Il conflitto arabo-israeliano. La guerra del Libano del 1982

L’ennesimo conflitto nell’area avvenne a 9 anni di distanza dal’ultimo (Yom Kippur 1973[1]). Israele e Siria si contendevano sempre la parte orientale dell’area arrivando ancora allo scontro, innescato questa volta da 5 eventi.

Innanzitutto nel Libano, già dal 1975, era in corso una guerra civile. Come solito nei conflitti interni, la situazione era molto instabile, soprattutto per quel che riguarda la sicurezza. Proprio in questo contesto l’OLP riuscì ad ottenere una maggiore libertà di manovra, così che dal Libano meridionale poté attaccare la parte settentrionale di Israele.

Sempre a causa della guerra civile, la Siria era intervenuta in Libano per tentare di gestire la situazione, ma ciò non fu ben visto da Israele che temeva la possibilità di attacchi siriani su due fronti.

Manachem Begin
Primo ministro israeliano

Importante era anche il colore politico del governo israeliano in questo periodo. Infatti, per la prima volta, il partito laburista era stato sconfitto dal Likud, partito di destra capeggiato da Menachem Begin, che divenne Primo Ministro. Egli era sostenitore di una politica aggressiva, “da falchi” nei confronti dei musulmani libanesi.

Questa politica portò al quarto evento. Un gruppo di guerriglieri palestinesi attentò un autobus di israeliani. Nell’attaccò ne morirono 38 e altri 78 rimasero feriti. La politica “da falchi” non fece attendere una reazione. Partì subito l’Operazione Litani: invasione circoscritta all’aerea meridionale del Libano per distruggere.

Yitzhak Shamir
ministro degli esteri israeliano

Infine, nel 1981 nel governo ci fu un doppio cambio significativo. Yitzhak Shamir e Ariel Sharon divennero ministri rispettivamente degli Esteri e della Difesa. Questi due nuovi ministri avevano sposato la politica aggressiva di Begin, divenendone (specialmente Sharon) i principali fautori.

Ariel Sharon
ministro della difesa israeliano

Il casus belli ‘tradizionale’ arrivò il 3 giugno 1982, con il tentato omicidio dell’ambasciatore israeliano a Londra, Shlomo Argov. Allora Israele diede avvio all’Operazione Pace in Galilea, sulla carta una replica dell’Operazione Litani, cioè attacco ad un’area circoscritta, ma in realtà aveva obiettivi più ampi: come prima cosa espellere i musulmani dal Libano; poi eliminare i nazionalisti palestinesi in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza; infine allontanare le truppe Siriane.

Bashir Gemayel
presidente della repubblica del Libano

Il piano poteva avere successo solo se i cristiani maroniti, guidati da Bashir Gemayel, avessero fatto la loro parte, che consisteva per lo più nell’attaccare l’OLP. Questo non avvenne e in più Gemayel (appena eletto presidente) fu vittima di un bombardamento nella sede del suo partito. La morte del leader alleato segnò la fine dell’Operazione Pace in Galilea, poiché Israele non condivideva la linea di nessun altro esponente maronita. Per questo non rimaneva altro che ritirare le truppe, cosa non facile. Fu solo grazie alla mediazione americana che si raggiunse il 17 maggio 1983 un accordo libanese-israeliano. Non era tuttavia un trattato di pace, ma un armistizio, che il Libano ruppe dopo meno di un anno, per via di pressioni siriane.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[1] http://www.lapiazzamagazine.com/conflitto-arabo-israeliano-la-guerra-dello-yom-kippur-del-1973/

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Marco Mariano

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