Giorno della Memoria 2017: “Qualcuno si salverà per raccontare”

In occasione della Giornata Mondiale della Memoria, segnaliamo un interessante titolo pubblicato da Dalia edizioni in occasione della ricorrenza dei 70 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale: “Qualcuno si salverà per raccontare”, memorie di prigionia di Guerrino Giansati, a cura di Eleonora Pellegrini.

Guerrino Giansanti inizia a scrivere la storia della sua prigionia cinquantuno giorni dopo essere stato liberato dagli americani e un mese dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. È il 4 giugno 1945. Si trova in Germania a Halberstadt, in un campo degli Alleati, in attesa di tornare in Italia, e sente il bisogno – in mezzo alle macerie della città distrutta – di scrivere ai propri famigliari e raccontare i diciannove mesi d’internamento. La follia del male nei giorni della sua detenzione, la disumanizzazione del sistema dei lager, il fanatismo nazista e i sentimenti razzisti. Guerrino Giansanti racconta la sua esperienza nel campo di prigionia, gli ‘uomini comuni’, militari e civili, ragionieri della violenza e ingranaggi della brutalità quotidiana; descrive la sopravvivenza, giorno dopo giorno, nella speranza che arrivino gli eserciti Alleati e la fine del conflitto e oppone alla banalità del male la propria umanità.
Guerrino Giansanti nasce a Terni il 23 marzo 1918. Nella città umbra vive la propria giovinezza e impara il mestiere del falegname. È un ragazzo come tanti altri catapultato, a un certo punto della propria vita, bruscamente e senza molte spiegazioni, nella grande Storia.

“Giorno per giorno il mese di marzo finì, arrivò aprile. Nella nostra baracca c’era malinconia e tristezza, notizie non si avevano, non si sapeva nulla della guerra, se si perdeva o si vinceva: eravamo allo scuro di tutto. Più di una metà dei miei compagni erano morti, si viveva con paura e anche con la gioia, aspettavamo da un giorno all’altro la liberazione: non quella della prigionia, ma quella della morte.”

dalla prefazione di Renato Covino e Marco Venanzi

[…] Si tratta di un documento importante perché in Italia la produzione di memorie riguardanti l’esperienza degli internati militari è stata tutt’altro che abbondante nei decenni che seguono la Seconda guerra mondiale. L’internamento, proprio perché ha affossato i prigionieri in una condizione disumanizzante e degradata, è stato spesso percepito dai sopravvissuti come una fase della propria vita di cui vergognarsi, da non raccontare negli anni del dopoguerra. La stessa storiografia sulla Resistenza soltanto in anni recenti ha rivalutato l’esperienza degli internati militari italiani (imi). Gli storici che se ne sono occupati, dagli anni Ottanta del Novecento, hanno visto in gran parte dei prigionieri di guerra i portatori di una disobbedienza istintiva e vi hanno finalmente letto una forma originale di resistenza non armata al Nazifascismo.

Progetto editoriale realizzato in collaborazione con la Direzione Didattica ‘G. Mazzini’ di Terni. Gli alunni della classe 5aC della Scuola Primaria ‘G. Mazzini’ si sono aggiudicati il primo premio al concorso Esploratori della Memoria edizione 2014-2015, indetto dall’ANMIG (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra) e sostenuto dall’Ufficio Scolastico Regionale dell’Umbria, in accordo con l’Istituto di Formazione Culturale ‘Sant’Anna’ di Perugia.

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