Ho ascoltato Barbara D’Urso e non stavo facendo zapping

barbara-durso-8Ho ascoltato Barbara D’Urso e, no, non continuerò a mentire dicendo che sono incappato in quello scempio di programma mentre facevo zapping. L’ho fatto di mia sponte, volevo rendermi conto in prima persona di cosa si trattasse e perché l’ordine dei giornalisti abbia intrapreso una crociata contro questa donna. Si parlava di un duplice omicidio, non so bene i dettagli, le vittime erano due ragazzi. La conduttrice era affiancata da un anziano quanto bacchettone giornalista, professionista, per giunta. L’élite della nostra professione. Quella che ti guarda dall’alto in basso durante una conferenza stampa, quasi a dirti “povero sfigato, non sei nessuno”.  Tenterò di non scadere nei soliti luoghi comuni, anche se, mai come ora, mi riesce veramente difficile. Un agglomerato di sentimentalismi misti a faccine camaleontiche che ben si adattano al tono del servizio. Non esiste un climax, un ordine, una benché minima parvenza di coerenza nell’evolversi della puntata. Un attimo prima si parla di un cruento omicidio, un attimo dopo di una coppia famosa che si è detta addio. Il marchio “esclusivo” viene addossato anche sull’intervista al barista di fiducia di qualche ex soubrette. La claque che in maniera del tutto innaturale segue le indicazioni del responsabile del pubblico. Dopo un’ora di violento tira e molla tra la mia coscienza e la mia curiosità ho cambiato canale. Non prima, però, di giungere ad una personalissima (quanto trita e ritrita) conclusione.  La TV risponde a dei bisogni, magari inespressi, dei telespettatori. Non esistono raccomandazioni che tengano se un programma non fa share. Esiste la pornografia del dolore se esistono i pornofili. Quelli del mostro in prima pagina, dei dettagli macabri, delle minuzie frivole. Esistono, sono in mezzo a noi e fanno finta di non esserci. Sono quelli che se colti sul fatto sostengono di essersi imbattuti sul cinque mentre facevan zapping. Sono loro la vera causa di Barbara D’Urso, non Silvio Berlusconi.

Gabriele Pasca

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Gabriele Pasca

Giornalista, anche sportivo. Interista, zapatista, pessimista e tante altre cose in -ista. Classe 1992, studente di giurisprudenza. Leccese ma anche modenese. Insomma, tutto e niente.

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