Il Carnevale in cucina: i dolci della tradizione

di Barbara Del Piano

Via Madonna degli Studenti, una mistica ed incantevole stradina a ridosso del vecchio ospedale Vito Fazzi; un breve percorso che regala al viandante il piacere visivo della sconosciuta chiesetta della Madonna della Grazia e il risveglio olfattivo di antichi profumi, provenienti dal retro di alcuni esercizi commerciali tra cui un laboratorio di pasticceria.

Nelle città ricche di storia il passato riecheggia un po’ da ogni angolo anche seminascosto tra gli odori sprigionati da vecchi ricettari. Faccio così un salto nella tradizione culinaria di una volta tra i dolci tipici della festività del Carnevale.

Frappe, cenci, bugie chiacchiere sono solo alcuni dei nomi dati alle deliziose striscioline di pasta fritta. Come nelle più antiche tradizioni rivivo il rito della frittura e di quell’odore che, nelle case di un tempo, non importava nulla: quello era il profumo che svegliava, la fragranza della festa.

La forma della pasta ben stirata, tagliata nei modi più vari, ma soprattutto in nastri dentellati e variamente attorcigliati, che una volta fritta forma bolle: nasce così la chiacchiera! Non sfugge certo un’accezione negativa per questo dolce tipico, che si “insinua” ovunque tra una maschera e l’altra.

Il mio breve viaggio nel tempo termina con l’immagine allegorica di un’abbondante spolverata di zucchero a velo, la suoneria del mio cellulare mi riporta alla realtà e la voce dall’altra parte del telefono esordisce: “Ciao, ti ho chiamata per fare due chiacchiere!”. A Carnevale, si sa, ogni scherzo vale!

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