Il festival dei perdenti

«Al Festival mi hanno usato» è la dichiarazione di Gigi d’Alessio, l’ultimo dei perdenti a polemizzare sull’esito dell’evento che ogni anno divide gli italiani. Dichiarazioni simili sono state rilasciate da Albano. Ok, non ha detto cose del genere, ma il continuo parlare del presunto guasto tecnico che lo ha penalizzato, della votazione che non rispecchia la realtà, del non essere stato considerato adeguatamente dalla giuria degli esperti, non è che si discosti molto dalle dichiarazioni del cantante napoletano. Mentre nel caso di Albano si può giustificare tale comportamento patetico (aggravato dall’intenzione di voler tornare il prossimo anno per fare meglio, qualcuno salvi lui e soprattutto noi!) con la scusa dell’età, per Gigi d’Alessio non si può usare questa giustificazione.

Quello che dice quest’ultimo, però, non è tutto sbagliato, anzi. Il fatto che ci voglia rispetto per chi ha studiato davvero musica è qualcosa su cui si dovrebbe discutere. Fa bene Gigi d’Alessio a lamentarsi dell’incompetenza della giuria di “qualità”. Siamo abituati a scandalizzarci per le prestazioni mediche di chi non ha titoli, i quali vengono giustamente perseguiti penalmente; invece per la musica e l’arte in generale va bene il primo che passa. Fa bene Gigi d’Alessio a definire lui stesso e pochi altri (fra i “big” del Festival) gli unici professionisti, per l’unione di competenza ed esperienza. Fa bene, ma avrebbe dovuto valutare tutto questo prima. La domanda da porsi è: e se (sfortunatamente per noi) avesse vinto?

Ancora più grave se relazionato all’età il comportamento di Ermal Meta che sul suo profilo Facebook ha postato un articolo di HuffPost Italia, in cui venivano analizzate le votazioni nelle serate di Sanremo 2017. Secondo l’analisi riportata, Ermal Meta sarebbe stato in testa per la giuria degli esperti, invece è come tutti sappiamo arrivato terzo. Se questa giuria, però, è la stessa di cui lamenta Gigi d’Alessio, allora c’è da mettersi d’accordo. Il cantautore italo-albanese commenta l’articolo con un vago, ma polemicissimo “interessante” che ha scatenato ovviamente i suoi fan. Il commento più ricevuto dai fan è stato sulla falsa riga di questo: “alla gente non piacciono le riflessioni”. Perché non piacciono? Solo perché su tre canzoni ha vinto l’unica con un tema più vivace? E poi basterebbe analizzare, con sulle spalle un minimo di nozioni di filosofia, il testo della canzone vincitrice per capire che le riflessioni ci sono, eccome! Il punto, però, non è chi ha vinto, ma chi ha perso. Si sarebbe potuto definirli non vincitori, ma sono diventati perdenti.

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Marco Mariano

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