Il silenzio degli eroi: Renata Fonte, una donna da record

Molto spesso viviamo gli eventi tragici che accadono nella nostra società come spettatori, quasi con lo stesso atteggiamento con il quale vediamo un film. Ciò è umano e capibile perché molti fatti, accadendo lontano da noi, ci sembrano simili ad un racconto.

targa commemorativa a Porto Selvaggio
targa commemorativa a Porto Selvaggio

Negli ultimi decenni siamo venuti a contatto con tanti avvenimenti che chiamare tragici è riduttivo, come ad esempio la guerra di mafia che ha tormentato la Sicilia negli anni ottanta e novanta. Le famiglie ascoltano le brutte notizie che si susseguono giorno dopo giorno come se stessero seguendo una serie a puntate. Le cose cambiano, però, quando un avvenimento ci colpisce da vicino, quando colpisce la nostra comunità. È in questo momento che nella mente e nell’animo dei più si risveglia una forte coscienza sociale e dopo un momento di incredulità e stupore si realizza che le cose possono accadere anche vicino a noi. È proprio per questo motivo che non bisogna dimenticare ciò che succede fuori dall’uscio di casa, come la tragedia avvenuta nella più vicina Nardò il 31 marzo 1984 che portò alla morte di Renata Fonte: IL PRIMO OMICIDIO DI MAFIA NEL SALENTO.

Renata nasce a Nardò il 10 marzo del 1951. La ragazza crescendo sviluppa un forte interesse per le lingue e la letteratura straniera che la porta ad ottenere la laurea nel campo e successivamente a diventare insegnante di scuola elementare. Contemporaneamente a ciò conosce Attilio Matrangola, un sottufficiale dell’Aereonautica, che poi diventerà suo marito e che porterà la ragazza in giro per l’Italia proprio a causa del suo lavoro.

Dopo varie esperienze la coppia torna a casa e la donna inizia a sviluppare, anche grazie agli insegnamenti di Pantaleo Ingusci, un forte interesse per la politica che la porta ad entrate nel partito repubblicano italiano, del quale diventa segretaria cittadina. Le sue battaglie contro renata_fontela speculazione edilizia e il suo impegno per la salvaguardia dell’ambiente la portano a dirigere il Comitato per la tutela di Porto Selvaggio. Le sue attività vengono premiate con l’elezione alle amministrative e qui Renata entra nella storia del suo paese diventando il primo assessore donna del comune di Nardò.

La carriera politica prosegue e porta altre soddisfazioni e nuovi incarichi, ma oltre a questo non tardano neanche ad arrivare le prime inimicizie. Andare a toccare determinati settori come quello edilizio è stato da sempre molto pericoloso perché si vanno a colpire interessi troppo grandi, interessi che Renata scopre e combatte, sola e contro tutti. Il suo lavoro porta a galla parecchi illeciti che per alcuni sarebbero dovuti rimanere segreti. Ciò che alimenta lo spirito della donna, come l’amore per la propria terra e la voglia di giustizia, diventa anche la sua condanna portandola inesorabilmente allo stabilimento di un altro, questa volta orribile, primato: Renata Fonte viene assassinata il 31 marzo del 1984 davanti al portone di casa e così diventa la prima vittima di mafia nel Salento. Le indagini e i successivi processi portano alla condanna degli esecutori materiali (Giuseppe Durante e Marcello My), degli intermediari (Mario Cesari e Pantaleo Sequestro) e del mandante Antonio Spagnolo collega della donna e primo dei non eletti alle elezioni amministrative.

Nonostante siano passati tanti anni, argomenti come la speculazione edilizia e come la tutela del territorio sono all’ordine del giorno e l’unica speranza che si può avere è che la storia di questa donna ci faccia realmente capire, soprattutto in questi anni di boom turistico, quanto è importante il SANO sfruttamento di una magnifica terra come il Salento.

Paolo Coronese

Paolo Coronese

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