Diritto giustinianeo all’epoca dell’arte paleocristiana

di Serena Palma e Gabriella Tunno

Questo nuovo articolo ‘culturgiuridico’ prende in esame un’epoca di fondamentale interesse per la storia di tutti i tempi, anzi, forse un momento ‘luminario’ che vede nella figura di Giustiniano la nascita di un nuovo diritto (a cui oggi la didattica non si sottrae) in concomitanza con il fiorire della cultura paleocristiana, di cui ne parleremo poco più avanti.

Dunque, su cosa si basa il diritto, oggi in uso in gran parte del mondo occidentale? Sicuramente è frutto di secoli di tradizione giuridica ma, allo stesso tempo, è interessante individuare il momento in cui avvenne il passaggio dal diritto antico ad un diritto più moderno, certo e codificato. Troviamo così nella Bisanzio di Giustiniano il più grande lascito di diritto all’Occidente con Corpus iuris civilis o Corpus iuris Iustinianeum (529-534), (Corpus Giustinianeo) la più grande raccolta di materiale normativo e giurisprudenziale di diritto romano.

 È questo, infatti, un periodo che diede i natali ad un’opera di straordinaria importanza, nonostante sia notoriamente contraddistinto da una generale fama di transizione tra impero romano, già finito e i bui periodi del Medioevo.

Il Corpus nacque per volere dell’imperatore bizantino Giustiniano I (527-565), il quale ideò un complesso progetto di riorganizzazione di un’enorme mole di documenti e consuetudini che affollavano il caotico sistema giuridico dell’impero. Rimasto inizialmente in uso solo nell’Impero romano d’Oriente e nell’Italia meridionale, fu riscoperto e rielaborato dalla scuola bolognese nel XII secolo. Giustiniano lavorò a quest’opera dalla sua ascesa al trono dell’Impero fino alla sua morte. Istituì, dunque, una commissione composta da giuristi per condurre attività di ricerca e selezionare il materiale utile e delle sottocommissioni con l’incarico di spogliare le antiche opere dei giuristi. In tempi record nacque il Corpus Iustinuaneum.

L’opera nella fattispecie è composta da:

-Institutiones, un’opera didattica in quattro libri destinata a coloro che studiavano il diritto sul modello delle Istituzioni di Gaio. La realizzazione materiale dell’opera, pubblicata nel 533, è un’operetta elementare destinata agli studenti del diritto nelle scuole dell’impero.

-Digesto (o Pandectae), antologia in cinquanta libri di frammenti estrapolati dalle opere giuridiche dei più grandi giuristi della storia di Roma.  Per compiere l’immane opera di selezionare il vastissimo materiale giurisprudenziale, Triboniano formò una commissione composta da docenti universitari e da eminenti avvocati di Costantinopoli.

-Codex Iustinianus, raccolta ufficiale di costituzioni imperiali da Adriano allo stesso Giustiniano. Il 13 febbraio 528, a meno di un anno dalla sua ascesa al trono imperiale, Giustiniano emanò la costituzione Haec quae necessario, in cui l’imperatore rivelava la volontà di intraprendere una riorganizzazione dei materiali facenti parte dei precedenti codici, nonché delle costituzioni emanate dopo la pubblicazione del Codice Teodosiano, fino alla produzione legislativa dello stesso Giustiniano. Ciò anche per fare chiarezza e porre fine alle lungaggini processuali. Nel nuovo codice non dovevano essere accolte le disposizioni cadute in desuetudine o abrogate da costituzioni successive.

-Novellae Constitutiones – costituzioni emanate da Giustiniano nel periodo compreso il 535 e il 565. Col termine termine Novellae si voleva intendere costituzioni nuove rispetto a quelle contenute nel Codex. Alcune di esse sono in greco, altre in latino.

Ebbene, dunque, l’omonimo imperatore fu tanto grande da lasciare ai posteri un così grande corpus normativo evidente frutto, tra l’altro, di una florida epoca storico-culturale in cui la ripresa delle dottrine antiche, e contemporaneamente la netta separazione col mondo artistico della classicità avevano portato ad accentrare il potere politico a Ravenna. Quest’ultima divenne da questo momento in poi sede mondiale dei mosaici, dove per la prima volta arte romana paleocristiana e arte bizantina si incontrano dando così vita a forme artistiche nuove e innovative alla pari di un diritto nuovo e più moderno rispetto al passato. Ravenna, centro politico e culturale, si impreziosisce di numerose botteghe artigianali dove l’attività musiva diventava parte integrante della vita dei ravennesi, che con un linguaggio iconografico inedito raccontavano attraverso le loro opere d’arte stili di figuratività mai prima visti.

A tal proposito, infatti, è doveroso ricordare le pose frontali delle figure rappresentate sulle pareti delle chiese, lo sguardo ‘ieratico’ (fisso e perduto) dei personaggi effigiati, i quali quasi sempre erano rappresentati con lunghe toghe bianche cosparse di tessere musive dorate e con loro, tra le mani, in posa oggetti di codici giuridici o elementi della liturgia. Sfarzo, preziosità degli abiti e sfavillante contrasto di mosaici e marmi facevano dell’epoca giustinianea un pezzo di storia tutta ancora da scoprire, dove il diritto si coniugava alla politica del tempo e l’arte si sposava con la nuova cultura paleocristiana.

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