Incanto poetico

Di Renato De Capua

È senza dubbio la notte uno dei luoghi poetici più frequentato dall’attenta e sensibile riflessione degli uomini, in cui si dispiegano le parti più vere e intime di un io viandante che teme che il ritorno irruente dei fantasmi dei presagi trascorsi, irrompa nel presente, eclissando le sue attese speranze.
La notte è illusione e verità, oscurità e chiarezza, l’esigenza dell’uomo di ritornare in se stesso, ricercando nuove risposte da porgere agli ardui quesiti che la vita presenta e talvolta impone.
La produzione letteraria di ogni epoca e luogo, pullula di scritti riguardanti il tema della “notte” e degli influssi che essa esercita sull’animo umano. Non si ha ora la pretesa di realizzare un excursus letterario sul tema esposto. Si cercherà di analizzare la notte vista dagli occhi del poeta salentino Girolamo Comi (1890-1968) che nella seguente poesia la personifica, conferendole una sua fisicità:

“Notte: ti curvi sotto il floreo squillo
Delle stelle nutrite di fragranze
Di terra e di semenze addormentate.

Cosmiche moli di spazio tranquillo
Respirano velate risonanze
Di più patrie vibrate.

E la marea dei giardini del mondo
In te getta le sue glauche rugiade
Per darti un corpo più ricco e profondo.”

(Girolamo Comi, da “Spirito di Armonia”)

La prima strofa si apre con l’immagine della notte che si contorce “[…] sotto il floreo squillo /delle stelle […]” che sono alimentate da “[…] semenze addormentate […]”, interpretabili come frutti di un inconscio umano che fa confluire le proprie inquietudini nell’avvolgente manto di un cielo stellato.
La strofa successiva parla delle “cosmiche moli di spazio” dell’universo notturno, che traggono alimento dai respiri e dai battiti “[…] di più patrie […]” , che in esse riversano l’essenza di una segretezza quasi inumana.
L’ultima strofa infine, sottolinea quanto la notte rappresenti per gli uomini un illuminante spiraglio di evasione verso una più rassicurante speranza che contrasta l’agitarsi di tribolazioni terrene, talvolta vane e superflue.
Ecco quindi spiegato il costante impegno della “ […] marea dei giardini del mondo […]” nel dare alla notte una costituzione corporea sempre più “ […] ricc[a] e profond[a] “ che possa essere in grado di comprenderne e contenerne l’esuberante energia.

 

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