I Carbonari (Craunari) di Calimera

di Vito Bergamo

20161109_083830Cosa hanno fatto i carbonai di Calimera per essere tanto citati e ricordati?    Sicuramente il motivo principale è stato l’aver immesso nel commercio il loro prodotto in grande quantità ed in un’area molto vasta.

Il mestiere di carbonaio è riportato in documenti del XVIII sec.  In genere, allora, si costruivano piccole carbonaie con sterpi e rami che si recuperavano in giro.  Le cose continuarono così fino a quando nel 1850 circa, il   demanio concesse e assegnò parte delle   foreste e dei boschi macchiosi ai Comuni per essere usati.

Il fenomeno riguardò vari Comuni del Salento, come Supersano, ma ebbe particolare rilevanza a Calimera.

Il Comune di Calimera, ricevuto il bosco, guardò avidamente al guadagno che avrebbe potuto trarre subito e assegnò perciò    in   piccoli appezzamenti, tutta l’area boschiva ai contadini del luogo.  Essi   diventarono proprietari versando un piccolo acconto, con la promessa che avrebbero perfezionato il contratto di acquisto nel tempo.  Tanto è che furono chiamati dal Comune   nel 1962 per saldare il loro debito.  È stato   così che i contadini, con poco denaro, divennero proprietari   del   terreno.

Questo è ciò che successe per ciò che riguarda l’acquisto degli appezzamenti; ora vediamo cosa è successo   ai boschi.

craunari-2Naturalmente ai contadini non interessava avere un bosco; a loro interessava avere del terreno da coltivare o per impiantare degli uliveti.   Perciò essi stessi o altri foresi si misero ad espiantare e tagliare gli alberi, disboscare e bonificare la zona.  Naturalmente per poter guadagnare qualcosa dal legname ottenuto grazie a   tutto il lavoro fatto, cominciarono ad utilizzare il legno per   fare le carbonaie.

Immaginate un po’ ora, quante carbonaie vennero impiantate con tutto quel legname e quanto carbone prodotto ebbero fra le mani i contadini.

In questo modo, quasi inconsapevolmente, nacque il lavoro dei craunari o macchialuri, dei partitari e dei commercianti di carbone.

Partiamo dal gradino più basso: i macchialuri, coloro che si trovavano al   primo o all’ultimo (dipende da quale parte lo si guarda) livello della filiera nella produzione di carbone vegetale.   Il compito dei macchialuri    era quello di tagliare, estirpare gli alberi e bonificare il terreno; poi con la legna ottenuta dal taglio degli alberi, costruivano le carbonaie.

Per questi uomini esistevano due forme di pagamento: ‘ a giornata’ o ‘ a cottimo’.  Il pagamento   ‘ a giornata’ consisteva in un salario veramente misero che bastava a malapena a sfamare la famiglia.  Il compenso per le donne in quel tempo era    una “granza” di pane nero, del peso di circa 1 Kg.   E non tutte le donne erano in grado di guadagnarlo, perché bisognava essere giovani, belle e talvolta   sottostare agli ordini e ai capricci dei padroni per poter lavorare.

La seconda forma di pagamento salariale per i   macchialuri era: “a cottimo” o “stajo”.  Consisteva nel lavorare senza percepire niente; ma in cambio della pulizia completa del terreno, i craunari   tenevano per sé    il prodotto ottenuto dalla carbonaia.   I partitari (che si trovavano ad un livello più alto dei macchialuri), praticavano verso di loro la “schisa” che consisteva nell’ arrotondare per difetto il peso ottenuto.  Indipendentemente dalle forme di pagamento, i   macchialuri si spaccavano la schiena per quaranta giorni, facendo una vita pieni di stenti e di difficoltà, per un ben misero guadagno.

Ora parliamo dei    partitari.  Queste   figure di lavoratori si trovavano   gerarchicamente tra i macchialuri e i commercianti.   In pratica erano coloro che disponendo di somme di denaro, le    investivano comprando il diritto di sfruttamento di un appezzamento di macchia che veniva dato ai macchialuri per essere lavorato a cottimo.    Si formavano delle squadre di macchialuri e   ad ogni squadra veniva assegnato un pezzo di macchia da disboscare e il carbone   che producevano era il loro guadagno.

I partitari   guadagnavano due volte: la prima nel comprare dai macchialuri   i sacchi di carbone ad un prezzo che essi imponevano, la seconda, e questo avveniva nello stesso momento, con la vendita dei carboni ai commercianti.  I commercianti poi, delegavano agli stessi partitari    la consegna a domicilio del prodotto.  Per farlo i partitari si avvalevano dei   tranieri, conduttori di carri, con i quali concordavano il prezzo del trasporto, che era sempre inferiore a quello pagato dai   commercianti.   E qui si aveva il terzo guadagno dei partitari.

Spesso più partitari si univano in società; ciò avveniva in genere quando si era   di fronte ad una macchia molto grande, per l’acquisto della    quale serviva molto denaro.  In questi casi ogni socio metteva la stessa quota, ma solo uno di essi era delegato a tenere i conti.  Questo contabile, chiamato portafoji, acquistava, vendeva e spartiva.  Alla fine della spartizione la società si scioglieva.

I    commercianti venivano individuati nei magazzini di Lecce o Brindisi ed avevano l’appellativo di Patrunu e in seguito dal   nome anagrafico: ad es. Patrunu Ntoni.   Il carbone veniva scaricato   dai sacchi   nei magazzini in    grossi cumuli.  Preventivamente, il commerciante, aveva preparato grossi quantitativi d’ acqua.  Finito di scaricare, andato via il “traino” (carro), si chiudeva la porta del magazzino e si   buttava tanta di quell’acqua sui cumuli quanta ne poteva assorbire il carbone.  All’ indomani, si   aprivano le porte del magazzino e   si   vendeva il   carbone annacquato e   con il peso triplicato.   Questo ci fa capire quanto fosse alto il margine di guadagno per i commercianti.

Nei loro magazzini, inoltre, i commercianti vendevano anche le patate dolci di Calimera.   Sia nelle piazze di Lecce che   di Brindisi, Calimera aveva il monopolio di entrambi i prodotti.

Intorno al 1970 cessò o quasi la produzione del carbone   perché ormai era diventato anti economico   e    perché erano   arrivati il petrolio ed il gas.

Oggi, a Calimera, i craunari ed il loro duro lavoro vengono ricordati nella “Festa della Cranara” che si svolge a maggio nelle vicinanze della Cappella del Mantovano.

Questa, sinteticamente, è la storia dei craunari di Calimera. Per   ascoltare la loro storia, vedere   i loro attrezzi, conoscere i particolari della costruzione della   cranara, si può andare alla “Casa Museo della Civiltà Contadina e della Cultura Grika “a Calimera, in Via Costantini, 52 (nei giorni feriali dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19.

Redazione

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