Dal Salento alle Olimpiadi; la storia di Raimondo Orsini, allenatore “d’oro”

Raimondo Orsini è un volto noto del panorama sportivo Italiano. Salentino, di Matino, docente di educazione fisica e allenatore di un olimpionico. Daniele Greco, ad un passo dal podio nelle Olimpiadi di Londra.
Raimondo, allenatore da quanto?
Allenatore da sempre perché ho cominciato in toscana, appena smesso di gareggiare. Facevo i 400 a ostacoli. Diciamo che vado per i trentacinque anni.

La carriera da atleta invece è durata poco?
Sì, molto poco. Ho iniziato ad insegnare e quindi mi rimaneva molto poco tempo per allenarmi. In atletica bisogna allenarsi dalle sette alle nove volte alla settimana, cosa molto difficili per un docente.

Come si diventa allenatore?
Innanzitutto è necessario avere una solida formazione teorica alle spalle anche se il quid in più è determinato dal trascorso di atleta. In atletica è molto difficile trovare un allenatore che non abbia a sua volta praticato sport. In altri sport, tipo il calcio, invece, è una situazione molto più comune. Unica eccezione è rappresentata dai “metodologici” che però non riescono ad entrare nelle “specificità”…

Qui il discorso si fa più complesso. Tentiamo di spiegare un po’ meglio.
In pratica, esistono quattro tipi di allenatori riconosciuti dalla federazione: istruttore, allenatore giovanile, allenatore e allenatore specialista. Io sono uno specialista in ostacoli, ciononostante posso allenare in tutte le discipline dell’atletica.

Ma, di fatto, prediligi gli ostacoli?
Guarda, nel 2006 avevo una mia società con la quale disputai un’edizione dei campionati per società. Arrivammo a Modena al cospetto di squadre blasonate come quella delle Fiamme Gialle, dell’Esercito o la Riccardi Milano. Bene, quell’anno, allenando da solo dodici ragazzi in sedici discipline diverse, arrivai a gareggiare nella finale nazionale. Alla fine ci classificammo noni, ma per noi fu già una grande impresa l’essere riusciti ad arrivare lì.

Da Modena a Londra il percorso è stato breve ma intenso…
Sì, assolutamente. Le Olimpiadi sono state un’emozione unica. Daniele (Greco, ndr) era uno di quei dodici ragazzi ai quali prima si faceva accenno. Purtroppo nel corso degli anni ho dovuto lasciare tutti gli altri atleti per dedicarmi completamente a lui. Forse il segreto del successo sta anche in questo: se si vuole eccellere bisogna sviluppare l’arte della pazienza. L’atletica a differenza del calcio è uno sport che richiede una preparazione estenuante per poter affrontare gare che spesso durano pochi minuti, se non secondi.

Ma, tecnicamente, come si decide chi parteciperà ad una Olimpiade?
Esiste un ranking che non lascia spazio a polemiche. Ci sono dei veri e propri standard di partecipazione: ad esempio, nei 100 metri i dieci secondi netti; Ogni nazione può iscrivere massimo tre atleti. Naturalmente il Comitato Olimpico Nazionale può decidere o meno di confermare la partecipazione, per ragioni di forma, ad esempio.

orsini-greco

Quindi ad un certo punto anche voi siete stati certi della presenza di Daniele a Londra 2012.
Esatto, già durante la gara di gennaio fece i 17.20 e in quel momento avevamo staccato il ticket per l’Olimpiade. è un po’ come segnare un gol in finale. Per la verità, tutta quell’annata fu straordinaria per Daniele. Le Olimpiadi furono ad Agosto ma lui fino a giugno fece la stagione perfetta. Purtroppo ai campionati europei si presentarono quei maledetti crampi, che ancora oggi sono una costante nella vita sportiva di Daniele.

Però alla fine è andato tutto per il verso giusto?
Allora, per noi era già importante superare la qualifica, il primo turno. Daniele aveva 23 anni e superare la qualifica significava arrivare in finale tra i primi dodici. Lui al primo salto già si qualificò. Nella finale, invece, il secondo step era riuscire a rientrare negli otto. Al primo salto fece 16.90 ma in cuor mio non ritenevo che quella misura fosse sufficiente per rientrare negli otto, quindi al salto successivo lo mandai indietro di un piede, quindi andò a staccare quasi venti centimetri più indietro. A quel salto fece 17.34 e per fortuna gli rimase perché subito dopo incominciarono i crampi. Al terzo salto fece nullo, al quarto si fermò nella rincorsa e il quinto lo passò. Il capolavoro, però, lo fece al sesto, perché nonostante non riuscisse neppure a camminare e nonostante i miei consigli, con una rincorsa estremamente lenta riuscì a fare 16.94 in una situazione incredibile. Questo mi fece capire quanta voglia di vincere avesse quel ragazzo.

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Gabriele Pasca

Giornalista, anche sportivo. Interista, zapatista, pessimista e tante altre cose in -ista. Classe 1992, studente di giurisprudenza. Leccese ma anche modenese. Insomma, tutto e niente.

comments
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    Raimondo complimenti; ti auguro un grande successo.Porta alto il nome della nostra Matino e la valentia sia delle tue capacità,sia quelle del tuo giovane atleta.
    TOTO’ FUSARO

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