“La vita non è un film”: sul caso Weinstein

“La vita non è un film”: sul caso Weinstein

“La vita non è un film”: sul caso Weinstein

<Vuoi una parte nel mio film? ne possiamo “parlare” in privato>.  Questa è la presunta frase uno degli impresari più famosi del panorama cinematografico mondiale avrebbe detto a molte donne al fine di ottenere favori sessuali in cambio di ruoli o lavori nelle sue pellicole. Harvey Weinstein, produttore pluripremiato, poco tempo fa è diventato il protagonista di uno scandalo portato alla luce dal New York Times, il quale ha deciso di pubblicare ciò che da molto tempo si bisbigliava nell’ambiente hollywoodiano, ossia le presunte molestie di Weinstein a molte donne del settore (attrici,aspiranti tali e semplici dipendenti).

Le poche accusatrici in poche settimane sono diventate molte di più, 82 per l’esattezza, che rafforzate dalle confessioni di alcune hanno deciso di rompere il silenzio. Naturalmente le accuse al produttore hanno portato alla luce altri casi e altri soggetti coinvolti che poco avevano a che fare con il primo, rivelando un mondo nel quale determinate situazioni erano all’ordine del giorno. Lo scandalo ha coinvolto nomi importanti come l’attore Kevin Spacey fino ad attraversare l’Atlantico per arrivare in Italia con le accuse al regista Fausto Brizzi.

L’attore Kevin Spacey e il regista Fausto Brizzi, recentemente coinvolti nello scandalo sessuale più grande della storia del cinema

A seguito di tutto ciò il web, i giornali e le TV si sono scatenate con linciaggi e processi mediatici al limite del ridicolo. L’opinione pubblica si è presto divisa tra chi attacca gli accusati e chi, magari non esplicitamente, li “giustifica”, spostando l’attenzione sull’atteggiamento ambiguo delle vittime.

Partendo dal presupposto che l’attendibilità delle dichiarazioni e la colpevolezza delle persone coinvolte verranno stabilite dai giudici dei vari paesi, la domanda che ci si dovrebbe porre è: Perché su ogni questione bisogna dividersi tra sostenitori e detrattori? Questa storia di violenze è l’ennesimo caso che porta le persone a frammentarsi e a litigare tra loro (molto spesso vigliaccamente dietro un computer), perdendo di vista il vero problema che è appunto la violenza sulle donne; problema che esiste dall’alba dei tempi.

La gente non è chiamata a decidere se Wenstein sia colpevole o se le vittime “se la sono cercata”, ma dovrebbe condannare la violenza a prescindere. E’ assurdo pensare che nel 2017 ancora ci sia gente che tenti di giustificare situazioni del genere, ed è ancora più assurdo che di sette miliardi di persone sulla Terra la maggior parte si erge a giudice senza avere la minima competenza in materia. Un gesto che viola la psiche e il corpo del prossimo va innanzitutto condannato, solo successivamente si possono fare le opportune valutazioni a seguito di un processo.

Indipendentemente dall’atteggiamento di alcune presunte vittime, nessuno cerca o si merita violenze; nessun essere umano per quanto si possa dimostrare “provocante” merita stupri o molestie, anche perché se qualcuno provoca è perché qualcuno ha instaurato un sistema che permette determinate provocazioni. Nel momento in cui si presenta un problema bisognerebbe eliminare prima la causa, perché senza questa non ci sarebbero conseguenze e reazioni sbagliate.

Quando si imparerà a giudicare di meno e ad indignarsi di più per i fatti, in quanto tali, si potrà dire veramente di essere in un mondo civile!

Paolo Coronese

Paolo Coronese

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