Cesare Battisti: il ‘trofeo’ della discordia

Cesare Battisti: il ‘trofeo’ della discordia

Cesare Battisti: il ‘trofeo’ della discordia

Il 18 Gennaio scorso viene arrestato in Bolivia, a Santa Cruz de la Sierra, l’ex terrorista del PAC (proletari armati per il comunismo) Cesare Battisti, condannato dalla giustizia italiana a quattro ergastoli per aver commesso, durante gli anni di piombo, due omicidi e per aver partecipato moralmente alla commissione di altri due. La notizia della cattura del ricercato (in fuga da trentasette anni) è diventata immediatamente l’argomento principale su tutte le tv e i media italiani e ovviamente tutto ciò ha portato (di nuovo!) in auge becere discussioni su chi abbia il merito sull’operazione e se fosse giusto o no metterlo in galera. 

Come per ogni avvenimento che accade nel nostro paese, anche questa volta ne è scaturita una polarizzazione mossa più da idee politiche che da altro. Tra ministri che si prendono il merito di operazioni dell’Interpol (che vanno avanti da decenni) e nostalgici giustificatori della lotta armata degli anni 70 che chiedono l’amnistia per il detenuto, si è tornati a fare lo stesso errore: politicizzare un fatto di cronaca che non ha né bandiera né colori. Gli anni di piombo sono stati anni in cui sono verificate svariate atrocità nel nome di una guerra politica che ha portato solo morte e, nonostante sia passato tanto tempo, l’argomento trova ancora terreno fertile dividendo le persone in “fazioni” come all’epoca. Tutto questo porta alcuni a voler specificare che Battisti, oltre ad essere un criminale, sia soprattutto un comunista, come se fosse un aggravante, e porta altri ad evidenziare la stessa cosa per giustificarlo, come se il l’appartenenza politica sia importante ai fini della colpevolezza. 

Potrà sembrare anche morale o retorica spicciola ma una persona che uccide ha ben poco dei “colori” di un partito. Ci troviamo tutti di fronte ad un importante fatto storico dal quale tutta l’Italia potrebbe trarne vantaggio esigendo giustizia, ma purtroppo diventerà, o è già diventato, l’ennesimo motivo di discussione tra due estremi che di danno ne hanno già fatto abbastanza. 

La cattura di Cesare Battisti non deve portare a pensare che tutto sia finito, che basta solo questo a cancellare il male di quegli anni, perché quello resta, restano i morti, resta il dolore delle famiglie delle vittime, restano ancora i tanti terroristi latitanti sparsi per il mondo e soprattutto restano i silenzi della politica che approfittò e si servì di tali criminali da tutte le parti. L’impressione che purtroppo si ha è che ideologie sbagliate e anacronistiche portino la gente a non guardare gli avvenimenti per quello che sono ma per quello che vogliono far sembrare che siano. I fatti dicono che un criminale (comunista o no) è stato arrestato e che finalmente potrà scontare la sua pena escludendo l’uso di un istituto particolare e circoscritto come l’amnistia ad un caso del genere. 

Quando si capirà che chi è preposto a governare deve fare solo quello e chi deve giudicare deve fare altrettanto (come da costituzione), forse potremmo dire di essere un paese corretto e civile, ma per il momento la strada sembra ancora lunga.    

Paolo Coronese

Paolo Coronese

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