La disfunzione erettile: un allarme per il cuore?

di Silvia Olive *

foto-1Per disfunzione erettile si intende la ripetuta incapacità a raggiungere e/o a mantenere un’erezione adeguata e sufficiente per una prestazione sessuale soddisfacente.

Per poter fare una diagnosi di DE, tuttavia, è necessario che il problema si sia manifestato per un periodo significativo di tempo – almeno 6 mesi – e che si verifichi nella maggior parte delle occasioni sessuali.

La DE può manifestarsi solo in situazioni specifiche, per esempio con determinati tipi di stimolazione sessuale o con una particolare partner, oppure può persistere in maniera costante e generalizzata in tutti i tipi di situazione, stimolazione o partner.

I numerosi studi epidemiologici condotti e pubblicati negli ultimi 20 anni concordano nel sostenere che questo disturbo aumenta con l’aumentare dell’età, in particolare vi è un’elevata prevalenza, incidenza e rischio di progressione negli uomini di età superiore ai 50 anni: il 40-50% degli uomini di età compresa tra i 60 e i 70 anni riferisce significativi problemi di erezione. Le stime italiane parlano di circa 3 milioni di uomini colpiti.

La DE riconosce cause organiche e cause non organiche o psicologiche e relazionali. Spesso queste cause si associano tra loro e interagiscono nel determinare il disturbo.

chirurgia-vascolareLe cause vascolari costituiscono la principale origine di disfunzione erettile di natura organica, e spesso questo disturbo è un predittore o un sintomo di problematiche cardiovascolari più importanti. La disfunzione vascolare può essere determinata da problemi di afflusso arterioso e/o di deflusso venoso. La disfunzione endoteliale costituisce il meccanismo patogenetico più rilevante nella genesi della disfunzione erettile su base organica. In effetti, i principali fattori di rischio della DE sono i fattori di rischio cardiovascolari: fumo, diabete, dislipidemie, obesità. Tali fattori, sia singolarmente che in associazione tra loro, possono causare un danno endoteliale.

Altre cause organiche di disfunzione erettile sono rappresentate da disendocrinopatie, patologie neurologiche e malattie sistemiche.

In alcune circostanze, inoltre, la DE può essere secondaria all’utilizzo di farmaci, che interferiscono con la funzione erettile –  come beta bloccanti e steroidi anabolizzanti – o ad un intervento chirurgico, come una prostatectomia radicale.

Un importante aspetto che deve essere sottolineato è che la DE può essere un sintomo di allarme o un sintomo sentinella di una coronaropatia o arteriopatia ostruttiva periferica; di conseguenza, questo problema non dovrebbe mai essere considerato solo un “problema sotto le lenzuola” e quindi accettato passivamente e con rassegnazione: la DE dovrebbe essere interrogata ed approfondita e andrebbero ricercate eventuali determinanti mediche. Per esempio, i dati della letteratura documentano che una certa percentuale di diabetici viene diagnosticata proprio in seguito ad esami emato-biochimici richiesti per la valutazione della disfunzione erettile.

È importante sottolineare poi – anche per i più giovani – che fattori di rischio importanti per il disturbo erettile acquisito comprendono sicuramente l’età, ma anche il tabagismo, l’abuso di alcool, la mancanza di esercizio fisico, l’obesità, il diabete, fattori di rischio che possono essere abbattuti con la prevenzione e la promozione di uno stile di vita sano e una corretta alimentazione.

tabagismoLa disfunzione erettile si associa con un alto incidenza a sintomi depressivi, ha un impatto negativo sulla salute fisica, psichica e sociale dell’individuo, con un risvolto significativo sulla qualità di vita del paziente affetto e della partner. In particolare, spesso la donna riferisce ansia e depressione, perché teme che la responsabilità sia sua, sensi di colpa per aver trascurato la relazione, calo dell’autostima, frustrazione e perdita di sicurezza. Inoltre, si sviluppano dinamiche tali per cui il rapporto sessuale viene incentrato sulla performance, con insoddisfazione per entrambi o con adattamento della partner, perdita di volontà e di interesse nel gestire il problema.

Ma che cosa è consigliabile fare in caso di disfunzione erettile?

Quando si tratta di problematiche che coinvolgono aspetti così intimi della nostra vita – e, come nel caso di disfunzione erettile, toccano profondamente la nostra autostima e il nostro senso di mascolinità – accettare di avere un problema e riuscire a chiedere aiuto è difficile, perché significa mettersi “a nudo” di fronte ad un’altra persona, raccontare aspetti della nostra vita intimi e personali, accettare di sentirsi fragili e fallibili. Tuttavia, PARLARNE resta il primo passo.

consulto-medicoIl medico di medicina generale può rappresentare – insieme al sessuologo – il primo interlocutore, e attraverso l’anamnesi generale e una serie di esami ematobiochimici di primo livello può avviare una prima indagine diagnostica, fermo restando che la stretta collaborazione ed integrazione funzionale, di volta in volta, con l’andrologo, l’urologo, l’endocrinologo, il sessuologo, renderà possibile l’approfondimento diagnostico e terapeutico, con l’obiettivo di gestire nel migliore dei modi il disturbo riferito dal paziente.

L’anamnesi psico-sessuologica, in particolare, ha l’obiettivo di studiare le relazioni affettive e sessuali del paziente, la presenza di ansia da prestazione o relazionale, i desideri e le aspettative all’interno della relazione. Il counselling è il primo intervento richiesto al sessuologo: con un approccio assolutamente non giudicante e accogliente e con un linguaggio semplice e comprensibile, il sessuologo spiega in modo chiaro la fase diagnostica e i suoi obiettivi, le prospettive e le modalità terapeutiche.

Inoltre, il paziente con DE sviluppa il suo sintomo sessuale in coppia, ovvero è nella coppia che il sintomo si manifesta. Focalizzare l’intervento clinico sulla coppia anche in fase diagnostica permette di affrontarlo nel migliore dei modi, in quanto aiuta a sentirsi compresi, accettati e sostenuti anche dalla partner e il counselling può fungere da contenitore delle emozioni e dei sentimenti provati nella relazione. Per questo, lavorare con la coppia permette un’accettazione migliore anche di trattamenti solo apparentemente destinati al singolo.

Un aspetto da non sottovalutare quando ci si trova a gestire queste situazioni, è il fatto che un problema riguardante la sfera sessuale di un individuo non sempre e non necessariamente è un disturbo. È importante studiare alcuni aspetti fondamentali per etichettarlo come un disturbo: il disagio che il problema causa a livello interpersonale, come viene vissuto dal soggetto, se provoca danni o alterazioni di vario tipo a sé stessi o nel partner.

In ogni caso, trovare il coraggio di parlarne con il partner e con uno specialista di riferimento è importantissimo per prevenire e/o recuperare il benessere psico-fisico generale.

* Psicologa clinica e consulente in sessuologia clinica

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