Di calcio e calciatori tavianesi: la carriera di Rocco Bruno

Di Nicola Serracca

Nella storia del Calcio Tavianese un suggestivo capitolo è stato scritto da alcuni calciatori nostrani, i quali, dotati di eccellente bravura e forte passione agonistica, hanno raggiunto il più alto livello dello sport nazionale: il Professionismo.
Autore protagonista di questo capitolo è mister Rocco Bruno.

ROCCO BRUNO, classe 1943

La carriera calcistica di Rocco Bruno inizia sul campo sportivo S. GIUSEPPE di Taviano, dove indossa la maglia della LIBERTAS di cui è Presidente Cosimo Grimaldi.
Da questo campo, a 17 anni, Bruno parte per fare un provino a Roma: deve disputare una partita amichevole tra una Rappresentativa giovanile e la Nazionale Ungherese di calcio (che si trova nella nostra Capitale per la preparazione alle Olimpiadi del 1960).
Dopo la partita la DE MARTINO, squadra PRIMAVERA dell’A. S. ROMA, lo invita a restare; Bruno, dopo aver ottenuto il permesso del padre, che viene convinto grazie anche agli interventi persuasivi di Armando Ria, Tullio Cacciatore, Italo Vizzi, accetta la splendida offerta.
Trascorre quindi un anno indimenticabile al fianco di compagni di squadra del calibro di Paradisi, Valle, Capparella, Muiesan, Farroni (gran parte dei quali poi professionisti) e “PICCHIO” De Sisti (Giancarlo De Sisti sarà campione mondiale con la Nazionale Italiana).
Bruno ricopre il ruolo di mezz’ala sinistra affidatogli da Mr. Masetti sull’erba dello Stadio Delle Tre Fontane, perfetta cornice di immagini impresse nella sua memoria, come l’abbraccio di Pelè e il 3-0 rifilato alla Lazio.
Tutto vero: al termine di un match amichevole tra il SANTOS (con COUTINO, DOUGLAS, PEPE…) e la ROMA di CUDICINI, FONTAN, LOSI, LOIACONO, ORLANDO, MANFREDINI e il numero 10 SCHIAFFINO ( Presidente Anacleto Gianni) avviene l’incontro con “O REI”, quando appunto PELE’ decide di andare a salutare i giovani della Primavera, che avevano il compito di “raccattapalle” durante le partite della “squadra grande”..
Quanto al 3-0 rifilato alla Lazio, Bruno può raccontare di aver giocato il Derby della Capitale a livello giovanile e di averlo vinto, fornendo una prestazione particolarmente ispirata dal primo all’ultimo minuto, al punto che il compagno di squadra De Sisti, a punteggio acquisito, lo invita a non attaccare più e a mantenere il risultato (Come mi ha raccontato: “Correvo a tutto campo e Picchio gridava: Bruno basta! Dove vai? Facciamo melina!”).
Al termine della stagione 61/62 la Roma decide di fare cassa cedendo i giovani della Primavera; ma Rocco Bruno, appena diciottenne, rifiuta il passaggio alla TORRES perché si sarebbe dovuto trasferire in Sardegna e decide di scegliere personalmente il proprio futuro calcistico.
Trascorre la stagione 62/63 con il Galatina in Promozione e da qui viene selezionato con la Rappresentativa Pugliese per il torneo INTERREGIONALE, che vince con finale disputata allo STADIO FLAMINIO di Roma contro la Rappresentativa Piemontese (dopo aver battuto, tra le altre, la squadra Abruzzese col risultato di 6-0).
Viene poi convocato in Nazionale Giovanile per giocare a WEMBLEY contro l’Inghilterra una partita d’avanspettacolo alla Finale Europea BENFICA-MILAN (la prima Coppa dei Campioni vinta dai rossoneri, per la cronaca: 2-1 con doppietta di Altafini), ma Bruno non ottiene il placet della società di appartenenza e deve rinunciare con rammarico a questa esperienza.
L’anno calcistico 63/64 lo vede impegnato con il TRANI in serie C, dove vince il campionato e approda in serie B; nel 64/65 assolve l’obbligo della leva militare in Sardegna, qui gioca 4 partite in D con l’IGLESIAS e disputa il campionato militare perdendo la finale 3-2 (Gli verrà detto durante la premiazione: “Purtroppo non sempre vincono i migliori”).
Di questo periodo Rocco Bruno ricorda anche una partita che ha contribuito a scrivere la storia calcistica del suo paese e cioè il derby TAVIANO-RACALE.
Tornato a Taviano da Trani per le vacanze di Pasqua viene quasi obbligato a giocare un’ “amichevole” contro l’imbattibile RACALE del capitano DE VITIS e del fantasista NANDO “MORETTO” (vere e proprie leggende del calcio racalino), con tanto di annuncio della sua presenza in campo sulle locandine dell’incontro, affisse nei due paesi. La partita termina 3-1 per i tavianesi, Bruno segna un goal allietando i presenti con numeri di alta scuola e meritando, a fine partita, anche i complimenti dell’arbitro.
Quanto al concetto di “amichevole” ritengo sia quanto meno discutibile se riferito allo storico derby (mai concluso) tra San Martino e San Sebastiano, basti pensare che in quella occasione San Giuseppe ospitava (secondo più di una testimonianza) circa 400 spettatori, tifoso più tifoso meno, ma questa è un’altra storia…
Rocco, dopo il TRANI, passa al MAGLIE con il quale disputa due campionati in serie D, quindi al GALATINA (69/70) e SQUINZANO (70/71) IN PROMOZIONE per poi fermarsi al GALLIPOLI per 4 anni, dal 1971 al 1974, col quale vince due campionati di PROMOZIONE e disputa quindi due campionati in serie D.
Di questa esperienza conserva un buon ricordo: una difesa portentosa con sole 11 reti subite il primo anno e 21 le sue marcature; memorabile, in particolare, il goal vittoria al VIA DEL MARE di LECCE nella finale contro il CASARANO per salire in D, goal realizzato con un perfetto colpo di testa su calcio d’angolo battuto da Vincenti di fronte a 40.000 spettatori. (vedi foto)
Trascorso il campionato in serie D, nonostante vari tentativi di altre squadre per convincerlo a continuare a giocare, Bruno decide di ritirarsi nel 1974 a 31 anni.
Chi lo ha visto giocare mi ha parlato di un giocatore “di un altro pianeta”, dotato di un’arma micidiale quale il colpo di testa.
Io non posso ricordare una sua partita per questione anagrafica, ma ho avuto il piacere di conoscerlo come allenatore e di vedere da vicino , durante gli allenamenti di rifinitura tecnica, quel colpo di testa che, se lo avesse visto Altafini quel giorno a WEMBLEY, avrebbe definito “da manuale del calcio”.
Parlando con Mister Bruno della sua storia calcistica, gli ho chiesto quale consiglio darebbe ai giovani calciatori ed egli ha risposto: “Avvicinarsi al calcio solo per divertirsi e non per diventare campioni; questo può succedere se ci sono le qualità affiancate da passione e disciplina”.

Nel prossimo numero la storia calcistica di un altro grande del calcio tavianese: Marco Carrozzo.

Redazione

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