Il silenzio degli eroi: Valentina Guarino, quando la realtà supera la fantasia

Avete presente la serie tv tutta italiana GOMORRA?
Questa fiction, tratta dal libro di Roberto Saviano, ha ottenuto un enorme successo, anche in ambito internazionale, lasciando lo spettatore ammutolito di fronte ai racconti di una realtà, come quella camorristica, molto violenta e cruda. Rimane impressa nella mente di molti appassionati la scena in cui il sicario di un boss uccide a sangue freddo la figlia di un rivale di quest’ultimo. Questa immagine ha sconvolto talmente tanto il pubblico da portare molti fan a proferire insulti sui social all’attore che interpretava l’assassino della piccola. L’indignazione di fronte all’esecuzione di una bambina, anche se finta, è stata palpabile e in molti si sono chiesti se queste cose accadano veramente nella vita reale. La risposta, per quanto brutta possa essere, è affermativa. La criminalità, che si chiami mafia, camorra, ndrangheta o altro, si è resa e si rende tuttora protagonista di eventi al limite del reale. Una delle storie più tristi è quella di Valentina Guarino. Facciamo un passo indietro, ci troviamo a Taranto ed è il 10 gennaio del 1991; in città si respira un’aria strana perché il nuovo anno è iniziato nel peggiore dei modi, con quattro morti ammazzati tra città e province nel giro di una settimana. Cosimo Guarino, pregiudicato di trentasette anni, viaggia con la sua Lancia prisma per le vie della città insieme alla moglie e alla figlia di sei mesi, per l’appunto Valentina. Arrivato nel quartiere Tamburi intorno alle 20, Cosimo viene accostato da un’altra auto, poi ad un tratto gli spari, le urla ed infine il buio. Quel 10 gennaio a Taranto le vittime di quella sanguinosa settimana salgono a sei e a perire sono Cosimo e Valentina. L’agguato è stato messo in atto per colpire indirettamente il cognato di Cosimo, il boss Gianfranco Mondeo, che si trova a capo di una delle fazioni coinvolte in una faida costata la vita nel solo anno precedente a trentuno persone. Questo evento va al di là di ogni pseudo-morale e di ogni pseudo-onore vantato dalle organizzazioni criminali. Una tale leggerezza nell’uccidere una bimba di sei mesi è difficile da immaginare, ma c’è chi non si pone questi problemi perché l’intimidazione e la voglia di vincere queste guerre fanno perdere anche l’ultimo briciolo di umanità. Valentina non è un’eroina di mafia, a Valentina è stato impedito di diventare tale: a Valentina è stato impedito di crescere. Si dice che un bimbo inizia a percepire il mondo che lo circonda intorno ai sei mesi, inizia a distinguere i volti e gli oggetti. Alla piccola Guarino è stato negato anche questo, lei non ha avuto neanche il tempo di rendersi conto di essere venuta al mondo perché qualcuno ha deciso così, perché qualcuno ha deciso che quella bambina non può crescere, non può andare a scuola, non può conoscere l’amicizia, non può conoscere l’amore e soprattutto non può dare nessun tipo di apporto alla società. L’omicidio è l’atto più brutto che può compiere un uomo che uccidendo priva un’altra persona di essere artefice del proprio destino, ma quando la vittima è un infante la cosa diventa ancora più grave perché non gli si dà neanche la possibilità di capire il significato della parola destino. Quindi per rispondere all’originaria domanda del pubblico c’è da concludere, citando una canzone, che “LA VITA NON E’ UN FILM”, a volte è molto peggio.

Paolo Coronese

Paolo Coronese

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