Il più grande scandalo finanziario della storia d’Italia

Il più grande scandalo finanziario della storia d’Italia

Il più grande scandalo finanziario della storia d’Italia

Abbiamo una lunga tradizione di scandali bancari nel nostro bel paese, il primo risale addirittura al 1894, messo in atto dal Banco di Roma e vide coinvolte figure illustri come Giolitti e Crispi. Operazioni finanziarie poco trasparenti furono perpetrate dal Banco di Sconto, nel periodo fascista, sino ad arrivare ai giorni nostri con gli scandali di Banca Etruria e, soprattutto, del Monte dei Paschi di Siena.

Ma il crac finanziario più scandaloso della storia italiana fu quello realizzato dal Banco Ambrosiano e dallo I.O.R. (Istituto Opere Religiose), il tutto sotto la regia dell’oscura figura del cardinale Marcinkus. Più impermeabile ai controlli delle isole Kayman, più riservato delle banche svizzere, lo I.O.R. rappresenta un vero paradiso fiscale in terra, con rendimenti altissimi per i correntisti e con un vantaggio inestimabile: la totale segretezza.

Il torrione nelle mura vaticane che ospita lo I.O.R:

Circa trent’anni fa si chiuse il processo per il crac finanziario del Banco Ambrosiano e da allora nessuno osa più guardare nelle operazioni finanziarie dello IOR, eppure quello scandalo lasciò una lunga scia di morti illustri.

I fatti

Il 17 aprile del 1978 due ispettori della Banca d’Italia iniziarono un’ispezione sulle attività del Banco Ambrosiano guidato da Roberto Calvi, legato alla loggia massonica P2 di Licio Gelli. Dopo sette mesi di controlli, i due ispettori rilevarono gravi irregolarità e consegnarono il rapporto al giudice Emilio Alessandrini che fu ucciso appena poco tempo dopo dal gruppo terroristico Prima Linea.

Paolo Baffi e Mauro Sarcinelli, direttore e vicedirettore della Banca d’Italia, che conoscevano il contenuto del rapporto sul Banco Ambrosiano, vennero arrestati per fatti che si riveleranno infondati due anni dopo.

Carlo Azeglio Ciampi, che nel frattempo aveva sostituito Paolo Baffi alla guida della Banca d’Italia, volle vedere chiaro nelle operazioni finanziarie di Calvi: venne alla luce quell’oscuro intreccio di passaggi di denaro tra lo IOR guidato dal cardinale Marcinkus, il Banco Ambrosiano di R. Calvi e le banche private di Michele Sindona, banchiere legato a cosa nostra siciliana e alla mafia italo americana.

Il banchiere Michele Sindona

Questi vorticosi passaggi di denaro tra i tre istituti di credito creò un enorme buco finanziario nelle casse del Banco Ambrosiano e delle Banche di Michele Sindona.

Il Banco Ambrosiano, costretto a dichiarare fallimento, fu messo in liquidazione, fu nominato commissario liquidatore il dott. Giorgio Ambrosoli, persona di onestà assoluta, che fin da subito ricevette sia pressioni politiche, sia intimidazioni mafiose nel tentativo di ottenere il riconoscimento della buona fede di Michele Sindona, così facendo la Banca d’Italia avrebbe dovuto sanare i debiti del Banco Ambrosiano nei confronti degli istituti di credito di Sindona.

Il Dott. Giorgio Ambrosoli

Il dott. Ambrosoli, che non cedette minimamente alle pressioni ricevute, fu assassinato l’11 luglio del 1979 con quattro colpi di pistola sparati dal killer mafioso italoamericano Joseph Aricò.

Si susseguirono caotici e insistenti tentativi di mafia siciliana e italoamericana nel tentativo di recuperare il loro capitale, arrivando addirittura ad organizzare un finto sequestro di Sindona.

L’opera di Ambrosoli fu proseguita da un suo stretto collaboratore, il maresciallo della Guardia di Finanza Silvio Novembre.

Nel 1981, quando ormai era venuta alla luce l’esistenza della loggia massonica P2 guidata dal gran maestro Licio Gelli (fuggito all’estero), terminate tutte le indagini, la magistratura emanò gli ordini di cattura per Roberto Calvi, Michele Sindona e per il presidente dello I.O.R. cardinale Paul  Marcinkus.

Il cardinale Marcinkus

Dalle indagini emerse che lo IOR aveva ricevuto, attraverso società estere legate al Banco Ambrosiano, la ragguardevole cifra di 1.139 milioni di dollari.

Roberto Calvi, fuggito all’estero, fu ritrovato morto impiccato sotto un ponte a Londra, Michele Sindona, da prima arrestato negli USA, poi estradato in Italia per il processo che lo vedeva imputato anche quale mandante dell’omicidio del dott. Ambrosoli, morì avvelenato nel carcere di Voghera nel marzo del 1986.

Il Vaticano, forte dei patti lateranensi, non autorizzò gli inquirenti italiani all’arresto del cardinale Marcinkus. Torniamo indietro di qualche anno. Il 28 settembre del 1978 moriva Papa Luciani (Giovanni Paolo I) dopo appena 33 giorni di pontificato, ufficialmente per un malore secondo il comunicato della santa sede, ma ci sono fatti antecedenti che farebbero pensare altro: Papa Luciani, quand’era ancora cardinale, fu un fermo oppositore di Marcinkus, in particolare Luciani non vedeva di buon occhio la partecipazione del cardinale statunitense ai consigli di amministrazione del Banco Ambrosiano non essendone membro, tra l’altro una delle prime cose che Luciani aveva intenzione di eseguire da pontefice era la sostituzione di Marcinkus dalla guida dello IOR. Non ci fu nessuna autopsia per accertare le cause della morte ne fu mai ritrovato il taccuino di Luciani con gli appunti sullo IOR.

Col successore di Luciani, invece, Marcinkus ebbe un’ottima intesa. A Carol Wojtila piaceva molto quel cardinale americano figlio di immigrati dell’est europa, che parlava bene il polacco e che era così sensibile alle lotte di Solidarnosc. Ci vollero dieci anni a Carol Wojtila per decidersi di rimuovere uno dei principali  responsabili del crac del Banco Ambrosiano dalla guida dello IOR e senza mai spendervi una parola di condanna. 

Per uscire dallo scandalo del Banco Ambrosiano, la Banca Vaticana verso 406 milioni di dollari ai liquidatori, meno di un quarto rispetto ai 1.159 milioni dovuti secondo l’allora ministro del lavoro, Beniamino Andreatta.

“è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli”

Giancarlo Panico

Giancarlo Panico

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