Donald Trump, ovvero la sconfitta di chi vuole cambiare tutto per non cambiare nulla

Il 9 novembre del 1989 cadeva un muro, simbolo di oppressione e di divisione. All’alba del 9 novembre del 2016 un altro muro sembra ergersi alto lungo i confini sempre più globali di una società amorfa e allo sbaraglio più totale. Un paradosso? Sicuramente. Ma non è possibile analizzare diversamente la vittoria del miliardario Donald Trump nella corsa al posto di Presidente degli United States of America. Non ci credeva nessuno, o forse era tale la quantità d’odio da riuscire ad annebbiare delle menti lucidissime, da sempre impeccabili nelle disamine pre e post elettorali. Giusto ieri Gad Lerner scriveva “i dieci motivi per dormire ragionevolmente tranquilli e svegliarsi senza Trump”. Chi ha sbagliato, quindi? E, soprattutto, cosa? Abbiamo sbagliato un po’ tutti, abbiamo peccato di superbia, abbiamo esorcizzato malamente un demone che nelle nostre coscienze, volenti o nolenti, esiste e gode di ottima salute. Ci siamo affrettati a marchiare a fuoco i sostenitori di Trump: xenofobi, razzisti, analfabeti e trogloditi. Eppure hanno vinto loro, e non è una democrazia più brutta. Anzi. Semmai è un colpo inferto ai viziosi dei moralismi. Quei bigotti e sciocchi “sottuttoio” dalle risposte facili e della retorica frivola.

Non mi piace Donald Trump, non mi piace nemmeno un po’, ma se questa sua vittoria può servire ad archiviare un passato inglorioso fatto di democratici a giorni alterni e di femminismi senza troppa ragione e cognizione, beh, ben venga. Perché è finito il tempo dei salotti. Perchè le scelte calate dall’alto non contano più nulla, anzi, provocano soltanto, convincendo l’elettore a muoversi in senso opposto, pregiudizialmente, quasi per principio.

Barack Obama è stata una speranza disattesa, Hilary Clinton si è rivelata erede un casato non troppo potente, Donald Trump è l’ultimo stadio di un male incurabile, forse, ma necessario affinché la rotta possa cambiare presto. E non ci resta che sperare.

Gabriele Pasca

Giornalista, anche sportivo. Interista, zapatista, pessimista e tante altre cose in -ista. Classe 1992, studente di giurisprudenza. Leccese ma anche modenese. Insomma, tutto e niente.

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