose, i muretti a secco, gli ulivi e il barocco. Di quest’ultimo fa propria la forte propensione all’estrosità e alla fantasia, di contro abbandona gli elementi decorativi troppi ricchi e fastosi.

Edoardo predilige le marine. E per l’ artista questo prezioso lembo di terra non è soltanto un paesaggio da ritrarre ma diventa esso stesso, senza filtri, artefice della sua rappresentazione: egli diluisce i colori con l’acqua di mare. Ecco come l’Adriatico si fa giallo, si fa verde, si fa vento, si fa luce, si fa brezza; le sue opere, grandi fogli, dove fragranze acri e saline si incontrano e lasciano il segno attraverso tocchi semplici e armonici.

La mostra, sapientemente allestita presso il complesso museale di San Francesco della Scarpa a Lecce e visitabile fino al 30 settembre, lo racconta in toto. Accanto alle opere di grandi dimensioni ci sono anche disegni e “scarabocchi”: la maggior parte di questi pezzi fa parte di collezioni private. In un’intervista del 1984, il pittore dichiarò: “ Degli anni belli per l’arte, verranno. Civilizzatore è l’artista e l’arte è dominatrice dell’universo. Tutti artisti devono diventare. Vedrai! Tutti artisti saranno!”

Non ti hanno capito Edoardo ma tu avevi capito noi.

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Redazione

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