Dai Messapi ai salentini

di Vito Bergamo

Questo è un articolo che mi è venuto spontaneo nella mente, allorquando sentii un essere di quelli che bucano lo schermo televisivo parlando sempre di tutto e di tutti: in pratica uno di quelli che presume di sapere tutto.

Questo personaggio, con una grande punta di disprezzo, nominò la parola ” Meridionali”. E lo disse come se avesse il DDT in mano per spruzzarlo sugli insetti. Questa cosa mi ferì molto soprattutto pensando ai tanti salentini che consapevolmente danno forza e valorizzano questi esseri spregevoli.

La mia domanda è: quando muore un popolo? I messapi morirono perchè i romani li sconfissero e li distrussero completamente, ma ora siamo in tempo di pace e non ci sarà certo una guerra che farà morire il popolo salentino. No, la guerra no. Ma c’è sicuramente una moltitudine di concause che ne stanno determinando la morte.

La cultura salentina è millenaria e si è forgiata e sviluppata attraverso i tanti popoli che l’ hanno continuamente invasa: i romani hanno lasciato il latino, i bizantini il greco, i normanni il francese, gli spagnoli lo spagnolo. Grazie all’avvicendarsi di tutte queste lingue sono nati e sviluppati i cento e più dialetti salentini: pertanto una  lingua e cultura millenaria. Per secoli e secoli si è continuamente arricchito il vocabolario della lingua salentina e non parlo della lingua grika che è molto più arcaica, ma del nostro dialetto. Dialetto che è quasi irrimediabilmente perduto. 

Vediamo perché e naturalmente ribadisco che è una mia opinione. 

Parto dalla metà degli anni ’50 quando lo schermo televisivo sostituì lo schermo del camino. Là seduti vicino al focolare prima si era spettatori attivi nell’ ascoltare e nel commentare i ” cunti” degli anziani. 

Stando sempre seduti ma con lo schermo televisivo di fronte, si è passati ad essere spettatori passivi. Chi parlava usava la lingua italiana e così si stava là ad ascoltare l’oracolo che giorno dopo giorno lo plasmava lo plagiava e veniva manipolato portandolo dove il conduttore voleva.

Io penso che sia stato quello l’inizio della trasformazione da salentini a “pecoroni”. Sì “pecoroni”, perchè da allora in poi si è sempre seguito il fischio più acuto. Volete un’ ulteriore prova? Bene, eccola qua: quanto viene insegnato ai nostri figli per ciò che riguarda la storia locale? Questi bambini crescono spesso ignorando completamente che cosa sia il Salento. O forse alcuni pensano che il Salento sia solo: ” Sule, mare e jentu?” Cosa cambia e cosa distingue i nostri bambini da quelli piemontesi. Niente, assolutamente niente. Tutti studiano le stesse cose con una differenza che al Nord è più diffuso l’insegnamento della cultura e storia locale, da noi no.

Oggi quanti onestamente con dignità e orgoglio possono dire: Sono un salentino.

Dico questo semplicemente perchè seguendo la scia di ciò che si sente tutti i giorni, mi accorgo che molti , anzi moltissime persone che vanno dai sei ai cinquant’anni vivono in un mondo virtuale; la loro stella cometa è lo smartphone che stringono nella mano. Quando si sveglieranno da questo sonno virtuale, la realtà sarà difficile per loro affrontarla. 

Posso anche dire che un rimedio a tutto questo ci sarebbe. Basterebbe che incominciassero un pò tutti quanti, a partire dagli adulti, a riprendere i libri in mano: leggere, leggere. 

La lettura è l’acqua della mente, alimenta le radici del sapere, della conoscenza, della cultura. E noi di questo abbiamo bisogno, del sapere. Ma soprattutto della memoria perchè memoria è cultura. E solo sapendo che cosa si è esattamente possiamo dire tutti con dignità e orgoglio : ” Siamo Salentini”. Un popolo che rinuncia a morire per volere di qualcun altro.

Redazione

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