Il mese di dicembre nella tradizione cristiana

di Vito Bergamo

Per la Cristianità il mese di dicembre è certamente il più importante dell’ anno perché ricorda la nascita di Gesù avvenuta più di 2000 anni fa e che diede inizio all’era cristiana.

Dicembre è il mese del riposo della terra ed è ricco di tradizioni.

La prima che si incontra è la” Vigilia dell’ Immacolata” del 7 dicembre; era il giorno del digiuno per antonomasia e lo si faceva per onorare la Vergine Immacolata.

Nel sec. XVIII, il Papa allentò molto le grandi proibizioni adottate fino al 1600, e diede facoltà al Clero locale di gestire questo giorno di digiuno a sua discrezione.

Ecco che nascono nei vari paesi usanze e riti locali. Racconto quello che succedeva a Calimera e, penso, anche in molti altri paesi del Salento. Per farlo ritorno indietro negli anni ’50.

La mattina noi bambini non andavano a scuola e, appena alzati, trovavamo la mamma intenta a preparare la pucceddha : un tipo di pane bianco, farcito con pesciolini in salamoia con aceto; erano molto gustosi. Poi la pucceddha veniva messa insieme ad un borraccino d’ acqua e a delle arance in una sporteddha e partivamo per andare sulle Serre di Martignano. Eravamo solo maschietti, le bambine restavano a casa.
Arrivati sul posto, in mezzo alle rocce, consumavamo la pucceddha e subito dopo ci mettevamo alla ricerca della creta ( griddha) che si trovava nei buchi e negli interstizi delle rocce. Con la creta, ognuno di noi faceva un bel mattone e lo metteva nella sporteddha. Facevamo ritorno a casa dopo mezzogiorno e, con la creta raccolta, modellavamo le statuine per il presepe che mettevamo al sole (se c’era) o vicino al fuoco perché si indurissero.

L’usanza proseguiva con la cena della Vigilia, consumata da grandi e piccini, a base di baccalà con sponzali (cipolle); nel brodino di baccalà si cuocevano i vermiceddhi. La cena si concludeva con le pittule mangiate calde, calde.
Il giorno dopo era la Festa dell’Immacolata; questo nome veniva abbinato ad altri appellativi: Concepita, Concezione, Concetta. Noi bambini controllavamo di tanto in tanto le statuine di creta per vedere se erano ben indurite per poterle colorare perché il 13 dicembre (giorno di S. Lucia) era vicino.
Santa Lucia – Oltre ad essere una santa molto venerata per il fatto che era la protettrice della vista, aveva la festa che segnava l’inizio dei preparativi per il Natale.

Il proverbio molto in voga negli anni della mia infanzia era: “Prima de Natale né friddu né fame; de Natale annanti, tremanu li capasuni ca stannu vacanti”.
Nel giorno di Santa Lucia, in quasi tutte le case veniva costruito il presepe. Bastava veramente poco spazio: un angolino, tre pietre, un po’ di muschio, rametti presi dal bosco, le statuine appena costruite ed ecco pronto il presepe. Naturalmente ogni bambino cercava di competere con gli altri nel farlo più bello; ma in realtà poi non importava a nessuno se fosse più grande o più bello, l’ importante era avere il presepe in casa.

Questo avveniva negli anni Cinquanta. Negli anni Sessanta, è arrivato Babbo Natale e con esso, l’albero di Natale con le luci intermittenti multicolori, sotto cui si posavano i doni. Insieme ad essi venne però l’indifferenza e la fine del rapporto umano.

24 Dicembre – La sera, nella casa più grande si riunivano tutti i bambini del vicinato; il più piccolo aveva tra le mani Gesù Bambino e stava davanti agli altri che lo seguivano a mo’ di processione, cantando “ Tu scendi dalle Stelle”. Il Bambinello veniva poggiato nella mangiatoia e nasceva così simbolicamente. Oggi i testi delle canzoni natalizie, sono in genere in inglese. Si pensa che le nostre tradizionali siano antiquate.

25 Dicembre – Questo era giorno di grande trepidazione per noi bambini: dovevamo leggere la Poesia di Natale! Prima di pranzo mettevamo di nascosto la letterina intestata ” Ai miei cari genitori” sotto il piatto del papà.

Chiaramente lui sapeva tutto, ma tirava alla lunga la storia, mangiando lentamente o sorridendo sotto i baffi. Noi bambini dopo aver sbranato la pasta “ fatta in casa” con le tre polpette e il pezzettino di carne, ci mettevamo con i gomiti sul tavolo ad aspettare che papà finisse di mangiare.

Quando finalmente finiva, la mamma con molta cautela, toglieva il piatto e usciva fuori una letterina se il figlio era uno solo, o più letterine se i figli erano più di uno. Il papà naturalmente faceva il meravigliato: “ E’ arrivata posta pure il giorno di Natale? Di chi sarà mai?” “ Mia, mia, mia!!” rispondevano i bambini. Al che prendevano una letterina ( erano tutte simili), e partendo dal più piccolo, iniziava la lettura: “Miei cari genitori, in questo giorno di Natale…..vi prometto di essere più buono…. ecc… Vostro figlio…” Poi si restava in attesa del soldino che arrivava nella mano del bambino, ma non vi restava. Il bambino lo restituiva alla mamma che a sua volta lo consegnava al papà.

Oggi, sotto l’albero di Natale si trovano pacchi e pacchetti di ogni tipo. Sono regali (quasi sempre inutili), che si fanno ai figli, alla moglie, ai parenti e agli amici. Accanto a questi doni gli immancabili Panettoni, molti dei quali sono abbinati allo spumante in confezioni regalate dai datori di lavoro ai loro dipendenti. Si evitava così di dare la gratifica natalizia che si concedeva una volta.

Ma, a pensarci bene, non sarebbe più produttivo per l’intero Salento regalare un vassoio di carteddhate, con porceddhuzzi, accompagnati da un ottimo vino locale?

Ci hanno spinto ad uniformarci ad un diverso regima di vita, rimproverandoci sempre di rimanere indietro. Noi siamo stati così bravi, almeno in questo, da superarli, consumando di tutto ciò che viene dal Nord, quasi disprezzando i prodotti locali. Ci hanno fatto quasi abbandonare la tradizione del Presepe per abbracciare, sempre più, l’uso dell’albero di Natale, di Babbo Natale e dei Doni “inutili”.

28 Dicembre. Festa degli Innocenti. Non voglio parlare di ciò che è stato, ma voglio solo dare un’ indicazione: chi vuole sapere di più su questa ricorrenza, basta che cerchi su Internet. Di certo è qualcosa di antico, forse proveniente dagli antichi baccanali romani; poi fu detta “Festa dei Pazzi” perché in questo giorno, intorno all’anno mille, nelle Chiese si commetteva ogni tipo di abuso. Intorno al 1600, fu chiamata “Festa degli asini” per onorare il nobile animale che scaldò Gesù Bambino nella Grotta e che portò Gesù Cristo a Gerusalemme. Successivamente fu chiamata “Festa degli Innocenti” in quanto gli adulti facevano degli scherzi ai bambini: appunto scherzi innocenti. Sul finire degli anni ’50, questa festa scomparve e lasciò il posto ad un’ altra data, cioè il Primo Aprile, chiamata Pesce d’Aprile. A causa degli scherzi che si facevano in questo giorno, nacque il proverbio: “ Lu Primu Aprile addhù te mandanu nu’ scire”.

31 Dicembre. S. Silvestro. La sera si rimaneva svegli fino a notte inoltrata in una casa del vicinato dove ci si riuniva insieme a tante persone per aspettare l’arrivo del nuovo anno. Simbolicamente a mezzanotte si faceva uscire fuori il più anziano con un sacco pieno di guai passati e si faceva entrare il bambino più piccolo che molte volte, a causa dell’abbondanza delle nascite in quel periodo, era un neonato.

1 Gennaio. La Strina. Sui vestitini dei bambini, si attaccava con una spilla una piccola sacca di stoffa ( pungheddha) ed essi andavano in giro per i parenti per racimolare qualche soldino, dicendo: “ Bon Capodanno a te e la Strina a me!”.

6 Gennaio. Giorno dell’ Epifania. Con l’Epifania si conclude il ciclo natalizio: arrivano i Re Magi che portano i doni a Gesù Bambino. Un tempo venivano dati dei piccoli doni ai bambini. Erano il più delle volte simbolici, perché in quel periodo soldi non c’erano molti.
Poi è arrivato Babbo Natale ed ha sfrattato la Befana.

Quanto ho scritto non è per nostalgia del tempo che fu, ma per riflettere sui perché dei cambiamenti intervenuti e sulla commercializzazione non solo del cibo, degli strumenti, ma anche delle tradizioni e dei sentimenti, o almeno il modo di esprimerli!

Ghetonìa e il Gruppo della Casa Museo e della Civiltà contadina augura a tutti un sereno e caldo Natale e un proficuo anno nuovo.

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