Cento anni fa l’inaugurazione della linea ferroviaria Casarano-Gallipoli

Cento anni fa l’inaugurazione della linea ferroviaria Casarano-Gallipoli

Cento anni fa l’inaugurazione della linea ferroviaria Casarano-Gallipoli

di Fernando Scozzi

L’8 giugno  1919, entrava in esercizio la tratta ferroviaria Casarano-Gallipoli. Il treno inaugurale – si legge sul Corriere Meridionale del 19.6.1919 – è partito da Lecce alle ore 8 e dopo un’ora e mezza (lo stesso tempo che impiegano oggi i treni della Sud Est per percorrere il medesimo tragitto) è giunto a Casarano proseguendo per Melissano, Racale, Taviano e Gallipoli. L’opera fu inziata nel 1913, ma dopo due anni i lavori furono sospesi per cui il Consiglio Comunale di Casarano, chiedendo la riapertura del cantiere faceva rilevare alle autorità competenti ” il grave danno causato alla classe dei commercianti che, nella prossima stagione vinicola, fidava di potere avviare le merci al porto di Gallipoli”. I lavori ripresero nel 1916 per essere nuovamente interrotti l’anno successivo quando la linea ferroviaria rischiò di essere requisita e disarmata per le esigenze belliche. Ancora una volta, il Consiglio Comunale di Casarano fece presente “l’indispensabile necessità della ferrovia per l’economia di queste popolazioni le quali, prive specialmente oggi di qualsiasi mezzo di trasporto, per l’assoluta mancanza di animali (utilizzati in guerra) speravano di vedere realizzati dopo lunghi anni di aspettative e di lotte, il loro antico desiderio di avere una strada ferrata che le congiunga al porto di Gallipoli e al capoluogo della provincia”. Finalmente, i lavori furono terminati nel 1918 ma, “nonostante le vive rimostrane e le premure di queste popolazioni per l’apertura dell’esercizio, si sono rese indifferenti e sorde sia le autorità superiori che l’inqualificabile Società Ferrovie Salentine”. Quindi, il Consiglio Comunale di Casarano invitava il Governo ad intervenire energicamente nei confronti della società concessionaria  perchè “si possa usufruire di un’opera che è costata non pochi nostri sacrifici e che serve per il maggior sviluppo del nostro commercio”. Il 6 febbraio 1919, le Ferrovie Salentine comunicavano che stava per iniziare il rifinimento della linea, l’arredamento delle stazioni, l’impianto telegrafico ecc… per cui il funzionamento della strada ferrata           – assicurava la società concessionaria – avverrà entro la  prima quindicina di aprile. Invece, il tutto fu rimandato al 8 giugno 1919 e dal giorno successivo i viaggiatori iniziarono a utilizzare i quattro treni giornalieri, due di andata e due di ritorno. Con l’apertura della ferrovia, lo sviluppo urbanistico di Casarano, Melissano, Racale e Taviano si diresse verso le stazioni ferroviarie,vicino alle quali furono costruiti numerosi stabilimenti vinicoli che utilizzavano il treno per trasportare al porto di Gallipoli il vino prodotto soprattutto nelle fertili campagne di Casarano Melissano e Taviano. E non solo, la ferrovia favorì la scolarizzarione dei giovani che abitavano nei paesi dell’entroterra e che fino a quel momento dovevano raggiungere Gallipoli con la bicicletta. Poi, nel 1932, fu aperto l’ospedale “Rosa Maltoni Mussolini” (intitolato alla madre del Duce) e con le Ferrovie Salentine, divenute Ferrovie del Sud Est,si raggiunse  anche il nosocomio gallipolino. La seconda guerra mondiale determinò il blocco dei trasporti marittimi; quindi, il treno divenne l’unico mezzo di esportazione dei vini salentini e  le  Ferrovie del Sud-Est pensarono bene di imporre una serie di tasse: di manovra, di carbone, di transito, di porto assegnato e di utilizzazione del materiale che incidevano per circa il 12% sul prezzo finale del prodotto. E’ ovvio che quando si sviluppò il trasporto su gomma e l’auto di proprietà divenne un fenomeno di massa, alla tratta Gallipoli-Casarano restarono solo gli studenti, molti dei quali optarono comunque per i pullman più comodi e con orari più flessibili rispetto alle storiche littorine. Comunque, la ferrovia poteva essere utilizzata almeno per l’esportazione dei prodotti agricoli che, soprattutto negli anni Settanta e Ottanta,  si coltivavano in grandi  quantità nelle campagne di Melissano, Taviano, Racale e Alliste. Ma il centro intermodale è stato costruito con trenta anni di ritardo, quando ormai non c’è più nulla da esportare e quindi la struttura, finanziata con i fondi del PIT 9, rimane  un monumento allo sperpero del denaro pubblico. Aggiungasi che negli ultimi anni gran parte delle stazioni sono state chiuse e abbandonate, mentre continuano a circolare i treni, ricordo itinerante di un mondo immerso nel tempo lento dei primi decenni del secolo scorso. Intanto, lungi dal prendere atto della realtà, c’è chi parla perfino di metropolitana di superficie; proposta che per essere economicamente sostenibile avrebbe bisogno di migliaia di viaggiatori che in Provincia di Lecce (dato il numeno degli abitanti) non ci sono, nemmeno se buona parte dei salentini decidessero di fare, ogni giorno, il tour di tutte le stazioni della fantastica metropolitana di Terra d’Otranto.

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