Il Fus, Fondo Unico per lo Spettacolo

Il Fus, Fondo Unico per lo Spettacolo

Il Fus, Fondo Unico per lo Spettacolo

Il Fondo Unico per lo Spettacolo è il meccanismo utilizzato dal Governo italiano per regolare l’intervento pubblico nei settori del mondo dello spettacolo. È stato istituito con la legge 163/1985 per fornire sostegno finanziario ad enti, istituzioni, associazioni, organismi e imprese operanti in cinema, musica, danza, teatro, circo e spettacolo viaggiante, nonché per la promozione ed il sostegno di manifestazioni e iniziative di carattere e rilevanza nazionale in Italia o all’estero. Il fondo è rifinanziato annualmente con la legge finanziaria ed è ripartito tra i vari settori in virtù di un decreto del Ministro per i Beni e le Attività culturali.

Nei vari anni è cresciuto, arrivando a toccare nel 2003 il punto più alto, pari circa a 517,93 milioni di euro. Nel 2009 ha subìto una sensibile flessione dovuta alla crisi economica, che ha portato il fondo a toccare 397 milioni di euro, la cifra più bassa di sempre, se si esclude il biennio di partenza. Può sembrare logico che, in un momento di difficoltà economica, si taglino i fondi ai diversi settori che non sono di prima necessità. Se, però, si confronta l’andamento del FUS con quello del PIL, si nota che il FUS è cresciuto quando è cresciuto il PIL, anche se non con lo stesso tasso di crescita. Questo fino al 2009; infatti, negli anni successivi il PIL ha ripreso a salire, superando il livello raggiunto nel 2003 (quando il FUS era al massimo), ma il FUS è rimasto stabile. È evidente la scelta di continuare a non investire nello spettacolo. Questa affermazione prende più valore, e cancella anche il velo positivo che ricopriva gli anni precedenti alla crisi, se si calcola l’influenza del FUS sul PIL. Addirittura, con questa elaborazione si nota come il FUS, fin dalla sua istituzione, non ha fatto altro che diminuire (cfr. grafici seguenti).

 

grafico 1[1]
grafico 1[2]
Questa situazione appena descritta evidenzia la necessità di provvedere alla ricerca di entrate che siano differenti da quelle pubbliche. Ciò apre due strade: ricerca di sponsorizzazioni private (come avviene già da tanto per lo sport) e visione delle realtà culturali come imprese vere e proprie in grado, quindi, anche di fare marketing. La prima soluzione sta prendendo sempre più piede. Recentissimo è il caso dell’Arena di Verona: una nota azienda italiana ha deciso di finanziarne la copertura. Questo implicherà un cambiamento del nome del sito? Si vedrà in futuro. Sono ormai tanti i teatri che possono contare sul main sponsor. Resta quindi da analizzare la possibilità di fare marketing con la musica e l’arte in generale.

[1]     Elaborazione dati da: Relazione sull’utilizzazione del FUS e sull’andamento complessivo dello spettacolo anni 1985, 1987, 1991, 1995, 1999, 2003, 2007, 2009, 2011, 2015

[2]     Nostra elaborazione

 

Marco Mariano

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