La Lirica, manifestazione più evidente della sindrome di Baumol

La lirica costituisce la manifestazione più evidente[1] della sindrome di Baumol: poiché gli incrementi di produttività sono impossibili e l’attività si compone quasi esclusivamente di lavoro, i costi relativi aumentano in progressione inarrestabile. Senza il sostegno pubblico l’attività lirica subirebbe un drastico ridimensionamento. Del resto non vi è paese ricco dell’occidente che non sostenga attivamente la lirica. L’Italia non fa eccezione; anzi, insieme alla Germania è il paese che sostiene pubblicamente il settore lirico di più ampie dimensioni.

Per fare un esempio reale della manifestazione della sindrome di Baumol, al Teatro Regio di Torino una serata d’opera costava nel 1865 in euro poco meno di 12 mila euro. Nel 1985, la stessa serata costava circa 135 mila euro[2]. Nel 2015 circa 185 mila euro[3]. Non vi è motivo di supporre, né possibilità di verificare che la qualità sia mutata in meglio o in peggio.

Il costo di allestimento per posto a teatro pieno sarebbe stato di 6,14 euro nel 1865, 80,15 euro nel 1985, 116, 58 nel 2015. Ad un simile costo a serata la presenza del pubblico sarebbe crollata. Solo il finanziamento pubblico di intensità crescente ha permesso di mantenere in vita il teatro. Nel 1865 copriva il 38% dei costi, nel 1985 l’86%, nel 2015 il 60% a cui però vanno aggiunti il 25% del settore privato. Si evince che l’intervento pubblico è cresciuto per poi, con la crisi economica che sta caratterizzando questo periodo, diminuire (anche se solo relativamente) e dover essere sostituito in parte dai ricavi del settore privato.

[1] G. Brosio e W. Santagata, op. cit.

[2]  Istituto Ricerche Economico-Sociali del Piemonte, Mercurio e le Muse. Analisi economica dello spettacolo dal vivo in Piemonte, Rosemberg e Sellier, Torino, 1989;

[3] www.teatroregio.torino.it › Numeri.

Marco Mariano

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