Il conflitto arabo-israeliano. La Guerra dei Sei Giorni del 1967

Il 1967 vide l’ennesimo scontro nell’area medio orientale. Il 23 febbraio 1966 in Siria presero il potere i militanti Baathisti (da Baath, partito socialista panarabo), che strinsero un patto di mutua alleanza con l’Egitto alla luce della loro politica antiisraeliana. Israele, che nel frattempo portava avanti un conflitto a bassa intensità con i Palestinesi in Giordania, si vedeva minacciato su tutti i fronti. Israele, non volendo farsi trovare impreparato, mobilitò le proprie forze in una delle più grande operazioni di terra mai viste nella zona. Nel corso di questa azione morirono 15 soldati arabi e 3 civili giordani e altri 54 rimasero feriti. La tensione ovviamente rimase alta per un anno intero. Ad aprile del 1967 l’aviazione israeliana abbatté 7 MiG siriani. Ciò che fece “saltare il banco” fu una segnalazione errata dell’URSS, secondo cui le truppe israeliane si stavano concentrando al confine con la Siria. Nonostante le rassicurazione dell’ONU e dello stesso Israele, Nasser portò le truppe egiziane nel Sinai per rassicurare la Siria, ma colse l’occasione per chiedere il ritiro delle Forze d’Emergenza ONU di stanza in quella zona. La richiesta non venne accolta e Nasser orgogliosamente ritirò le truppe e chiuse gli Stretti di Tiran creando lo stesso casus belli del 1956. La Giordania per evitare di rimanere isolata si unì all’alleanza sirio-egiziana. Da una parte 80 mila soldati e 900 corazzati egiziani, 300 blindati siriani  e 300 giordani e oltre 250 mila soldati; dall’altra la popolazione israeliana che chiedeva al governo di attaccare immediatamente. I negoziati creati all’ultimo minuto non servirono a nulla anche perché gli USA non si espressero né in positivo né in negativo alla possibilità presentata dagli israeliani di una guerra. Il 5 giugno si giunse allo scontro, con l’aviazione israeliana che attaccò simultaneamente le basi delle aviazione dei tre avversari. Una volta distrutta la forza aerea degli avversari, Israele poté agilmente colpire da terra uno ad uno gli avversari, perché l’asse Siria-Egitto-Giordania non era ben coordinato. Israele ebbe un’altra occasione di dimostrare la sua forza, triplicando l’estensione del proprio territorio che incluse anche Gerusalemme est, aspetto molto significativo dal punto di vista dell’immagine che Israele dava a livello internazionale.

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Marco Mariano

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