Il sistema museale di Ugento: storie di popoli nella terra tra i due mari

di Adele Barbieri

Nell’entroterra della costa ionico-salentina, a cinque km dal mare, si estende la cittadina di Ugento, centro dominante della Messapia meridionale, insieme ad Oria, nella zona settentrionale, e Cavallino in quella centrale.

Aoze(tum) o OZAN(tum), traslitterato in seguito nel greco Uxenton e nel latino Uzentum, è il nome dell’antica città messapica, come suggeriscono le legende presenti su alcune monete del III secolo a.C.

Piazza San Vincenzo ad Ugento

Il territorio, naturalmente difeso, è il luogo privilegiato per gli insediamenti antropici, già a partire dal Neolitico, e conosce una continuità abitativa costante fino all’epoca moderna.

Dal VI secolo a.C., la città presenta un assetto “proto-urbano”, con l’acropoli e le abitazioni disposte nella parte alta dove oggi si estende il centro storico. Le necropoli, invece, occupano le zone pianeggianti alle pendici della serra, anche se non mancano tombe isolate, sovente aristocratiche, all’interno dell’abitato.

Nel corso del IV secolo a.C., viene costruita un’imponente cinta muraria, lunga circa 4.900 m, che circoscrive una superficie di quasi 145 ettari e viene demolita nei decenni finali del III secolo a.C., durante la guerra annibalica.

Il porto di Torre San Giovanni

A testimoniare l’importanza della città è, anche, il porto presso Torre San Giovanni dove, a partire dal IV sec. a.C., si estende un insediamento secondario, simile a quello centrale, con destinazione emporica e caratterizzato da una cinta di fortificazione, necropoli e luoghi di culto.

La conquista romana, che culmina con la deduzione del municipium nel 90-88 a.C., non determina modifiche sostanziali al precedente insediamento messapico. In questa fase, infatti, l’altura della serra continua ad essere occupata dagli edifici pubblici, mentre nelle aree pianeggianti si estendono i contesti abitativi.

Con la caduta dell’impero romano, Ugento passa nelle mani dei Bizantini che lasciano importanti tracce sul territorio e, successivamente, in quelle dei Normanni che collocano la loro sede centrale nel luogo dove, in età angioina, viene edificato il maestoso castello.

A raccontare tutte le fasi del glorioso passato del centro salentino, dichiarato Città d’Arte nel 2008, è il Sistema Museale di Ugento, istituito nel 2011 con una concessione di servizi pubblico-privata.

Collezione archeologica Colosso

Il percorso di fruizione si snoda nella città moderna e comprende il Nuovo Museo Archeologico, la Collezione archeologica Adolfo Colosso, il complesso monumentale della Cripta del Crocifisso e la Chiesa della Madonna di Costantinopoli, il Castello dei Principi d’Amore e Palazzo Rovito.

La Collezione archeologica Adolfo Colosso, conservata nell’omonimo palazzo in via Messapica, è una delle più importanti collezioni private pugliesi e la quarta in Europa. Formatasi con i materiali rinvenuti nel territorio ugentino nel corso del XIX secolo, conta circa 794 pezzi, databili ad un periodo compreso tra il VI secolo a.C. e l’età altomedievale. L’esposizione permanente, organizzata in sezioni tematiche, occupa l’area delle scuderie del palazzo della famiglia Colosso, originaria di Alessano e trasferitasi a Ugento nel 1732. Tra i reperti, si distinguono alcune testimonianze del repertorio ceramico indigeno, materiali di importazione, monete, iscrizioni messapiche ed epigrafi in lingua latina. Nella collezione sono presenti anche elementi scultorei che sottolineano il forte legame tra il mondo messapico e quello greco, come la testa di impronta scopadea datata al IV secolo a.C. Uno dei reperti esposti più importanti è il capitello dorico con abaco ornato da rosette, confrontabile con quello utilizzato come base per la statua bronzea di Zeus.

Cripta del Crocifisso

La Cripta del Crocifisso si trova sulla sinistra del bivio che da Ugento conduce a Casarano e Melissano. Sita in prossimità della cinta muraria messapica, un tempo, si affacciava sulla via Traiana Salentina, importante asse viario di età romana imperiale. In piena età bizantina, l’ipogeo viene utilizzato come luogo di culto e diventa meta di pellegrinaggio.

Particolari e unici sono il ciclo pittorico delle pareti perimetrali e le decorazioni della volta. Sul soffitto sono dipinti scudi crociati rossi e neri, inseriti in un cielo stellato e affiancati da altre creature mostruose e da animali mitologici, tra cui l’Idra e il Grifone.

Sulle pareti perimetrali campeggiano, tra gli altri, le figure della Vergine, di San Nicola e del Cristo Pantocratore. La cripta prende il nome dall’affresco seicentesco della Crocifissione che sormonta l’altare.

Cronologicamente il ciclo pittorico non risulta unitario in quanto realizzato in periodi diversi da maestranze locali che adeguano il repertorio iconografico tradizionale alle esigenze della committenza privata. La prima fase di esecuzione si data al XIII-XIV secolo e la seconda al XVII secolo.

Castello D’Amore

In prossimità della Cripta è la piccola chiesa seicentesca della Madonna di Costantinopoli, edificata per iniziativa privata dalla famiglia Papadia e retta, fino al 1866, dai Frati Minimi.

Il Castello dei Principi d’Amore viene edificato dai Normanni e, successivamente, ristrutturato dagli Angioini. Dal 1643, è proprietà della casata dei Marchesi d’Amore, cui si devono la ristrutturazione dell’antico maniero e la decorazione dei saloni di rappresentanza al piano primo, con scene bucoliche e del mito classico.

Palazzo Rovito è una residenza nobiliare seicentesca, oggi sede della Biblioteca Comunale.

Il cuore del Sistema Museale di Ugento è certamente il Nuovo Museo Archeologico sito nell’ex convento di Santa Maria della Pietà dei Frati Minori Osservanti, tra largo Sant’Antonio e via Roma.

Il nuovo polo museale ugentino

Il complesso conventuale, adiacente alla chiesa di Sant’Antonio da Padova, viene edificato nel 1430 per volere del conte Raimondello Orsini del Balzo.

La struttura rimane luogo di ritiro e preghiera dell’ordine francescano dei Frati Minori Osservanti fino al 1866 quando è concessa al Demanio dello Stato e adibita a Caserma dei Reali Carabinieri. In seguito, i locali dell’edificio religioso si trasformano in aule scolastiche e uffici del Municipio. Nel 1968, l’antico convento diventa sede del Museo Civico di Archeologia, mantenendo inalterata tale destinazione d’uso fino ad oggi. Nel 2009, dopo un lungo intervento di restauro, viene inaugurato il Nuovo Museo Archeologico.

La struttura architettonica del convento è semplice ed essenziale, con il chiostro centrale contornato dal refettorio e da aule di servizio, piccole celle e una biblioteca al piano primo.

Nella prima metà del Seicento, la vicina chiesa viene ridimensionata con la conseguente obliterazione del ciclo pittorico delle cappelle laterali, tornato in luce con i restauri del 2009. Le cappelle murate, affrescate tra la fine del Cinquecento e i primi anni del Settecento, si aprono a destra dell’ingresso principale e sono, oggi, parte del percorso di visita e interamente fruibili e accessibili anche attraverso innovativi supporti multimediali.

Il percorso espositivo del Nuovo Museo Archeologico, rinnovato e implementato tra il 2014 e il 2015, si distribuisce su due piani ed è organizzato in sezioni tematiche.

Nel chiostro, protetto da una copertura vetrata, sono state organizzate in posizione dominante due quinte espositive continue che delimitano la ricostruzione dell’imponente Tomba dell’Atleta, scoperta casualmente in via Salentina nel 1970.

Per le dimensioni, le caratteristiche architettoniche e la ricchezza del corredo funerario, può essere considerata la più importante delle tombe ugentine oggi note.

tomba dell’Atleta

L’aristocrazia messapica, entrata in contatto con la Grecia e con Taranto, commissiona la costruzione della monumentale struttura ad artisti e architetti locali che, in maniera originale, si ispirano al mondo greco e tarantino.

La tomba, decorata internamente da fasce blu e rosse, era stata utilizzata per seppellire, in momenti diversi, due individui: il primo alla fine del VI secolo a.C., il secondo tra il V e il IV secolo a.C. Il ricco corredo è composto da elementi in ceramica e in bronzo, tra cui si distingue una hydria con una raffinata ansa decorata da una testa di leone. Il prezioso vaso, importato dalla Grecia, indica il rango sociale elevato del defunto e sarebbe una sorta di eredità, trasmessa di padre in figlio e aggiunta al corredo della deposizione più antica, appartenente ad un giovane trentenne che, verosimilmente, esercitava con successo le attività sportive.

Lungo i due rimanenti lati del chiostro sono posizionate le vetrine con i reperti provenienti dalle necropoli ugentine, inquadrabili in un periodo compreso tra il VI sec. a.C. e il II sec. d.C.

Lo Zeus di Ugento

Un’intera sezione, arricchita da giochi di luce e suggestioni narrative, è dedicata ai luoghi di culto indigeni e alla copia dello Zeus di Ugento, la famosa statua bronzea del 530 a.C., scoperta il 24 dicembre del 1961 e attualmente conservata presso il Museo Archeologico Nazionale di Taranto.

Nel grande Antiquarium, al piano primo, sono confluiti tutti i reperti della vecchia esposizione o provenienti da collezioni private. L’assenza di dati relativi al contesto e alla modalità di rinvenimento spiegano questa parte del percorso espositivo pensato come una sorta di pre-museo con il materiale archeologico organizzato per tipologia di reperti, tra cui emergono numerose trozzelle e crateri rinvenuti nelle necropoli della città.

Nelle altre sale, un tempo celle di ritiro dei monaci francescani, trovano posto la sezione numismatica, quella preistorica e quella medievale, i reperti dello scalo portuale di Torre San Giovanni e dei santuari di Oria (BR) e Taranto.

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