Don Tonino, ‘profeta di speranza’ in terra di frontiera

Don Tonino, ‘profeta di speranza’ in terra di frontiera

Don Tonino, ‘profeta di speranza’ in terra di frontiera

Papa Francesco ha appena lasciato la città di Alessano, consegnando alla popolazione del basso Salento una giornata di portata storica: un Pontefice in visita nel paese natale di un (ormai possiamo dirlo) vescovo destinato alla santità. Quella formale, si intende, perché quella delle opere e delle azioni, per dirla come la direbbe un fedele, è stata già riconosciuta da tempo a Don Tonino. Un costruttore di ponti, un osservante della parola, un predicatore sempre coerente, che più che con i sermoni, amava parlare con i fatti. Una missione non sempre facile, anzi, quasi mai, in tempi sicuramente poco amici degli anticonformisti, dei non allineati. E don Tonino fieramente rivendicava l’appartenenza a quella categoria di persone, di preti, ancor prima che di vescovi, che piuttosto che parlare di accoglienza, aprivano le porte del vescovado a senzatetto e mendicanti. E chissà quanti nasi storti al pensiero di un luogo sacro occupato in quel modo dagli ultimi della terra, un po’ come i reazionari che non perdono occasione per criticare Francesco per scelte simili: l’alloggio a Santa Marta, i rifugi per i poveri nelle mura vaticane, il colonnato del Bernini a disposizione di chiunque non abbia un luogo dove dormire.

Un profeta, Don Tonino, in anticipo di quasi trent’anni rispetto alla rivoluzione del Papa argentino. E ora che due preti, due vescovi, si sono incontrati, “a sud del sud dei santi”, seppur idealmente, possiamo dire che la testimonianza di Don Tonino è finalmente parte integrante di una chiesa pacifista, accogliente, inclusiva, autenticamente povera, figlia di un messaggio di santità autentica.

Papa Francesco ha pregato su una tomba “che non si alza monumentale verso l’alto, ma è tutta piantata nella terra”. Don Tonino, inscindibilmente legato alla terra, alla sua terra, che ha amato profondamente e che lo ha contraccambiato con un amore autentico, quello che si deve ai padri saggi e buoni, ma che, quando serve, non esitano a spronare e pungolare i propri figli: come quegli auguri scomodi, che ci esortano a non “accodarci dietro ai potenti di turno”, a non “ricercare privilegi”, a non “adagiarci in una vita comoda, perché chi segue Gesù ama i poveri e gli umili”.

Anche il nome, semplice, Don Tonino – ricorda Francesco – “ci parla ancora. Racconta il suo desiderio di farsi piccolo per essere vicino, di accorciare le distanze, di offrire una mano tesa. Invita all’apertura semplice e genuina del Vangelo”.

Lui, il Vescovo inguaribilmente allergico a titoli e onori, oggi sembra parlarci da una tomba vuota, perché i suoi messaggi e il suo esempio camminano con noi, in un tempo stanco e logoro di parole, ma assetato di pratiche, di buone pratiche.

Gabriele Pasca

Giornalista, anche sportivo. Interista, zapatista, pessimista e tante altre cose in -ista. Classe 1992, studente di giurisprudenza. Leccese ma anche modenese. Insomma, tutto e niente.

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