Il Fascicolo Sanitario Elettronico: intervista al Prof. Mauro Moruzzi

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Il Prof. Mauro Moruzzi

Uno dei maggiori esperti italiani di e-Health. Inventore del CUP, il sistema elettronico di accesso alla Sanità e ideatore del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE). Presidente dell’Associazione Achille Ardigò, Direttore Scientifico di CUP 2000 S.p.A., Coordinatore e-Health e Responsabile dell’e-Health Academy per AssinterItalia, E-Health Advisor all’Istituto Tumori Milano.
Docente di Sociologia in diverse Università italiane tra cui Urbino e Bologna.
Durante l’intervista è in viaggio verso Napoli per un incontro con la regione Campania proprio a proposito di ciò di cui abbiamo parlato

Professore, come arriva un sociologo ad occuparsi di Sanità?

Mi occupo di Sanità perché ho avuto come maestro Achille Ardigò, che è uno dei fondatori del pensiero socio-tecnico a livello europeo, cioè quel pensiero che vede nell’introduzione di internet e delle reti di alta comunicazione la possibilità di creare un nuovo mondo di comunicazione che aiuti la gente e soprattutto l’assistenza sociale sanitaria. Tra l’altro Ardigò ha collaborato su questo tema con importanti sociologi e tra questi mi viene subito da citare il professor Raffaele De Giorgi, dell’Università del Salento.

Integrare ICT e Sanità, un progetto ambizioso e immagino constrastato da chi ha paura della trasparenza che la rete può dare.

Certamente. Noi dobbiamo pensare che l’incontro fra la Sanità ed Internet sarà un incontro sconvolgente, esattamente come è stato sconvolgente l’incontro tra il trasporto aereo e internet, che ha prodotto la Ryanair e, quindi, la fine del monopolio delle compagnie nazionali che adottavano prezzi impossibili. Oppure come lo è stato nel settore della finanza, delle banche. In tutti i settori l’alta comunicazione ha messo al centro il cliente, in questo caso il paziente. Ciò vuol dire: meno burocrazia e più comunicazione. Queste reti sono patient centered, centrate sul paziente, mentre le vecchie reti erano centrate sulle esigenze della democrazia. Un ribaltamento di 180° gradi, doloroso, difficile.

Sono tanti i servizi offerti da Cup2000, facilmente consultabili sul sito della società. Lascio a lei, però, la descrizione del FSE. Quali sono i vantaggi per il paziente, per il singolo?

Per la prima volta con il Fascicolo Sanitario Elettronico (non dimentichiamo che è dal 2012 legge dello Stato italiano) tutta la storia clinica del paziente è rintracciabile su internet, in forma protetta. Nel senso che è un motore di ricerca di tutti i referti dell’interazione medico-paziente che si sono generati in tutti gli ambulatori e in tutti gli ospedali d’Italia. Non solo, ma conserva anche tutte le prescrizioni farmaceutiche. Quindi un bambino che attiva oggi un FSE, saprà per tutta la vita i farmaci, non sempre utili, che ha ingoiato durante la sua vita. Può conservare mille altre informazioni che sono utili soprattutto nel mondo verso cui stiamo andando, cioè quello della medicina genetica. E sarà utile per una medicina proattiva, cioè basata sulla prevenzione, perché non basta curare le malattie, bisogna prevenirle.

Quindi è un modo completamente nuovo di fare Sanità, che abbatte le barriere spazio-tempo, introdotte dalla burocrazia; per cui le situazioni in cui ho un certificato che sta a 200 km da casa mia e non è raggiungibile, oppure quelle in cui un certificato di 20 anni fa nell’ospedale che ho vicino a casa nel frattempo è finito in chissà quale archivio cartaceo, scompariranno. Si va verso un sistema di alta comunicazione. Emilia Romagna, Lombardia e Trentino hanno già attivato il FSE pur tra tante difficoltà; la Puglia inizia a farlo. Mi risulta siano stati sperimentati i primi fascicoli. Bisogna con coraggio dare la possibilità a tutti i cittadini italiani di poter usufruire di questa innovazione, che è semplicissima. Così come si prenota una stanza d’albergo, col fascicolo è possibile anche prenotare una visita attraverso il Cupweb.

Le volevo proprio chiedere: la Puglia a che punto è?

In Puglia è iniziata una collaborazione con Innovapuglia, che è la società della Regione che si sta impegnando positivamente in questa direzione. Abbiamo maggiori problemi invece nelle altre regioni. Noi faremo nel 2017 una serie di corsi di alta formazione per aiutare la realizzazione del fascicolo in tutte le regioni del Meridione. Quando dico “noi” intendo la collaborazione di Bocconi, Politecnico di Milano e le società in house delle regioni che sono associate in AssinterItalia. Quindi io avrò occasione di tornare in Puglia per discutere dei problemi delle difficoltà e sbloccare questa importante innovazione.

 

3700 medici affiliati alla vostra rete, 21 milioni e 685 mila documenti e referti già accessibili dal FSE, 72 milioni e 100 mila ricette dematerializzate. La domanda è retorica: dove volete arrivare?

Vorremmo arrivare ad avere una Sanità completamente dematerializzata, dove non circoli più la carta. Passare dalla velocità delle gambe della persona con cui gira la carta, alla velocità della luce a  cui viaggiano i bit che sono gli atomi dell’informazione. Ormai è così in tutto il mondo, non si capisce perché la Sanità e la Pubblica Amministrazione debbano rimanere nel vecchio Secolo della burocrazia, dei timbri e dei certificati. Non è possibile che in Italia si debbano ripetere le stesse cose 20 volte. I problemi del Fascicolo hanno comportato un lavoro di 15 anni in Emilia Romagna e in Lombardia. Perché impiegare altri 15 anni per ogni regione, quando possiamo benissimo ormai superare tutti i problemi che abbiamo risolto in passato.

Traguardo importante a livello nazionale la nascita del dossier sanitario presso l’Istituto Nazionale di Tumori di Milano. Un’altra conquista per il progetto.

Certamente perché il Fascicolo non potrà mai decollare se tutte le Aziende Sanitarie non avranno dematerializzato la Sanità, perché è impossibile spedire la carta su internet. Occorre che ogni Azienda Sanitaria – ne parlavamo anche con gli amici dell’ASL di Lecce – organizzi il dossier, che è la cartella clinica informatizzata di tutti i dati che un paziente ha lasciato negli ospedali e negli ambulatori dell’ASL. Bisogna partire dal basso, se non lo si fa, ci saranno sempre delle informazioni che non arriveranno perché finite in qualche scartoffia di qualche ambulatorio. Bisogna completare questo progetto che prevede il dossier a livello locale, il FSE a livello regionale, l’interoperabilità a livello nazionale ed europeo.

 

Per chiudere, una curiosità: cosa l’ha spinta ad accettare un’intervista per una testata piccola, come la nostra? Grazie!

Con la vostra terra ho un rapporto speciale dovuto sia alle tante iniziative fatte, sia ai tanti amici colleghi che ci sono. Quello che bisogna insegnare ai giovani, ma anche ai professionisti è di guardarsi attorno e di non collaborare solo con le realtà che sono espressione del potere istituzionale, dietro il quale spesso non c’è nulla, c’è solo il vuoto, mentre in molte piccole iniziative che coinvolgono i giovani ci sono i contenuti e ci sono delle cose molto interessanti.

 

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Marco Mariano

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