Dossier statistico immigrazione 2016

È stato presentato ieri il “Dossier statistico immigrazione 2016” realizzato dal Centro studi e ricerche IDOS in collaborazione con la rivista Confronti, e l’UNAR, ed il contributo della Tavola Valdese. Le 479 pagine del dossier fotografano l’attuale situazione italiana dei migranti (come vengono ormai chiamati dopo l’angelus di Papa Francesco). Con 22 euro si può pensare di fare un regalo a tutti coloro i quali, trovando nel “diverso” il capro espiatorio di tutti i problemi, parlano delle immigrazioni senza competenze al riguardo. Se ho colpito la sensibilità di qualcuno di questi, specifico che potrei sbagliarmi: magari hanno le competenze, ma sono molto bravi a nasconderle.

È evidente che serve una visione più ampia dei fenomeni, sia a livello storico sia a livello geografico. Infatti, se è vero che questo lavoro offre solo numeri, è anche vero che se analizzati a fondo – senza incappare nei tranelli che la statistica offre di continuo Darrel Huff al riguardo sosteneva che “la magia dei numeri provoca una sospensione del buon senso” – questi numeri ci bastano a farci capire che non siamo più difronte ad un’emergenza, ma viviamo ogni giorno un fenomeno strutturale. Ogni minuto – secondo l’Unhcr, l’Agenzia Onu per i rifugiati – ben 24 persone sono costrette a fuggire per sottrarsi ad una situazione insostenibile. Circa un terzo dei migranti di tutto il 2015 (65,3 su 244 milioni) sono rifugiati, profughi, richiedenti asilo. Sono quindi “forzati” da motivazioni estranee alla loro volontà.

Il Dossier tocca un tema molto dibattuto e cioè quello del costo degli stranieri in Italia. Essi versano allo Stato 16,9 miliardi di euro (contributi previdenziali e tasse) più di quanto ricevono, 14.7 miliardi. Inoltre, le rimesse degli stranieri in Italia verso i loro paesi di origine (5,3 miliardi di euro) supera gli aiuti italiani allo sviluppo di quei paesi (4,2 miliardi che si riducono a poco più di 3 miliardi se togliamo le spese per l’accoglienza dei rifugiati).

Altra cosa importante da sapere è che gli italiani residenti all’estero sono più numerosi dei cittadini stranieri residenti in Italia: 5.202.000 contro 5.026.153. Sono due fenomeni paralleli, in continua evoluzione, poiché gli italiani residenti all’estero sono aumentati di 200.000 nel solo 2015, mentre gli stranieri effettivamente in Italia, e non solo i residenti registrati dall’Istat, sono stimati da IDOS a 5.498.000. A completare il quadro vanno aggiunti coloro che hanno finora acquisito la cittadinanza italiana (1.150.000).

Per quanto riguarda le etnie il Dossier mostra come al primo posto ci sia la comunità albanese, seguita da quella rumena e da quella marocchina. L’Africa rappresenta un quinto degli stranieri residenti (1.037.000, pari al 20,6%), mentre è al primo posto per numero di imprenditori individuali dei paesi extraeuropei, con alla testa quelli originari del Marocco, i primi in assoluto, poiché precedono anche quelli originari di Cina, Romania e Albania.

Nei primi otto mesi di quest’anno, gli sbarchi complessivi sono diminuiti (270.000 rispetto agli 850.000 del 2015), in compenso è aumentato il numero dei morti (3.168), cifre che dimostrano la pericolosità della rotta del Mediterraneo centrale. L’Europa intanto, ha alzato muri, mentre la promessa ricollocazione dei richiedenti asilo, per alleggerire la pressione su paesi come Grecia, Turchia e Italia, non è stata mantenuta (dall’Italia solo un migliaio di trasferimenti). Quest’ultimo dato è di fondamentale importanza se si vuole davvero essere un’unione di paesi civili che non alimentano le argomentazioni di razzisti incuranti dei diritti umani, perché è di questo che si parla.

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Marco Mariano

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