Sono interista, non prendo Maloox e odio la Juve.

Da alcuni giorni leggo su Facebook esultanze concitate di tifosi bianconeri. Le più disparate per i più disparati record. Tutte con un unico comun denominatore: la dedica ai nerazzurri, quasi a voler enfatizzare ancora di più il trofeo conquistato. Ho cercato in tutti i modi di spiegarmi il motivo. Non ci sono riuscito. Quindi ho condensato il mio pensiero in quattro pillole.

  • Non ho mai invidiato la Juventus. Ho venticinque anni e da quando ho me moria sono Interista. Ho affrontato 15 anni di scuola dell’obbligo tra le offese e gli sfottò che i sempre sportivi bambini juventini riservavano ai loro rivali. Prima del 2007 non ho mai festeggiato uno scudetto. Prima del 2010 neppure osavo immaginare la gioia nel vincere una Champions. A cercarle ne avrei avute mille di occasioni per cambiare squadra, anche molto evidenti. Eppure non l’ho mai fatto.
  • Ho sempre inteso il calcio al contrario degli Juventini. Per me il calcio è passione che va oltre lo sterile esercizio statistico di palle fuori lo specchio e calci d’angolo conquistati. Non bado troppo alle classifiche avulse e non ho memoria dei fischietti contrari. Ronaldo (quello buono) mi emozionava nonostante fosse sprovvisto di coccarde e mostrine. Ai gol di Trezeguet preferivo la passione di Zanetti e al cinismo di Moggi ho sempre trovato risposta nell’amore per la squadra (spesso cieca) di Massimo Moratti.
  • Non sono permaloso. Smentendo il punto 1) devo dire che lo sfottò mi ha sempre intrigato. Mi piaceva pensare che nel momento della vittoria, il tifoso juventino, pensasse a me, a cosa mi avrebbe detto l’indomani. Quando la mia squadra perde, sorrido, quando vince, anche. Mi incazzo. Non dimentico mai chi ci ha guidati e tento di comprendere ogni gesto, anche negativo.

Solo una cosa mi fa piacere di questi anni. Mi sembra d’essere tornato a scuola, quando mentre varcavo la soglia dell’aula, c’era sempre lui, pronto a sorridere beffardo per la prestazione deludente del giorno prima. Ecco, mi sembra d’essere tornato lì. Una sola differenza. Non sono a scuola e quel bambino non ha più otto anni. Per il resto, solite cose.

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Gabriele Pasca

Giornalista, anche sportivo. Interista, zapatista, pessimista e tante altre cose in -ista. Classe 1992, studente di giurisprudenza. Leccese ma anche modenese. Insomma, tutto e niente.

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