Diritto e società: il diritto romano

di Gabriella Tunno e Serena Palma

Per “diritto romano”, si intende il complesso di norme che ha costituito l’ordinamento giuridico dell’impero romano per ben tredici secoli.

Partendo dalla data convenzionale della fondazione di Roma, nel 753 a.C., si è andato via via strutturando, nell’ordine, prima un complesso di usi, in latino mores, pilastri portanti della società romana di quei tempi; e poi di testi scritti che gettarono le basi del diritto, civile e penale, che ancora oggi sono alla base del nostro stesso ordinamento, prova ne siano i termini latini ancora in uso nel linguaggio giuridico corrente.

Si ritiene, infatti, che nella sua fase più acerba, il diritto romano fosse un’evoluzione della mitologia e dei riti etruschi.

due delle dodici tavole

Agli albori, la pratica del diritto era quindi basata sulla tradizione orale ed era di dominio dei magistrati, che amministravano la giustizia non senza compiere ingiustizie nei confronti dei plebei. Questa, pertanto, fu caratterizzata da un diritto incerto e spesso modulato arbitrariamente. Tale prima fase terminò quando, a metà del V secolo a.C., il tribuno della plebe Gaio Terentillo Arsa propose di mettere le leggi per iscritto, così che potessero essere certe, uguali dappertutto e conoscibili da tutti.

Dopo otto anni di proteste da parte dei plebei fu formata una commissione di dieci cittadini romani che creò il primo corpus giuridico scritto, conosciuto come “leggi delle dodici tavole”, proprio perché scritto su dodici tavole, che furono approvate dal popolo. Queste infatti, data la loro importanza storico-sociale, costituirono parte del patrimonio artistico latino, giacché il loro testo giuridico era scolpito nella pietra.

Gli studiosi ritengono che la nascita del diritto romano scritto, sia frutto anche dell’influenza che hanno avuto le città della Magna Grecia, ovvero delle città del centro-sud Italia che essendo colonie greche avevano ereditato in parte il diritto proveniente dall’antica Grecia e al quale i giuristi dell’antica Roma guardavano con ammirazione.

Il periodo compreso tra la fine della seconda guerra punica (201 a.C.) e l’avvento del principato (27 a.C.), detto “pre-classico”, fu caratterizzato dallo studio del diritto, dall’elaborazione di numerosissimi trattati ed una raffinata cultura legale, che portò una grande evoluzione del diritto e del modo in cui era applicato. Da questo lavoro nacquero lo ius civile, che si applicava ai cittadini dell’impero romano e lo ius gentium, che regolava i rapporti con gli stranieri. Inoltre, per sopperire alle lacune dello ius civile, fu creato lo ius honorarium, che dava il potere di regolare problemi di diritto direttamente ai magistrati.

L’imperatore Augusto

Il periodo di massimo splendore però sarà quello cosiddetto “classico”, fase dell’Impero che copre circa i primi 250 anni, dall’insediamento di Augusto nel 27 a.C. al periodo di crisi del 235 d.C. circa. Questa fu un’epoca di affinamento della scienza giuridica in cui si definirono in maniera chiara gli istituti giuridici che ancora oggi caratterizzano il diritto che regola la vita di ognuno di noi.

Il giurista Gaio istituì un sistema di diritto privato basato sulla divisione del mondo tra personae (persone), res (cose) e actiones (azioni legali). Nacquero in maniera definita e chiara e si distinsero i concetti di possesso e di proprietà, di colpa e di dolo e il contratto fu riconosciuto come fonte di obbligazione legale. I contratti di vendita, di lavoro, di locazione e appalto di servizi furono regolati nei più importanti codici continentali e ne furono sviluppate le caratteristiche anche nella giurisprudenza.

Dopo questo periodo di magnificenza e di età aurea, vissuta nell’esplosione delle grandi opere letterarie e artistiche, ci furono circa due secoli di declino, in coincidenza con la caduta dell’impero causata dalle invasioni barbariche. Poi, con Giustiniano il diritto romano fu ripreso e con le opportune modifiche date dal passare dei secoli, è arrivato fino ai nostri giorni.

 

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