Il conflitto arabo-israeliano, la crisi di Suez

Tra la vittoria di Israele del 1948 e la crisi di Suez del 1956 il medio oriente ha vissuto un periodo di assestamento (ovviamente non pacifico) in cui sia Israele sia gli Stati arabi puntavano al consolidamento dello Stato e della Nazione. Nell’analizzare gli avvenimenti del 1956 è necessario soffermarsi su quanto accadde in Egitto. Nel 1952 il movimento dei Liberi Ufficiali mandò in esilio il re Faruq per poter realizzare quella repubblica progressista che avevano come obiettivo. Il presidente e primo ministro fu inizialmente Mohammed Naguib, poi venne sostituito dal suo vice, Gamal Abdel Nasser, che si creò un grande seguito grazie alla sua politica di unità e socialismo arabo, ma soprattutto di non allineamento: evitare il coinvolgimento dell’Egitto nei conflitti tra grandi potenze, in particolare nella Guerra Fredda.

Israele guardò con ottimismo a questo cambiamento, che poteva rappresentare la base per la costruzione di un rapporto pacifico. Inoltre vi era stato un avvicendamento ai vertici del governo israeliano: Moshe Sharett aveva preso il posto di Ben Gurion. Tutto ciò alimentava le speranze di pace in tutta l’area. I negoziati, che iniziarono segretamente fra Israele ed Egitto, fallirono a causa di un gruppo di agenti israeliani che nel luglio del 1954 attaccò alcune proprietà britanniche, allo scopo di eliminare anche la minima possibilità di rapporti con le potenze occidentali che Nasser stava coltivando.

La tensione cresceva ancora e nel 1955 Israele lanciò contro l’Egitto il raid di Gaza come rappresaglia per l’uccisione di un ciclista, che secondo gli israeliani era stata opera dei servizi segreti egiziani. La rappresaglia ordinata da Ben Gurion (ritornato al potere) portò all’uccisione di 38 soldati egiziani. Nasser rispose chiedendo supporto al blocco sovietico, da cui ottenne la fornitura di armi. In tutto ciò Nasser si era inimicato Francia e Gran Bretagna. La Francia non aveva tollerato il supporto dato da Nasser ai nazionalisti algerini; la Gran Bretagna temeva che Nasser stesse alimentando l’avversione degli arabi contro l’occidente. Quello che però ruppe gli equilibri, il casus belli, fu la nazionalizzazione del Canale di Suez, che Nasser attuò per ottenere i fondi per la realizzazione della diga. In più Israele non aveva accettato la chiusura degli stretti di Tiran. Tutto ciò portò all’invasione del Sinai da parte delle truppe israeliane. La mossa successiva fu della Gran Bretagna e della Francia che lanciarono un ultimatum alle due parti per evitare il conflitto, ma come previsto Nasser rifiutò e le due potenze ebbero il via libere per iniziare i bombardamenti contro obiettivi egiziani.

Poco dopo ci fu l’intervento degli USA che riuscirono a fermare gli scontri. Israele, Francia e Gran Bretagna furono condannati dall’ONU, ma ad uscirne come veri sconfitti furono solo le due potenze occidentali perché Israele sebbene non avesse ottenuto praticamente nessun cambiamento, aveva avuto la possibilità di mostrare al mondo e soprattutto a Nasser la propria forza militare.

Perché gli USA sono intervenuti? Innanzitutto perché era presidente Eisenhower, che si era impegnato per la pace. Poi, sul piano internazionale, perché Francia e Gran Bretagna presero l’iniziativa senza consultare gli USA. Inoltre, avendo condannato l’invasione dell’Ungheria da parte dell’Unione Sovietica, non si poteva non fare lo stesso con l’invasione dell’Egitto. Quello che si avvertiva, tuttavia, era che l’intervento americano aveva solo rinviato ancora una volta lo scontro.

Avatar

Marco Mariano

leave a comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Create Account



Log In Your Account