Fabrateria Nova : come la città si racconta attraverso l’archeologia

di Roberta Giannì

A San Giovanni Incarico, in provincia di Frosinone, le estati sono particolarmente afose. Eppure, è proprio in quei giorni caldi che, passeggiando per le campagne della località “La Civita”, può capitare di imbattersi in un gruppo di archeologi intenti a riportare alla luce quello che resta dell’antico impianto urbano di Fabrateria Nova.

Sono tre anni ormai (2015, 2016 e 2017) che, da studentessa, partecipo alle campagne di scavo nel settore centrale della città organizzate dal Laboratorio di Topografia Antica e Fotogrammetria-LabTAF del Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento. In effetti lo studio del sito è stato avviato nel 2007 grazie alla collaborazione tra Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio (ora Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per le province di Frosinone, Latina e Rieti), Università del Salento, Istituto Archeologico Germanico di Roma e Università degli studi di Cassino.

Fabrateria Nova, impianto urbano (Laboratorio di Topografia Antica 2008)

Fabrateria Nova, secondo fonti antiche quali Livio, venne fondata dai Romani nel 124 a.C. dopo la distruzione, un anno prima, della vicina città di Fregellae. Si estende su di un pianoro all’interno di un’ansa del fiume Liri ed è attraversata dalla via Latina, che da Roma si dirigeva verso sud-est fino all’antica Casilinum (l’attuale Capua). La città fu probabilmente abbandonata nel corso del VI sec. d.C.

L’interesse per la zona è partito dall’analisi di una serie di fotografie aeree in cui erano visibili numerose tracce chiare – solitamente indizio della presenza di strutture sepolte – relative sia ad edifici che a strade che andavano a disegnare l’impianto urbano della città. Lo studio delle fotografie aeree, la realizzazione di una apposita cartografia e le ricognizioni sul terreno hanno consentito di individuare le aree di scavo e ricostruire l’impianto urbano regolare della città, con assi orientati est-

Fabrateria Nova. Templi A-C, pianta e ricostruzione delle facciate (da Fröhlich, Nicosia 2016)

ovest (decumani) che si incrociano con assi orientati nord-sud (cardines). Inoltre, alcune foto aeree degli anni Quaranta hanno consentito di capire l’andamento del circuito murario della città, il cui tratto meridionale  è ormai sommerso dalle acque del lago artificiale di San Giovanni Incarico. Nell’area centrale della città erano già stati individuati e scavati, negli anni Ottanta del secolo scorso, i resti di un piccolo anfiteatro; gli scavi condotti a partire dal 2007 hanno permesso di individuare una piazza interpretabile come foro e un edificio termale di età imperiale. Infine, nel settore orientale della città è stata scoperta una grande piazza quadrata con tre templi; si conservano in parte il tempio principale, denominato Tempio A, e due templi più piccoli, affiancati al principale, denominati Tempio B e C.

La costruzione del Tempio A risale al momento della fondazione della città;  una recente ipotesi lo identifica come Capitolium, ossia come il tempio dedicato alla triade capitolina di Giove, Giunone e Minerva. Il restauro dell’edificio è avvenuto nel 2015.

Scavo dell’edificio A

Ritornando al settore centrale della città, le attuali indagini sono state realizzate per verificare una serie di tracce chiare e visibili nelle fotografie aeree. Nelle campagne di scavo 2015 e 2016 gli studenti guidati dalla prof.ssa Adriana Valchera – docente di Archeologia del Paesaggio e Rilevamento archeologico presso il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento – hanno messo in luce un grande edificio di m 6,20 x 11, denominato Edificio A, situato ad ovest dell’asse stradale N-S e orientato circa 13° ovest, coerente con l’impianto urbano della città antica. È realizzato in opera cementizia, con un tramezzo che lo divide in due ambienti. La ceramica rinvenuta al suo interno si data tra il I a.C. e l’età imperiale; si ipotizza una frequentazione dell’area fino al V-VI secolo d.C.Ritornando al settore centrale della città, le attuali indagini sono state realizzate per verificare una serie di tracce chiare e visibili nelle fotografie aeree. Nelle campagne di scavo 2015 e 2016 gli studenti guidati dalla prof.ssa Adriana Valchera – docente di Archeologia del Paesaggio e Rilevamento archeologico presso il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento – hanno messo in luce un grande edificio di m 6,20 x 11, denominato Edificio A, situato ad ovest dell’asse stradale N-S e orientato circa 13° ovest, coerente con l’impianto urbano della città antica. È realizzato in opera cementizia, con un tramezzo che lo divide in due ambienti. La ceramica rinvenuta al suo interno si data tra il I a.C. e l’età imperiale; si ipotizza una frequentazione dell’area fino al V-VI secolo d.C.

Scavo dell’edificio B

Nella campagna dello scorso luglio 2017 si è deciso di indagare un secondo edificio, situato ad Est dell’asse stradale N-S e denominato Edificio B. Anche questo edificio è orientato 13° ovest, in opera cementizia con paramento in opera incerta di calcare; il primo impianto della struttura è datato tra la fine del II e gli inizi del I secolo a.C. A partire
da nord, al suo interno si distinguono
chiaramente due ambienti; mentre nel settore meridionale si conserva un unico ambiente con pavimentazione in cocciopesto, che risulta intaccata ad ovest da una grande buca riempita di pietrame (forse un’opera di drenaggio o un accumulo per la produzione di calce, però di epoca moderna).

Di età imperiale, spicca infine chiarissimo un vano con muri intonacati di cui al momento è visibile soltanto l’angolo nord-ovest e parte di una struttura circolare, della quale ancora non si conosce l’esatta funzione.

Fabrateria Nova negli anni ha dimostrato di essere un ottimo cantiere – scuola in cui, come io stessa ho potuto sperimentare, gli studenti hanno la possibilità di fare una didattica più approfondita, finalizzata non solo all’apprendimento delle modalità di scavo e documentazione ma anche a sperimentare, attraverso lo sviluppo di rapporti di collaborazione e di amicizia, il lavoro di equipe.

È sulla base di questi elementi che si può sempre riconoscere un buon archeologo.

Studenti del Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento
In foto: Fabio Attanasio, Giuseppe Buccoliero, Pierangela Candela, Giuseppe Cannalire, Francesco Capoccia, Fiorella D’Alessandro, Vittoria Falbo, Roberta Giannì, Chiara Lacirignola, Antonio Leopardi, Valentina Leopizzi, Younes Naime, Vito Giuseppe Prillo, Francesca Razzato

 

Roberta Giannì

Roberta Giannì

Roberta Giannì. Nata a Gallipoli, residente a Taviano. Da cinque anni vivo a Lecce, dove frequento il corso di laurea in Archeologia, presso il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento. Con una laurea triennale in Archeozoologia, mi appresto ad una specializzazione in Antropologia Fisica. Ad un buono studio teorico ho da sempre affiancato numerose attività sul campo prendendo parte a campagne di scavo in Italia e all’estero. Devo la mia passione per la storia antica e per l’archeologia ai libri e ai racconti di studiosi e avventurieri, nonché ai documentari. Tutto ciò ha da sempre alimentato la mia curiosità per l’antico, tanto convincermi di voler far parte del mondo della ricerca. Studiare l’uomo e il suo progredire nel tempo mi ha fatto capire quanto importante possa essere per noi conoscere il nostro passato, perché è da questo che l’uomo può imparare come affrontare il presente e il futuro.

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