Il gioco d’azzardo in Italia: tra legislazione e tutela dei minori

Il gioco d’azzardo in Italia: tra legislazione e tutela dei minori

Il gioco d’azzardo in Italia: tra legislazione e tutela dei minori

Il tema del gioco cosiddetto d’azzardo è tematica sulla quale in Italia si dibatte molto, specie negli ultimi anni di crisi economica: problematica complessa sia dal punto di vista concettuale e sociologico ma anche da quello terminologico. Nel calderone dell’azzardo sono infatti compresi giochi di natura e rischi diversificati.

Il punto di riferimento per ciò che riguarda la normazione del fenomeno del gioco d’azzardo è dal 1931 il Testo Unico sulla pubblica sicurezza, anche se, ça va san dire, col tempo è stato necessario apportare delle modifiche e degli adeguamenti in relazione alla diversità delle circostanze e degli strumenti che nel corso degli anni sono evidentemente mutati. Il punto fondamentale del T.U., limitatamente a ciò che riguarda la normazione del gioco, è comunque la centralità dello stato nella gestione e nel controllo. È, quindi, la cosa pubblica che detiene il monopolio e che, tramite specifiche e contingentate concessioni, provvede a delegare il reale esercizio dell’attività ai siti di gioco regolarizzati dall’ente AAMS. Naturalmente nel codice penale sono previste delle sanzioni per chi non osserva le disposizioni in materia, pene applicate sia agli organizzatori del gioco d’azzardo illecito, sia per chi vi partecipa: l’art. 718, ad esempio, commina una pena fino ad un anno per chi organizza o agevola il gioco “in un luogo pubblico o aperto al pubblico, o in circoli privati di qualunque specie”, pena raddoppiata dal successivo articolo per chi, invece ha fatto dell’organizzazione delle cosiddette bische una vera e propria professione. l’art. 720, invece, prevede pene di reclusione fino a 6 mesi per chi prende parte al gioco d’azzardo.

Naturalmente questa normativa può apparire antiquata agli occhi di chi concepisce il gioco d’azzardo come fenomeno esistente principalmente sul web o comunque esercitato tramite mezzi che poco hanno a che fare con le categorie del passato. Ecco che, quindi, la legge ha dovuto compiere molti passi in avanti per adeguarsi ad un sistema in costante evoluzione. A tal proposito la legge di riferimento che disciplina i giochi virtuali è la 266 del 2005 che, di fatto, delega l’AAMS, Amministrazione Autonoma Monopoli di Stato al controllo e alla regolamentazione del settore, come all’oscuramento di siti internet che non rispettano le disposizioni vigenti. In questo modo il web è di fatto assimilato ad un comune spazio aperto al pubblico e, come tale, deve rispettare le medesime leggi e offrire agli utenti le medesime garanzie dei luoghi di gioco reali.

Altro aspetto fondamentale che molto spazio ha avuto nella produzione normativa in materia riguarda l’accesso dei minori ai luoghi, sia fisici che virtuali. A tal proposito, se l’accertamento della maggiore età dell’utente risulta cosa assolutamente semplice nelle sale da gioco, non è altrettanto per i siti web. Sebbene tale divieto è sempre stato ben presente nella normativa, la prima legge che prevede obblighi di accorgimenti particolari in capo ai soggetti concessionari risale al 2009, con la legge 88. Una successiva legge approvata nel 2011, la 98, introduce la sospensione dell’esercizio o, addirittura, la revoca per chi contravviene le disposizioni per più di tre volte nell’arco di un triennio.

Gabriele Pasca

Giornalista, anche sportivo. Interista, zapatista, pessimista e tante altre cose in -ista. Classe 1992, studente di giurisprudenza. Leccese ma anche modenese. Insomma, tutto e niente.

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