Diletta Leotta e l’Italietta iconoclasta: modus operandi di un sessista professionista

Italiani, brava gente, dalle idee sempre chiare, linde e pinte. Mai un dubbio, un ripensamento, solerti a dispensare verità in pillole e slogan mozzafiato. Sanremo? “Banale”, “imperdibile”, “vecchio”. Ma, che si tratti di fanatici oltranzisti o pasdaran del francescanesimo, quando la camera inquadra una bella donna, ecco che riemerge il vecchio istinto del sospetto. L’altro giorno è stato il turno di Diletta Leotta, giornalista, forse, sicuramente brava a far appassionare milioni e milioni di italiani al campionato cadetto.

Ora, le verità in questa faccenda sono molte: la Leotta è oggettivamente molto bella; a venticinque anni ha raggiunto obbiettivi che un collega molto più grande e navigato “se li sogna”; è da sempre vittima di battutine e occhiatacce, probabilmente anche tra colleghi. Tre evidenze certe, come detto, ma che in un mondo normale, che vede complotti e retroscena scabrosi in ogni dove, sarebbero passate in sordina, tra le faccende semiserie della quotidianità di un infelice cronico, sempre pronto a perdersi tra il dito e la luna.

La questione si fa più complessa quando un simpatico burlone, forse hacker di professione, riesce ad introdursi nei “cloud” di Diletta. I “cloud”, per chi non lo sapesse, sono un po’ dei luoghi dell’anima digitale, all’interno dei quali confluiscono dati, foto, audio e video. Di tutto, insomma, cose serie e facete. Se in questo momento il vostro primo istinto è quello di prendere in mano il telefono per verificare il contenuto di questi grandi serbatoi, probabilmente troverete le foto dei gatti, della cena di ieri, di un bel tramonto e, perché no, anche di una smorfia catturata in un momento di noia. I più audaci potranno trovare una foto intima, mandata al proprio fidanzato o fidanzata o, comunque, al proprio partner. Esattamente quello che si è trovato negli archivi della giornalista catanese. Tutto bellamente spiattellato in rete,

Non sarà difficile immaginare il marasma provocato da una simile violazione della privacy. La faccenda, come è giusto, finisce in carte bollate e la Leotta posta un messaggio di ringraziamento ai tanti che le hanno espresso solidarietà. Tutto finito, quindi, almeno fino a quando quel pazzo (si fa per dire) di Carlo Conti non decide di raccontare questa storia in prima serata, proprio attraverso le parole della diretta interessata.

È stato bello. È stato bello osservare quell’Italietta un po’ assopita e certamente sempre vigliacca vomitare litri e litri di bile. “Se l’è cercata”, “ma con un vestito così che si aspetta?”, “chissà a chi l’ha data per stare dove sta”. Anche una pagina Facebook che si occupa di scovare errori giornalistici, gestita probabilmente da giornalisti, ha scritto una nota livorosa e piena di rancore, a suon di “si può dire…”: “Si può dire che un po’ se l’è cercata, si può dire che è fidanzata con un pezzo grosso? Si può dire che non ha espresso solidarietà ai giornalisti che stanno per essere licenziati?”. No, in realtà non si potrebbe, ma, sapete com’è, la rete deve essere lasciata libera. Ma si può rispondere, ovviamente, pur senza invocare censura. Si può dire che “te la sei andata a cercare” appartiene alle culture più grette e misogine? Si può dire che “chissà a chi l’ha data” è un obbrobrio concettuale prima che stilistico? Si può non condividere il metodo di selezione della classe giornalistica senza portare ogni volta in auge vecchie, puzzolenti, marcescenti culture del sospetto, guarda caso, che hanno a che fare sempre con il sesso?

Insomma, nulla di nuovo sotto il sole. D’altronde, abbiamo sempre bisogno di un demone da esorcizzare, Nel paese in cui il problema non è la pornografia dei sentimenti ma “Uomini e donne”. Nel paese in cui la povertà creativa non fa testo, basta parlar male di Gigi D’Alessio. In questo paese fa più notizia il sintomo dell’effetto. Male che vada si può sempre maledire il Grande Fratello.

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Gabriele Pasca

Giornalista, anche sportivo. Interista, zapatista, pessimista e tante altre cose in -ista. Classe 1992, studente di giurisprudenza. Leccese ma anche modenese. Insomma, tutto e niente.

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