Giornata della memoria 2019: cronache filo-ebraiche nel Salento post-bellico

Giornata della memoria 2019: cronache filo-ebraiche nel Salento post-bellico

Giornata della memoria 2019: cronache filo-ebraiche nel Salento post-bellico

di Vittorio Zacchino

 La giornata  della memoria riguarda essenzialmente la SHOAH, lo sterminio  degli ebrei, considerati male e vergogna dell’umanità, esseri inferiori da eliminare  con ogni mezzo, creature  imputate di ogni male, per cui la Germania, non paga del divino Goethe,  mediante il pazzo  Hitler inventò le  più raffinate torture,  i campi di sterminio (Dachau, Auschwitz) E  i forni crematori per estinguerne ogni traccia. Il tutto in nome della superiorità della  razza ariana.

Solo che Maria e Gesù erano ebrei, come Giuseppe, come  Pietro e Paolo, come le più raffinate  intelligenze della Scienza  e della Cultura. Inarrivabili  geni sono stati espressi proprio dagli ebrei.

L’antisemita Benito Mussolini, in un’Italia che abbondava di  genialità disseminate nelle Università,  si mise a imitare Hitler , avversando persone i cui nomi si chiamavano Giorgio Levi Della Vida, i fratelli Nello e Carlo Rosselli, Leone Ginzburg, Carlo Levi, Rita Levi Montalcini, e via dicendo,  confinandoli o esiliandoli,  tentando di piegarli e di decretarne la rovina  con le leggi razziali del 1938. Subito dopo fece la guerra e avviò quel prezioso e invidiato patrimonio umano nei lager tedeschi. 

La memoria serve oggi per non dimenticare, per non ricadere in quegli errori, per tenerli  a mente, facendo conoscere ai nostri  giovani quelle atroci esperienze. Ma la Memoria serve anche ad affinare la mente, a confrontare  l’oggi  col male di ieri,  misurando la crescita e/o la decrescita delle persone, dei luoghi, delle cose; è uno svegliarino incessante la Memoria, che ci aiuta a rigettare prepotenze e a non permettere che esse si ripropongano. 

La Memoria si serve  della mente sveglia, della fotografia, dei libri, del cinema, della satira, del teatro, insomma della denuncia volta a smascherare chi pensa di  ripetere il male: compromettendo il nostro paesaggio, imbruttendo il paese, maltrattando e schiavizzando altre persone. 

Gli antidoti al male contro l’uomo sono la bellezza, la poesia, la mansuetudine, la legalità, la bontà, la misericordia.

CRONACHE FILO-EBRAICHE  NEL SALENTO POST BELLICO 1943- 1947

1) La marina di Santa Maria al bagno fu trasformata in un campo di profughi ebrei slavi  nell’immediato dopoguerra,  dal 23 dicembre 1943 al 30 aprile 1947. 

Sancta Maria de Balneo era un villaggio di pescatori che,  per oltre un anno, si ribellarono  contro la  sgradita presenza di  quegli  ospiti indesiderati.  Non tanto per la totale requisizione di abitazioni, che appartenevano a  proprietari di Nardò e dei paesi vicini, costretti  a  rinunziare alla loro stagione balneare e alle cospicue fittanze, ma soprattutto per  l’ostile “feroce” propaganda politica con cui gli ospiti insidiavano  i nativi,  che  reagirono ricorrendo  perfino alle bombe. 

Fu così che, dopo circa un anno,  la gestione del campo profughi passò dagli inglesi agli americani, “ i cui ufficiali erano solitamente di origine italiana”. 

Bisognava  aspettare maggio 1945, e la fine della guerra, per la totale evacuazione dei profughi, sostituiti dagli scampati ai campi di sterminio nazisti, e il passaggio di responsabilità del Campo profughi dalle autorità militari inglesi all’organizzazione civile dell’U.N.R.R.A. I nuovi ospiti di Santa Maria erano in prevalenza ebrei e  verso di  loro i nativi manifestarono un profondo senso di accoglienza. 

Tra i rifugiati vi erano personaggi dai nomi assai noti, destinati al futuro  governo del popolo israeliano, politici di grande levatura che si chiamavano Ben Gurion, Shimon Perez, Golda Meir, e via dicendo. 

Fu allora che sorse Zivi Miller, l’artista  ebreo rumeno, che nel casolare di Egidio Caputo, poi del genero Aldo Vallone, dipinse i tre murales grondanti  corale avversione anti britannica ed  ora  esposti nel Museo dell’Accoglienza e della Resistenza. 

Più tardi  gli ebrei raggiunsero, come narra il film EXODUS, la patria promessa.

Presenza ebraica a Galatone

 Anche durante il Fascismo, alla vigilia della seconda guerra mondiale, vi furono ebrei nel Salento.

Il podestà di Galatone Vincenzo Moro, in risposta a richiesta del Prefetto di Lecce datata 2 maggio 1939,  relativamente alla presenza di ebrei nel comune da lui governato, lo informava  che l’unico nucleo familiare ebraico era quello intestato ad AGRANATI GIACOBBE FU SALOMONE E FU ABALASIA ESTER, analfabeta di razza ebraica, nato a Seris (Turchia) il 1 gennaio 1864, e gestore a Galatone di una manifattura di tabacchi. Era coniugato ad ESPERTI MARIA (n. a Lecce il 18 febbraio 1859). Giacobbe aveva una sorella più piccola di 10 anni, Agranati Sonculla, nata il 20.6.1874 a Cavala (Grecia) e residente a Soleto  fin dal 1925 col figlio Cugno Alberto Abramo.    Bastano i nomi a dare certezza di ascendenza ebraica. 

Conobbi appena diplomato negli anni ’50 un don Salomone, che era succeduto nella gestione della fabbrica di tabacchi degli avi, sita sulla via di Lecce, esattamente dove adesso c’è il ristorante di Gaetano Filieri. 

Mio padre, che lavorò come numeratore di piante in quegli anni, per conto della Manifattura Tabacchi Provinciale,  mi fece sapere che don Salomone e i suoi nipoti di Soleto volevano incontrarmi  per espormi  i desiderata dei parenti che risiedevano in Argentina . Già allora mi interessavo di storia e gli ebrei  nipoti di don Salomone, residenti in Argentina, mi incaricarono di collaborare in una ricerca per una loro tesi. L’incarico fu eseguito e ciascuno si dichiarò soddisfatto.

 Anche in altri paesi del Salento vi erano ebrei; mi limito a citare Mosè Cohen fu Sintow e di Faraggi Perla, nato a Salonicco il 23.11.1895, il quale risiedeva a Lecce, e diventò nel 1943 il capo del Comitato di Liberazione Nazionale.

Redazione

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