Catastrofi 2.0

 

Chiunque abbia la sfortuna di avere un account di un qualsiasi social network, non può non aver notato come, in concomitanza di eventi tragici, il comportamento di una tipologia di utenti sia sempre lo stesso, a prescindere dall’evento in questione. Guardando oltre il fumo dei vari nastrini neri, rossi, rosa, arcobaleno, andando oltre i vari “pray for”, si vede come dietro questo perbenismo di circostanza ci sia, ancora una volta la sindrome dell’apparire. Sì, perchè a questo non servono solo i selfie, le immagini di copertina, gli stati e quant’altro, si appare ahimè con altro ormai. A far nascere questa riflessione è stata una frase ironica che sta girando online: se mandi un aiuto senza postarlo su Facebook, l’aiuto arriva lo stesso. Davanti a questa frase, al sorriso dovuto ad una sorta di soddisfazione personale (qualcuno “aveva fatto giustizia!!!) si è sostituita la presa di coscienza del fatto che questa è la triste testimonianza di quanto gli animi siano diventati alidi. Non è solo l’utente medio che scatta la foto ai pacchi pronti per la spedizione, non è il nascere improvviso di geologi, o politoligi o qualsiasi figura di cui il caso necessiti che ci deve preoccupare. Tutto questo passa in secondo piano quando, alla pubblicità della propria magnanimità o della propria intelligenza, si sostituisce il populismo. Ovviamente i “politici” (le virgolette sono in onore alla Politica) sono i protagonisti dello sciacallaggio per eccellenza. Se non fosse per le vittime, sarebbe divertente andare a guardare l’opera meticolosa di abbinamento dei più svariati temi di comodo (vedi immigrati) a situazioni che sono purtroppo imprevedibili. Queste azioni irresponsabili scatenano la massa. Ecco quindi le diatribe sulla responsabilità del governo anche per delle case crollate, le proteste per la scandalosa sistemazione nelle tende che si prospetta per gli sfollati, a differenza degli immigrati che osservano il tutto da un televisore a led di 42″ in ciabatte, sorseggiando del prosecco in una suite di chissà quale albergo. Perchè è questa l’immagine che circola, non si guarda alla realtà; non si guarda al fatto che, negri o bianchi, sono tutti vittime allo stesso modo.

Quindi non servono i minuti di silenzio, tutto il contrario! Utilizziamolo quel minuto per informare, per placare gli animi, per eliminare discussioni inutili. Solo così si può fare il primo passo verso la risoluzione dei problemi. La vera catastrofe è l’ignoranza che porta alla divisione, quando invece è fondamentale essere uniti. Veramente. Gli atteggiamenti di circostanza (volti a sparire a breve) non servono a nulla.

 

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Marco Mariano

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