Al cinema Ieri&Oggi: “Inferno” e “El Alamein”

 di RON HOWARD –  U.S.A.- ITALIA 2016

inferno-2016Ron Howard, (l’amico di Fonzie nella fiction televisiva “Happy Days” del 1977), con al suo attivo films come Apollo 13, Ransom-il riscatto, A beatiful mind, Cinderella man, il Codice da Vinci, Angeli e Demoni, torna ad adattare per lo schermo un altro romanzo dello scrittore statunitense Dan Brown, dopo il successo de “il Codice da Vinci” (2006) e “Angeli e Demoni” (2009). In questo film la nuova avventura del Prof. Langdon si muove tra gli enigmi nascosti dietro la Divina Commedia e i dipinti di Giorgio Vasari della omonima Galleria Vasariana a Firenze. Meno enigmatica dei due precedenti films, ma più vorticosa nella successione di eventi e con un ritmo sostenuto, la nuova avventura dell’esperto di simbologia Robert Langdon è ambientata, per buoni due terzi di storia, a Firenze. E qui il regista ci seduce con i colori e il profilo rinascimentale del capoluogo toscano e tratta Firenze con i guanti, servendosi di spettacolari riprese aeree e veloci passaggi tra il giardino di Boboli, il Corridoio Vasariano, gli Uffizi e Palazzo Vecchio come se la bella città abbia fatto un favore al film (e di ciò noi italiani possiamo esserne fieri e in dovere di dire grazie a Ron Hovard). L’azione si sposta, poi, in Piazza S. Marco, a Venezia e poi ancora a Istanbul con la sua suggestiva Cisterna Basilica.

Danno vita al film la magnifica interpretazione del collaudato e amato Tom Hanks, nel ruolo del Prof. Langdon, quella di Felicity Jones, degna controparte, nel ruolo della dott.ssa Sienna Brooks, e quelle – non meno minori – di Omar Sy (attore francese di origini senegalesi e mauritane) nel ruolo del ten. Bouchard (nel romanzo Broother), di Irrfan Khan,(attore indiano), nel ruolo del “Rettore” del Cosortium, e di Sidse Babett Knudsen,(attrice olandese), nel ruolo della dott.ssa Sinske dell’O.M.S.(Organizzazione Mondiale della Sanità). Senza parlare di Ben Foster, a suo agio nei ruoli di cattivo, che interpreta il milionario e visionario Bertrand Zobrist. Il film è, poi, commentato dalla bellissima colonna sonora di Hans Zimmer, compositore tedesco, noto per colonne sonore di films come il Gladiatore, il Re Leone, l’ultimo Samurai, i Pirati dei Caraibi, il Codice da Vinci, Angeli e Demoni, Batman Begins. Alla fine, tra arte italiana, piani diabolici, organizzazioni governative e segrete, c’è anche spazio per l’amore, ritrovato o mal riposto, ma pur sempre amore. E anche questo l’Italia è capace di ispirare.

Per mero titolo di cronaca e conoscenza, il film sarebbe dovuto uscire., nelle sale italiane, il 18 dicembre 2015, ma il suo esordio è stato posticipato di quasi un anno (è uscito, infatti, il 13 ottobre 2016) a causa dell’uscita di “Star Wars – il risveglio della forza”. E perché? (ci domandiamo).  Beh! Proviamo a chiedere ad uno spettatore qualunque di “blockbuster” (films popolari di largo successo), soprattutto ai giovani, di scegliere tra la Forza e Dante Alighieri!

 

EL ALAMEIN –  La linea di fuoco

di Enzo Monteleone – Italia 2002

el-alamein-2002
Ottobre 1942. L’esercito italiano è bloccato presso El Alamein, ad un centinaio di chilometri da Alessandria d’Egitto. L’avanzata dell’Asse Roma-Berlino è stata fermata dalla depressione di El-Qattara, una striscia desertica che si è rivelata insuperabile. La storia segue le vicende di alcuni soldati della divisione Pavia ed è narrata, in una sorte di diario, dal soldato Serra (Paolo Briguglia), un V.U. (volontario universitario), che è partito entusiasta di vedere l’Africa, convinto che la vittoria fosse una formalità e scopre, a sue spese, le differenze tra gli ideali patriottici ed il fronte.

 Tutti sappiamo, o almeno chi conosce un po’ la storia, che El-Alamein fu una disfatta e determinò, come Stalingrado – tomba dei tedeschi – l’inversione di tendenza della guerra. Seguiamo le vicende quotidiane del sergente Rizzo (Pierfrancesco Favino), dei soldati Spagna (Luciano Scarpa) e De Vita (Thomas Trabacchi) comandati dal Ten. Fiore (Emilio Solfrizzi), il quotidiano, la noia, la mancanza d’acqua e di tutto, la dissenteria ed improvvisamente la battaglia furibonda, i cannoni, i carri e gli aerei (ma solo degli altri). El-Alamein significa sconfitta eroica con gravi perdite inflitte al nemico, con soldati che affrontarono i carri armati con bottiglie incendiarie ed un misero mortaio. Significa anche divisione “Folgore” diventata leggendaria e citata in questo contesto solo casualmente. Al regista Enzo Monteleone (Padova 13.04.1954) non sta a cuore il mito, ma la povera gente portata via da casa per andare nel deserto con un improbabile ritorno. Nel momento dello sbando il gruppo cammina e cammina, non si sa per dove, agognando “una fine che non ha fine”. Poi arrivano gli inglesi motivati ed organizzati. Nella sequenza finale siamo ai giorni nostri, nel cimitero di El-Alamein, con migliaia di nomi e di “ignoto” sulle tombe. Per un momento si intravede un uomo di spalle: probabilmente è il soldato Serra, sopravvissuto.

 Un film italiano buono, finalmente, tant’è vero che ha preso un “David di Donatello”, tre premi e tre “nomination. Ed era tempo anche perché di filmacci italiani, tolto qualche raro caso, ce ne propinano a iosa. Monteleone, che si è informato per anni e poi ha centrato tutte le misure della vita in trincea, dei discorsi, del dolore, della disperazione, presenta una rievocazione della battaglia di El-Alamein lucida e serrata. Non cede alla tentazione di lasciare che il messaggio politico soverchi lo spettacolo e non si concede mai lussi d’autore. Pur con qualche eccesso il film è avvincente, di sincerità palpabile e ottimamente servito da un cast fenomenale (bravissimi Solfrizzi e Favino). I reduci di quella cruenta battaglia che hanno visto il film dicevano: “era proprio così”. E questo è l’unico avallo che conta davvero.

© Mario Belloni – tutti i diritti riservati

 

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Mario Belloni

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