Diritto e miniatura nell’Alto Medioevo

di Serena Palma e Gabriella Tunno 

Riprendendo le fila dell’articolo precedente in cui abbiamo assistito alla caduta dell’impero Romano d’Occidente (476 d.C), affrontiamo, ora, un periodo storico di una quasi ‘regressione’ in ambito socio-culturale e del diritto dovuta all’invasione della Penisola Italica da parte delle incursioni longobarde commissionate da Giustiniano per liberare Roma dai Goti.

Parliamo, dunque, di un popolo proveniente dall’Europa continentale che portava con sé i propri usi e le proprie consuetudini tipicamente ancora rozze e arretrate. A nulla erano serviti i patti stipulati tra Giustiniano e la Chiesa, secondo i quali questa avrebbe dovuto applicare il codex dell’imperatore, che furono, poi, stravolti dall’autoritaria introduzione delle consuetudini germaniche fortemente, invece, imposte dai Longobardi.

Di pari passo all’involuzione giuridica assistiamo anche ad un ‘imbarbarimento’ delle arti che, dopo un breve periodo di raffinata contaminazione medio-orientale dovuta alla nascita del mosaico bizantino, retrocedono impoverendosi, infatti, della loro bellezza manifatturiera, tornando ad una tipologia metallurgica e oreficeriera ancorata alla lavorazione primitiva dei metalli.

I Longobardi insediati in Italia imparano ad apprezzare col tempo la differenza di una cultura più raffinata, qual’era quella italica, rispetto alla loro, invece, più grezza e di stampo militare. Ciò avvenne grazie alla possibilità concessa dai Longobardi ai popoli autoctoni di utilizzare il loro diritto romano già in uso nei luoghi di stanziamento. Tale diritto era racchiuso nel codice teodosiano che era, certamente, il più gradito alla Chiesa in quanto non essendo completo come quello giustinianeo era più facile da manipolare.

In questo periodo la Chiesa, dunque, si pone come difensore delle popolazioni locali avendo un forte potere non solo spirituale ma anche politico, e siamo quindi tra l’VIII e IX secolo, periodo in cui si sviluppano gli ordini ecclesiastici, che attraverso l’opera di amanuensi trasmettono le fonti del diritto.

Non è un caso che, con la nascita del monachesimo, la comparsa delle grandi cattedrali e l’evoluzione architettonica e religiosa dei monasteri, questi ultimi divennero sempre più le sedi degli scriptoria (studioli) in cui monaci ed amanuensi poterono dedicarsi alla copiatura e scrittura di antichi codici. I primi manoscritti miniati, infatti, costituiti da papiri, sotto forma di rotoli, diedero i natali ad una branca della storia dell’arte conosciuta con il nome di ‘miniatura’, ossia quella traslitterazione delle lettere, che per mano di copisti o scrivani, dava a sua volta l’inizio alla scienza della paleografia (studio delle antiche scritture).

La svolta al sistema societario che si era creato fu impressa dalla richiesta che la Chiesa fece a Carlo Magno, re dei Franchi, di scendere nella penisola a liberare il territorio dalle pressioni arabe sui confini. Il matrimonio tra Chiesa e Impero franco, fu sancito, infatti, dall’incoronazione di Carlo Magno da parte di papa Leone III, la notte di Natale dell’800 in cui il pontefice conferì al re il titolo di: imperator Sacrorum Romanorum imperorum (che si estendeva dalla Francia alla Germania, nelle cui terre venne costruendosi il sistema feudale che dava vita ad una gerarchia fondata su: conti, vassalli, valvassori e valvassini; la cui struttura, a sua volta, era retta da un indissolubile promessa di fedeltà).

Carlo Magno cercò di governare il suo impero attraverso l’introduzione di capitula, disposizioni giuridiche valide per tutto l’impero la cui vita sarà molto breve, poiché contrastata da una Chiesa che si arrogava un sempre maggiore potere in materia giuridica, tanto che istituì i tribunali ecclesiastici che avevano anche giurisdizione laica e la cui ispirazione veniva dal principio di equità voluto da Dio. Per rafforzare tale impianto, infatti, la strada più redditizia da seguire era quella di formare le nuove classi governanti e giudicanti in scuole controllate dalla chiesa, due di natura monastica e una di formazione laica. In quest’ultima, scuola Palatina, che sorgeva nei palazzi imperiali del potere, si formavano commissioni di giudici esperti, sempre più lontani dalla religione, invece nelle scuole ecclesiastiche, quelle episcopali contribuivano alla formazione classica e giuridica del clero, e quelle monastiche formavano, invece, i monaci amanuensi, il cui principale compito era trasmettere le fonti normative ritenute espressioni ‘divine’.

E’ evidente che, con l’avvento dei monasteri, centri di cultura europea, e a seguito del risveglio artistico in età carolingia, i manoscritti si abbellivano di illustrazioni figurate sempre più complesse e decorative, basate su intrecci di racemi e figure stilizzate che agghindavano le pagine dei codici. Non a caso queste erano abbellite con lettere ‘capitali’ artistiche, rese tali dalla presenza di ghirigori vorticosi e spiraliformi, congiunti a esemplari zoomorfi e mitomorfi. Alla base della tecnica esecutiva miniata vi era l’utilizzo di pigmenti di colore rosso (da cui deriva il termine miniatura; ‘minium’) fatti aderire ad un supporto di tempere e lacche utilizzate come legante; nonché all’utilizzo dell’ocra che conferiva un aspetto invecchiato ed ingiallito dei cartigli.

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