La chiesetta di San Biagio a Calimera, in provincia di Lecce

di Vito Bergamo – Casa Museo della civiltà contadina e della cultura grica

Con quello che andrò ad esporre farò un po’ di pubblicità a favore di un’area ai più sconosciuta ma molto interessante dal punto di vista storico, archeologico e delle tradizioni popolari: l’area circostante la chiesetta semipogea di S.  Biagio.

Quest’ area, distante da Calimera meno di un paio di Km., si trova in feudo di Melendugno.

Ed allora perché i Calimeresi sono così legati al Santo e a quel luogo?

Proverò a spiegarlo cercando di sollecitare la vostra curiosità perché veniate a fare una bellissima escursione a piedi e visitare quest’area.

Cominciamo dalla chiesetta dicendo che si tratta di una costruzione databile intorno all’anno 1000.   Successivamente è stato costruito un vano nella parte antistante il luogo di culto, e, al primo piano, due altri vani in cui probabilmente dimorava qualche religioso.

Tutt’intorno alla Chiesa c’è una grande radura senza alberi e, siccome a circa cento metri c’è una grande aia, si presume che in quella radura si coltivasse il grano.  Quello che si sa per certo è che tutt’intorno alla Chiesa sono state trovate delle canalizzazioni per l’acqua piovana e proprio vicino all’ ingresso una grande vasca per la raccolta dell’acqua con dei gradini per potervi scendere. Oggi la vasca è colmata e non visibile.

Allontanandoci dalla Chiesetta di 300/400 metri, troviamo un dolmen (il Dolmen Placa).  Poco distanti esistono delle grotte quasi completamente ostruite: questo posto si chiama “Le grutte”.

Avviciniamoci nuovamente alla Chiesetta e sulla strada sterrata troviamo prima una polla di acqua perenne (sorgiva), poi una costruzione con la copertura a botte che un tempo si credeva fosse una neviera, ma poi, data la sua conformazione e il ritrovamento di alcuni reperti, si è capito che   era invece un luogo di culto.

Tutt’intorno alla via che stiamo percorrendo esistono moltissime cave per l’estrazione dei tufi da costruzione.  Alcune di queste cave sono molto antiche.

Continuando nella nostra escursione possiamo vedere qua e là delle vasche per l’acqua intonacate con il coccio pesto.

Percorsi ancora cento metri, notiamo alcune fosse frumentarie e ciò che è rimasto di un cimitero medioevale.

Nei pressi dell’ingresso che porta alla Masseria S.  Biagio (del XVIII secolo), si possono notare dei lastroni tombali ed un’antica edicola votiva in cui c’era un’icona che oggi è poco visibile.

Nel raggio di 500 metri ci sono cinque masserie, tutte molto antiche.  Una di queste (La Conca) era di proprietà Palumbo, famiglia di cui l’ultimo rampollo fu il più grande studioso di lingua grica: Vito Domenico Palumbo.

E poi boschi, tantissimi boschi.  Se si potessero unire tutti, avremmo una superficie boschiva di oltre 100 ettari.

Ecco, come avete potuto leggere, tutta l’area offre veramente cose interessanti da visitare: cominciando dai reperti   antichi per finire alle tradizioni popolari.

E finisco proprio con le tradizioni legate a S.  Biagio.

Prima di tutto è bene dire che probabilmente quell’area era densamente popolata.  Forse c’era un vero e proprio villaggio.  Ciò si   desume dal fatto che molta gente lavorava alle cave e altrettanta nei campi, oltre che nei boschi.  Ed è appunto ai boschi che è legata la tradizione del culto di S. Biagio.

Il pomeriggio del giorno dedicato al Santo, dopo la celebrazione della Messa, si accendeva una grande focara per propiziare favorevolmente    l’inizio dei lavori legati alle carbonaie.  Si iniziava con la carbonella per proseguire con le grandi carbonaie.

Come già detto la conoscenza di un posto è diffusa unicamente mostrando quel che c’è in quel posto.

Visitando l’area S.  Biagio, si può trascorrere un intero pomeriggio camminando immersi nella natura, nella storia e in quello che è stato un mondo antico.

Quello che non si incontra nella festa sono i famosissimi gruppi musicali di pizzica e i fastfood.

Se si è fortunati si può trovare un pezzetto di carne di cavallo accompagnato da un bicchiere di buon vino.    Poi chi ha una buona voce e chi ha una chitarra completano la serata.

Di seguito una filastrocca in grico in onore di San Biagio:
 Pracalimma Jon A. Vlasi

Jamu  Vlasi, jamu  Vlasi

ci’  pu  telo  na  mu  ‘ftasi

mia’  setùddhia  sto  Paraìso

motti  ‘ftaso  na  caìso!

Preghiera a San Biagio

San  Biagio mio, San  Biagio  mio,

fa’  che  si  avveri  ciò  che  desidero:

una  seggiolina  in Paradiso

per  sedermi  quando  vi  arrivo!

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