Diritto e società nella Grecia antica

di Gabriella Tunno e Serena Palma

Come in qualunque comunità, anche in quelle descritte nei poemi omerici, esistono delle regole che stabiliscono quali comportamenti sono consentiti, quali sono vietati e quali sono obbligatori.

Che queste siano o meno regole giuridiche è problema la cui soluzione dipende dalla definizione che si vuol dare al diritto. Certamente, la civiltà greca descritta da Omero nelle narrazioni leggendarie, è una società in cui il rispetto delle regole non viene ottenuto attraverso l’imposizione di divieti ma piuttosto è un meccanismo di cultura in cui, il senso civico, si esplica mediante un corretto comportamento sociale della collettività: in altri termini, meglio dire, si tratta di consuetudini morali.

La particolarità che caratterizzava la città-stato greca, indipendentemente dal fatto che fosse democratica od oligarchica, era l’isonomia, cioè il fatto che indipendentemente dalla classe sociale di appartenenza, tutti i cittadini liberi soggiacevano alle medesime leggi in virtù della concezione che identificava l’ordine naturale dell’universo con le leggi della città. Dunque diritto greco o diritti greci?

Ad ogni modo, fin dalla civiltà ellenica e fino all’età di Giustiniano (481-565 d.C.) il diritto greco è caratterizzato da sistemi giuridici che definivano i concetti di “poleis” (città) e di “princìpi”, che sebben non redatti da giuristi, avevano un’importanza tale perché costituivano il corpus di orazioni giudiziarie scritte da logografi, e pertanto importantissima fonte di conoscenza del diritto dell’Atene del V-IV a.C.

A ben intendere dunque, si parla di un diritto comune a cui sottostanno le città-stato accomunate dalla stessa koinè, stemma identificativo di appartenenza al medesimo popolo. Un diritto anomalo, quindi, giacché la Grecia, seppur culla di tutte le arti e le scienze, non è stata, però, la madre della scienza giuridica, la cui invenzione si deve invece ai romani.

Nessuna città della Grecia, in effetti ha avuto dei giuristi, specialisti di diritto, che siano preoccupati di riflettere sulle strutture e di elaborare concetti giuridici, generali ed astratti.

una scultura raffigurante isocrate

Tuttavia, un rimando che risulta molto attuale può farsi alle Leggi di Gortina, un sistema di norme di diritto arcaico vigenti nella pòlis del V secolo a.C. ed unica codificazione scritta arrivata completa ai giorni nostri. Il campo applicativo delle Leggi di Gortina riguarda l’insieme di rapporti giuridici e sociali che concernono l’oikos: si tratta del diritto di famiglia con la regolazione dei rapporti patrimoniali tra coniugi, dei diritti successorii, degli istituti dell’adozione, del divorzio e della disciplina dell’adulterio. L’adulterio, ad esempio, era lecito se compiuto dal solo marito, ma la moglie, pur non avendo i suoi stessi diritti e poteri aveva la facoltà di chiedere il divorzio in caso di percosse e maltrattamenti.

Ad Atene i depositari del diritto sono stati gli esegeti, per primo sacerdoti e poi fautori del diritto sacrale e religioso. Nè si può dire che siano stati giuristi i logografi giudiziari attivi ad Atene, tra i quali si ricordano Lìsia, Demostene, Antifone e Isocrate: costoro, infatti, su commissione e previo compenso, componevano le orazioni che le parti coinvolte in un processo avrebbero recitato poi in tribunale.

Indubbio è il fatto che l’inesistenza di una classe di giuristi nell’Antica Grecia riduca la quantità di fonti a nostra disposizione: tuttavia, l’ingente mole di epigrafi, è fondamentale alla ricostruzione del diritto greco fin dall’epoca micenea (XVI-X sec. a.C.).

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