Il senso del nostro credere – Il commento al Vangelo di domenica 5 marzo

di Giuseppe Cionfoli
(Mt 4,1-11)In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai».
Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
“Essere ciò che non si è: questa tentazione passa nella vita di tutti, ma nella esistenza del nemico di sempre è stata determinante per la sua ribellione. 
Il “casaccio”, come diceva san Pio da Pietrelcina, non ha mai capito che, come tutti noi, è stato “creato” e non “generato”, come il figlio di Dio.
Farsi adorare da Gesù: per il diavolo sarebbe stata una vittoria epocale, ma Gesù nella sua grandezza gli risponde che solo al Signore dobbiamo il nostro culto.
Anche l’uomo molte volte, quando arriva alle vette del successo, della popolarità, della  vanità e pensa di essere onnipotente, commette lo stesso peccato del nemico.
Preghiamo, quindi, per non cadere in tentazione e per dare un senso a questo tempo di quaresima.
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Redazione

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