Cinema – Gli imperdibili: “Silence” di Martin Scorsese

di Mario Belloni

 U.S.A. – Taiwan – Messico – Italia – U.K. – Giappone 2016

Giappone 1663: due missionari gesuiti portoghesi, P. Sebastiao Rodriguez (Andrew Garfield) e P. Francisco Garupe (Adam Driver) sono incaricati dal loro superiore P. Alessandro Valignano (Ciaràn Hinds) di recarsi in Giappone e scoprire la sorte del loro mèntore e maestro spirituale P. Cristovao Ferreira (Liam Neeson), sospettato di aver sconfessato la fede cattolica in seguito alle torture subite. Durante questa ricerca, in territori in cui il cristianesimo è stato messo fuori legge, e l’incontro con i “Karase Kirishitan” (cristiani nascosti), si ritroveranno sulla soglia del martirio.

Il film, uscito in Italia il 12 gennaio, tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore cattolico giapponese Shusaku Endo (1923-1996), scritto nel 1966, è arrivato all’attenzione del regista Martin Scorsese già ai tempi dell’“Ultima tentazione di Cristo” (1988). Si tenga presente che Scorsese, con Silence, è al suo 24° film (ricordiamo tra i più noti: “Taxi Driver” (1976), “New York, New York” (1977), “Toro scatenato” (1980), “l’Ultima tentazione di Cristo” (1988), “Cape Fear: il promontorio della paura” (1991), “Gangs of New York” (2002), “Shutter Island” (2010), “Hugo Cabret”(2011), “The Wolf of Wall Street(2013). “Silence” è un film a lungo meditato e fortemente voluto che il regista, ex seminarista, desiderava girare già da una trentina d’anni e per la cui realizzazione ha raccolto attorno a sé i migliori collaboratori storici. Risultato: un affresco di grande maestosità, girato su pellicola (Scorsese non lo faceva dai tempi di “Shutter Island”), con luci, scene (la scenografia è dei nostri Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo) ed inquadrature di altissimo livello che qualcuno ha associato a quadri di Caravaggio. Ma la natura contemplativa degli argomenti, la durata di 161 minuti e il ritmo monocorde rendono la visione molto impegnativa. E dato che la religione ha sempre avuto uno spazio importante nella vita di Martin Scorsese, (forte è il suo rapporto con la Chiesa cattolica), il film rappresenta un lungo e complesso viaggio laico nella fede, disseminato di dolore, di torture, di rimandi evangelici e quesiti senza tempo ai quali non sono offerte risposte, bensì profonde riflessioni quanto mai attuali come il fondamentalismo religioso, lo scontro di civiltà, religioni, culture diverse, la constatazione del “silenzio di Dio” e la domanda ossessionante: “perché Dio tace?”. In sostanza il film è permeato di sacralità, attraversato da figure assetate di conforto divino e scandito da una voce fuori campo che, come un filo di Arianna, serve a guidare lo spettatore che non riesce facilmente a meditare.

Questo è il terzo film di Martin Scorsese sulla religione dopo “l’Ultima tentazione di Cristo” e “Kundun” (1997), incentrato sulla vita di Tenzin Gyatso, 14° Dalai Lama del Tibet, per il quale film il regista si avvicinò
temporaneamente al buddismo. Per concludere “Silence” si può vantare di una messa in scena perfetta a cominciare dalla ricostruzione d’epoca , della sceneggiatura di Jay Cocks (Gangs of New York e l’ Età dell’innocenza),  della rocciosa e sofferta interpretazione di Liam Neeson (Mission:1986, Schindler’s List:1993, i Miserabili:1998, Io vi troverò:2008, Taken-la vendetta:2012, Taken 2:2015),  che fa un po’  impallidire  quelle di Andrew Garfield (the Amazing Spider-Man 1 e 2) nel ruolo di Padre Rodriguez e  di Adam Driver (Lincon:2012, Star Wars – il risveglio della forza:2015) nel ruolo di Padre Garupe. Degne di nota, poi, le interpretazioni di tanti attori e caratteristi nipponici che completano il cast.  Il film è stato proiettato lo scorso novembre in Vaticano, in maniera privata, davanti a 400 gesuiti ed il regista M. Scorsese ha incontrato Papa Francesco.

Scrive Matt Zoeller Seitz, critico cinematografico e televisivo statunitense: “Silence è un’opera monumentale che ci punisce. Ci manda all’inferno senza alcuna promessa di redenzione. Pone solo domande e dubbi, sensazioni ed esperienze. Non è un film che piace o non piace. È un film che si percepisce e assimila”.

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