“La pietra forata”: storia della chiesetta di San Vito a Calimera

di Vito Bergamo – Casa Museo della civiltà contadina e della cultura grica

Sorge a Calimera, a circa un chilometro dall’abitato e in prossimità di un vecchio ingresso dell’antico bosco macchioso, una Cappelletta dedicata a San Vito. Ci si potrebbe chiedere quale sia la novità, essendovi  tante chiese rupestri ma la particolarità di questa Chiesetta è che all’interno, e più specificatamente al centro, si erige uno spuntone di roccia con un foro. Anticamente chiamato “l’Utero della Terra”, nel tempo questo monolite ha acquisito il nome di “Pietra di San Vito” o, più comunemente, oggi è denominato “Pietra della fertilità”. Ma andiamo con ordine e iniziamo dal principio.

Sicuramente il suddetto monolite, che esiste da sempre, ha auto un’importante funzione sociale nel tempo: nell’immaginario delle persone in epoca preistorica, infatti, il foro esistente nella pietra rappresentava l’utero della Madre Terra, per cui almeno una volta all’anno le persone, esattamente come la natura che si rinnova, attraversavano il suddetto foro come segno di rinascita.

Il passaggio continuo attraverso il foro da parte degli uomini e donne già in epoca preistorica  è, per altro, evidenziato dal fatto che, pur essendo una roccia porosa locale, la pietra è perfettamente levigata all’interno e le persone riescono ad attraversala senza subire alcun danno o graffio.

Una prima testimonianza scritta dell’esistenza di questo monolite risale alla metà del 1400 allorquando la struttura viene citata nel documento clericale di una Santa Visita.

L’aspetto particolare su cui occorre interrogarsi è quale sia la motivazione della costruzione di una chiesetta su un monolite utilizzato in riti pagani e a questo, in tutta onestà, non so dare una risposta. Si presume che la nascita della Cappella risalga al 1300 e che il rito pagano sia stato inglobato nel rito cristiano, tenendo conto anche del fatto che, fino al 1600, a Calimera era celebrato il rito greco.

Diverse sono le scoperte realizzate nel tempo relative alla struttura della Chiesetta, ad esempio il fatto che questa avesse, in passato, anche un’altra porta orientata ad ovest, oggi murata, oltre all’attuale ingresso che guarda a sud. Ancora, è bene ricordare che, nei tempi in cui era ancora in uso il rito greco, in prossimità dell’altare sorgeva una cupoletta interamente affrescata e vi era un divisorio  tra l’officiante e la gente che ascoltava la messa, il rito.

Con il passare del tempo, come oggetto di scambio tra feudatari, la Chiesetta divenne proprietà della Parrocchia di Depressa, paese esistente nei pressi di Tricase e, solo nel 1992, si registra la firma ufficiale nei documenti del trasferimento di proprietà dalla Curia di Depressa alla Parrocchia di Calimera.

Finora ho raccontato una breve storia della Chiesetta ma, ora, devo necessariamente sollecitare e solleticare la curiosità di chi legge, illustrando ciò che rappresenta davvero il monolite. Come accennato, gli antichi identificavano la pietra come l’utero della Madre Terra e, pur non avendo documenti comprovanti ciò che scrivo, è facile rilevare che la superficie levigata all’interno del foro significhi il continuo passaggio dei corpi. Ancora oggi questo rito è in uso il lunedì dopo Pasqua, cioè il giorno di Pasquetta: i calimeresi, infatti, sono soliti trascorrere questa giornata in una scampagnata in prossimità della Cappelletta. Spiego con parole più meno verificabili (basta che veniate a vedere) quello che veramente succede il giorno della Pasquetta nei pressi e all’interno della Cappelletta.  La mattina iniziano ad arrivare i calimeresi, ogni gruppo occupa un albero di ulivo, di cui è ricca la campagna presente nel circondario. Poi, i ragazzini iniziano a giocare, a rincorrersi, ad attraversare la pietra.. ed è proprio qui, nel gioco, che avviene il miracolo della conoscenza. Giocando, i bambini imparano a capire e toccare l’altro corpo. Ciò perché, sebbene a scuola oggi già dalla prima elementare si tengano lezioni di educazione sessuale, è il conoscere veramente l’altro che porta all’approfondimento del sapere. Si conosce ciò che sta di fronte con il gioco e nel modo più innocente immaginabile. Ecco che la giornata si svolge nella più assoluta tranquillità. Quando arriva mezzogiorno, le famiglie tirano fuori ciò che avevano preparato, sistemando una tovaglia per terra e dando “la pupa” alla bimba e “lu gaddhuzzu” ai maschietti, caratteristici dolci pasquali, in altre zone chiamati “cuddhure”.  Anche questo gesto rappresenta un rituale, perché le due figure,  la pupa con l’uovo come pancione e il gallo con l’uovo sulla spalla, rappresentano il trasferimento del seme con relativa nascita di vita. Finito di mangiare, si formano dei gruppi spontanei di suonatori e cantori; poi, nel pomeriggio, si celebra la Santa Messa, terminata la quale, si forma un’enorme ressa di persone che vogliono attraversare il monolite. Ognuno lo fa per motivi diversi: i bambini per gioco, i residenti come antica tradizione e molte donne come rito propiziatorio, come augurio per restare incinta. Molta gente, proveniente da lontano o da paesi limitrofi, attraversa la pietra per la prima volta quasi incredula.

La particolarità, che funge da attrattiva per moltissimi, è nel fatto che, nonostante il foro abbia la un diametro interno di 26 cm, può essere facilmente attraversato da tutti.

Spero che quanto scritto abbia sollecitato la vostra curiosità e che voi veniate a trascorrere un interessante pomeriggio a Calimera, visitando sia Il Museo della Civiltà Contadina e Cultura Grika, sia attraversando per la prima volta la sacra pietra forata. Per completezza di informazione, aggiungo che, trascorso il giorno del lunedì di Pasquetta, la Chiesetta può essere visitata previo appuntamento con la Casa Museo.

Il numero telefonico di riferimento è 0832 873557, attivo dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19 nei giorni feriali.

Vi aspettiamo!!!

Un grande augurio di una Santa Pasqua!

 

Redazione

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