Egnazia, la città dai mille volti – Appuntamento con l’archeologia

Egnazia, la città dai mille volti – Appuntamento con l’archeologia

Egnazia, la città dai mille volti – Appuntamento con l’archeologia

L’antica Egnazia, in antico “Gnathia” o “Egnatia”, costituisce un esteso esempio di città romana e tardoantica all’interno dei territori della Puglia. Situata nei pressi dell’odierna Fasano, si compone al giorno d’oggi di un immenso parco archeologico, costituito dalle rovine della città stessa molto ben conservate, e di un museo, in cui vengono conservati i reperti ritrovati nel corso delle campagne di scavo.

Un primo insediamento è riferibile all’Età del Bronzo (XV secolo a.C.), poi , nell’ VIII secolo a.C., fu centro della cultura messapica. Nel momento del massimo splendore dell’Impero Romano, la città, che vide l’invasione romana del III secolo a.C., ne divenne specchio con delle opere edilizie di notevole importanza, che rimarcavano quello che era lo stile adottato dall’Urbe.

“Per chi naviga da Brindisi lungo la costa adriatica, la città di Egnazia costituisce lo scalo normale per raggiungere Bari, sia per mare che per terra”.

Lo scriveva Strabone, che insieme ad altri noti autori latini quali Orazio e Plinio, citava il nome della città all’interno dei suoi scritti; Orazio la descriveva nel I secolo a.C. come “costruita sulle acque tempestose”. Egnazia si localizza in una posizione in passato privilegiata. I primi scavi si ebbero nel 1912, seguiti da numerosissime campagne.

 

Pianta di Egnazia del 1745
Egnazia, acropoli e città

Le numerose campagne di scavo hanno permesso di mettere in luce una parte alta dell’insediamento, l’acropoli, ed una parte un po’ più bassa rispetto alla prima, dove sorgeva la città. Il sito è stato protagonista di molti saccheggi nel corso del tempo, soprattutto ad opera di ufficiali polacchi e francesi e di braccianti agricoli locali che provocarono una dispersione di molti reperti archeologici.

In epoca romana la città vanta un grande porto e diviene una tappa della via Traiana, che faceva parte di un grande progetto voluto dall’imperatore

 

Egnazia, via Traiana
Dea Cibele

Traiano, di cui porta il nome. La via Traiana, era stata costruita tra il 108 e il 110 a.C., per creare un collegamento tra Benevento a Brindisi. L’occupazione romana del III secolo porta ad Egnazia anche la costruzione di numerose strutture edilizie, con l’utilizzo di tecniche differenti. Una prima decadenza della città in epoca romana si collega perciò a quella della potenza romana, che
vede tra l’altro lo spostamento della capitale da Roma a Costantinopoli, l’odierna Istanbul, in Turchia.

Molte costruzioni edilizie furono ad opera di Marco Vipsano Agrippa, promosse per propaganda della figura di Ottaviano Augusto, in modo sia da ringraziare il popolo che lo aveva appoggiato durante la guerra civile, sia per accrescerne il consenso.
Sempre in epoca augustea sorse ai piedi del rilievo che sosteneva l’acropoli un Metroon , ovvero un’ampia area santuariale composta da numerosi edifici di carattere sacro, dedicati alla dea Cibele o al dio Attis. Cibele, in epoca augustea, si identificava come una protettrice di quella che era la cultura augustea stessa dalle influenze orientali che in quel periodo si facevano sempre più presenti.

I saccheggi che hanno interessato il sito di Egnazia hanno colpito in particolar modo le sepolture della necropoli messapica, scavate nella roccia ma anche ipogee a camera o a semicamera, quest’ultime di dimensioni inferiori rispetto alle prime. Molte di queste presentano delle decorazioni davvero singolari, spesso collegate al culto dell’aldilà. Una di queste è la particolarissima Tomba delle Melagrane, scoperta nel 1971 durante gli scavi per la costruzione delle fondamenta del Museo. Si tratta di una sepoltura a camera ipogea, all’interno della quale si accede tramite scalini scavati nella roccia che portano al vestibolo, il quale poi conduce all’interno della camera. La sepoltura deve il nome alle numerose decorazioni con forme di melagrane che ne decorano l’interno, simbolo della vita ultraterrena. Il soffitto si compone di numerose fasce rosse che richiamano un tetto a doppio spiovente con travi di legno, tipico delle abitazioni romane. La Tomba delle Melagrane oggi è interessata da un progetto di restauro che è possibile finanziare con ART BONUS, un incentivo fiscale per aziende e privati che intendono contribuire alla preservazione del bene culturale.

Egnazia, ingresso della Tomba delle Melagrane
Egnazia, interno della Tomba delle Melagrane

Nonostante la dispersione di moltissimi reperti archeologici, nel 1976 sorse, nell’area della necropoli messapica, il Museo Nazionale, intitolato a Giuseppe Andreassi, direttore del Museo e dell’area archeologica, e Soprintendente per i beni archeologici della Puglia dal 1990 al 2009. L’interno è diviso cronologicamente, con sale che ripercorrono la storia dell’insediamento nell’Età del Bronzo, in età messapica, romana, ed infine della sede vescovile che fu in età tardoantica, il tutto attraverso una grande raccolta di reperti archeologici provenienti dalle campagne di scavo, accompagnati da un suggestivo apparato illustrativo.

Egnazia, Museo Nazionale
Egnazia, interno Museo Nazionale; in basso alcuni dei reperti ritrovati durante le campagne di scavo.

Il parco archeologico di Egnazia, oggi, costituisce una significativa testimonianza storico-archeologica; il suo eccezionale ritrovamento ha infatti permesso di documentare più di una epoca storica, delineando quella che è stata la vita dell’insediamento. Ogni terra nasconde la sua storia: attraverso l’archeologia Egnazia ha potuto raccontare la sua.

 

Link utili:

https://www.youtube.com/watch?v=eM3VqWlC_Uc https://www.youtube.com/watch?v=bs3BX1g2n50

Bibliografia essenziale:

Andreassi G., 1989, s.v., Egnazia, in Nenci G., Vallet G. (a cura di), Bibliografia Topografica della Colonizzazione Greca in Italia e nelle Isole Tirreniche, VII, Pisa-Roma: 104-125;

Biancofiore F. et al., 1994-1995, Egnazia (Brindisi), scavi 1966 sull’acropoli di Egnazia, in Notizie degli Scavi di Antichità XI, V-VI: 165-204;

Cassano R. et al., 2003, Egnazia, Fasano (Brindisi), in Taras, XXIII, 1-2:110-133; Lattanzi E., 1970a, s.v. Gnathia, in Enciclopedia dell’Arte Antica Classica e Orientale.

Supplemento, Roma: 356-358;

Moreno Cassano R., 1975, Architetture paleocristiane di Egnazia, in Vetera Christianorum 12:155- 191;

Roberta Giannì

Roberta Giannì

Roberta Giannì. Nata a Gallipoli, residente a Taviano. Da cinque anni vivo a Lecce, dove frequento il corso di laurea in Archeologia, presso il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento. Con una laurea triennale in Archeozoologia, mi appresto ad una specializzazione in Antropologia Fisica. Ad un buono studio teorico ho da sempre affiancato numerose attività sul campo prendendo parte a campagne di scavo in Italia e all’estero. Devo la mia passione per la storia antica e per l’archeologia ai libri e ai racconti di studiosi e avventurieri, nonché ai documentari. Tutto ciò ha da sempre alimentato la mia curiosità per l’antico, tanto convincermi di voler far parte del mondo della ricerca. Studiare l’uomo e il suo progredire nel tempo mi ha fatto capire quanto importante possa essere per noi conoscere il nostro passato, perché è da questo che l’uomo può imparare come affrontare il presente e il futuro.

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