Homo Sapiens: presenza antichissima rivelata dalla Grotta del Cavallo

Homo Sapiens: presenza antichissima rivelata dalla Grotta del Cavallo

Homo Sapiens: presenza antichissima rivelata dalla Grotta del Cavallo

Appuntamento con l’archeologia

Porto Selvaggio si trova all’interno di una vasta area che, insieme alla Palude del Capitano, costituisce in Puglia una grande area naturale protetta, riconosciuta come “Parco naturale regionale di Porto Selvaggio e Palude del Capitano”, inserito dal FAI (Fondo Ambiente Italiano) nel 2007 nella lista dei “100 luoghi da salvare”. Il parco rientra nel territorio di Nardò, in provincia di Lecce, con caratteristiche coste frastagliate e rocciose, pinete e macchia mediterranea; al suo interno, la Baia di Uluzzo, piccolo golfo naturale, ospita la Grotta del Cavallo, che assieme alla Grotta Uluzzo e alla Grotta Cosma, ha restituito una significativa testimonianza archeologica.

La Grotta, situata a 15m s.l.m., deve il suo nome all’alta percentuale di equidi della famiglia Equus caballus ritrovati al suo interno, ed ha fornito importanti informazioni inerenti a fasi del Paleolitico Medio e Superiore. I primi scavi ebbero inizio nel 1960, diretti da Arturo Palma di Cesnola, e permisero di delineare tre importanti fasi della grotta:

  • Paleolitico medio, in particolare la fase del Musteriano, con testimonianze della presenza di Homo di Neandertal;
  • Paleolitico superiore arcaico, in particolare la fase inerente all’Uluzziano;
  • Paleolitico superiore finale, con la fase dell’Epigravettiano.

I depositi musteriani all’interno della grotta sono da considerarsi come i più antichi per quanto riguarda il versante adriatico-ionico del Salento, e documentano sia le prime fasi di questo periodo, sia le fasi finali, permettendo una ricostruzione dell’intera presenza Neandertal sul territorio. Questi si occupavano per lo più di caccia, rivolta in particolar modo alle presenze faunistiche nei dintorni della grotta. In particolare, nelle fasi del Musteriano in cui il clima si presentava più rigido, si assistette ad un abbassamento del livello del mare, permettendo l’apertura davanti alla grotta di un’ampia vallata in cui fu particolarmente favorevole la diffusione degli equidi. Selce e calcare compatto costituiscono le materie principali per la creazione di strumenti utilizzati dai Neandertal.

Fig. 2 = Grotta del Cavallo, parte dell’industria litica musteriana. 1. Nucleo discoide; 2-4. Supporti centripeti ritoccati; 5. Raschiatoio; 6. Supporto angolare allungato (da Sarti L. et al., Grotta del Cavallo (scavi Sarti): tradizione ed innovazione nella sequenza musteriana sulla base dell’indicatore litico, 2017).

L’Uluzziano, così denominato da Palma di Cesnola dalla Baia di Uluzzo e che trova nel nord Italia una corrispondenza con la Grotta di Fumane (Verona), è ben documentato all’interno della Grotta. Viene considerato come un periodo di transizione dal Paleolitico medio al Paleolitico superiore, e vede un particolare aumento nella produzione di strumenti. Infine, l’Epigravettiano è il periodo in cui i gruppi di cacciatori-raccoglitori elaborano stili di vita differenti a seconda delle varie situazioni ambientali, ed in cui l’arte, per alcuni di questi gruppi, diviene una componente importante, con motivi geometrico-lineari e zoomorfi.

È all’interno della stratigrafia uluzziana che nel corso delle prime indagini degli anni Sessanta vennero ritrovati due molari decidui, nello specifico un primo molare superiore sinistro superiore ed un secondo molare sinistro superiore, appartenuti a due individui giovani, due bambini di età differenti, uno intorno ai 18 mesi, l’altro un po’ più grande, in quanto il molare di appartenenza si presenta molto usurato.

Il fatto di aver ritrovato solo i due molari e non altre parti scheletriche degli individui a cui essi appartengono, ha permesso di ipotizzare o che i denti siano caduti in fase di crescita, oppure che i corpi dei bambini siano stati divorati da bestie, che hanno però tralasciato i denti.

Fig. 4 = Cacciatori-raccoglitori intenti alla fabbricazione di strumenti di pietra in un riparo roccioso (da Danti A., In Puglia, l’Homo Sapiens più antico d’Europa, National Geographic, 2011).

I resti all’inizio vennero attribuiti alla specie Homo neandertalensis in quanto l’Uluzziano era stato finora considerato come periodo in cui vissero gli ultimi Neandertal, i quali disponevano di capacità cognitive e comportamenti simbolici molto simili a quelli degli umani moderni, ipotesi che trova conferma negli strumenti in osso e negli oggetti ornamentali e decorativi ritrovati

Tuttavia, osservazioni più accurate condotte da Stefano Benazzi del Dipartimento di Antropologia della Università di Vienna, operate con l’aiuto della microtomografia computerizzata, hanno rivelato un’altra possibile appartenenza, ovvero quella alla specie Homo Sapiens. Dai risultati ottenuti inoltre, gli studiosi hanno potuto dimostrare il fatto che i denti abbiano 45.000 anni, classificandosi perciò come i resti Sapiens più antichi d’Europa. Un ritrovamento simile contraddice completamente la convinzione che gli studiosi avevano avuto fino a quel momento, basata sul fatto che l’Uluzziano fosse il periodo degli ultimi Neandertal; i resti di Homo Sapiens rinvenuti negli strati riferibili all’Uluzziano all’interno della Grotta del Cavallo indicano infatti che in questa fase del Paleolitico la Grotta vantava già la presenza dei primi Sapiens, che diedero vita al contesto ritrovato al suo interno. L’Homo Sapiens, dunque, era giunto in Europa molto prima di quanto si fosse creduto finora; la ricerca italiana retrodata perciò di alcune migliaia di anni l’arrivo dei primi Sapiens, che giunti in Europa meridionale intorno ai 45.000 anni fa, si diffusero presto in tutto il continente.

La Grotta, oltre all’interessante contesto antropico, ha fornito numerosissime informazioni inerenti il contesto archeozoologico, ovvero quello concernente la fauna che si aggirava nella zona della Grotta. Il campione faunistico analizzato venne ritrovato in buono stato di conservazione e si compone al 44% dall’Uro, al 27% dal Cavallo, e al 26,5% dal Cervo. Sulla superficie dei reperti sono state riscontrate numerose tracce antropiche, tra le quali segni di taglio e percussione. Tra i resti rinvenuti, uno in particolare ha catturato l’attenzione degli studiosi: si tratta di una porzione diafisaria di osso lungo, inerente con molta probabilità ad un ungulato di medie-piccole dimensioni, ricavato a seguito della frattura dell’osso per l’estrazione del midollo. Il frammento presenta tracce di lavorazione che presuppongono la forma finale di un cuneo, ipotesi confermata da una sperimentazione effettuata con metapodiali di daino freschi. Lo strumento in osso va ad arricchire la raccolta di strumenti rinvenuti negli strati relativi all’Uluzziano: la Grotta del Cavallo vanta 9 rinvenimenti, un numero esiguo ma testimonianza della presenza di una certa varietà tra gli strumenti ed il loro utilizzo. La selezione delle ossa animali per la lavorazione era molto precisa; in generale la gestione delle risorse animali da parte dei Sapiens uluzziani si presenta differente rispetto a quella dei Neandertal, in quanto maggiormente simile a quella di gruppi moderni, con una produzione di manufatti differente da quelli rinvenuti in contesti neandertaliani.

g. 5 = Grotta del Cavallo: industria su osso uluzziana (sinistra), specie animali e ossa selezionate per la sua produzione (destra) (da Borgia V. et al., Grotta del Cavallo (LE): strumento in osso inedito dell’Uluzziano antico,XLVII Riunione Scientifica Preistoria e Protostoria della Puglia).

I territori del Salento, della Puglia più in generale, sono ricchi di storia, con un range cronologico davvero molto ampio. La presenza dei primi Sapiens a Porto Selvaggio non può che portare ad una curiosa riflessione: guardando il mare nella Baia di Uluzzo, non si può non pensare che 45.000 anni fa, uno dei primi Sapiens osservava lo stesso mare, probabilmente non immaginando nemmeno che la sua sarebbe stata la specie più longeva della storia.

(da Archeologia Viva, n.175)

 

Link utili:

https://youtu.be/GYkroelSttY https://youtu.be/z1pL2X6PwCA https://youtu.be/dSDTaKhGIQY

(da Archeologia Viva, n.175)

http://www.nationalgeographic.it/scienza/2011/11/04/news/homo_sapiens_puglia_nature- 639248/

Bibliografia essenziale:

Benazzi S., et al., Early dispersal of modern humans in Europe and implications for Neanderthal behavior, Nature 479, pp. 525-528, 2011;

Borgia V., et al., Grotta del Cavallo (LE): strumento in osso inedito dell’Uluzziano antico, XLVII Riunione Scientifica Preistoria e Protostoria della Puglia;

Palma di Cesnola A., Il Paleolitico inferiore e medio in Italia, Millenni 3, Firenze, 2001;
Peresani M., La variabilité du débitage discoïde dans la Grotte de Fumane (Italie du nord), Paléo 10, pp.

123-146, 1998.

Sarti L., et al., Grotta del Cavallo. Fra Neanderthal e Homo Sapiens, Archeologia Viva n.175, pp.16-27, gennaio/febbraio 2016;

Sarti L., et al., Grotta del Cavallo (scavi Sarti): tradizione e innovazione nella sequenza musteriana sulla base dell’indicatore litico, Studi di Preistoria e Protostoria – 4 – Preistoria e Protostoria della Puglia, 2017.

Roberta Giannì

Roberta Giannì

Roberta Giannì. Nata a Gallipoli, residente a Taviano. Da cinque anni vivo a Lecce, dove frequento il corso di laurea in Archeologia, presso il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento. Con una laurea triennale in Archeozoologia, mi appresto ad una specializzazione in Antropologia Fisica. Ad un buono studio teorico ho da sempre affiancato numerose attività sul campo prendendo parte a campagne di scavo in Italia e all’estero. Devo la mia passione per la storia antica e per l’archeologia ai libri e ai racconti di studiosi e avventurieri, nonché ai documentari. Tutto ciò ha da sempre alimentato la mia curiosità per l’antico, tanto convincermi di voler far parte del mondo della ricerca. Studiare l’uomo e il suo progredire nel tempo mi ha fatto capire quanto importante possa essere per noi conoscere il nostro passato, perché è da questo che l’uomo può imparare come affrontare il presente e il futuro.

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